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domenica, giugno 15, 2008

Tracce

A volte penso a un determinato momento, a un istante, a una sensazione. E mi viene in mente una canzone. Rivedo l'immagine di me stesso che ascolta un particolare pezzo, canticchia, simula un assolo di chitarra con il manico della scopa. O suona i bicchieri con la forchetta e il coltello, resta in silenzio lasciando fluire emozioni.
Quella mattina, alle sei del sei gennaio, in macchina nella nebbia con uno strumentale infinito dei Chemical Brothers, Surface to air. Una notte, salendo un cavalcavia dell'autostrada, Eyeless degli Slipknot con quattro amici a fianco. Anche una sonata di piano nelle cuffie guardando gli alberi distendersi sulle sponde di un lago ghiacciato. Keny Arkana e rap francese, interno giorno, pizza prosciutto funghi e bottiglia. I still haven't found, U2, tante mattine quando mi sveglio. I Blur e quel giorno che sono uscito per comprare il Best of, finito, e allora via col treno in un altro paese, alla ricerca.
Oggi ho preso un vinile, un trentatre giri, lucido nella polvere di una bancarella. Festivalbar 86, con tanti nomi che nessuno ricorda più, successi di una stagione, miti e nuove speranze. Cancellati, intrappolati in quel cerchio nero ridotto ad oggetto di design. O a semplice, splendido, ricordo.

martedì, marzo 27, 2007

Considerazioni inattuali

“Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.”
Non so perchè mi sono tornate in mente queste parole, discorso di un Chaplin ispiratissimo. Forse per la giornata surreale che ho vissuto. Ho rivisto amici che non vedevo da molto tempo. Dieci anni, per la precisione. E quando si hanno vent’anni e poco più, sono veramente molti. Amici che sono molto nel mio passato e pochissimo nel mio presente, volti, espressioni, parole e ricordi d’infanzia. Un’altra città, un’altra casa, un’altra scuola, un’altro micromondo, un’altra sensazione, un’altro obiettivo, un’altro sguardo. Perchè si può viaggiare continuamente e vivere da cittadini del mondo, ma non si possono cancellare le radici, i luoghi dove siamo cresciuti, i prati dove abbiamo giocato e iniziato a costruire la nostra vita.
Ho visto per un giorno come sarebbe stata la mia esistenza se al bivio di dieci anni fa avessi preso l’altra strada. Nè migliore nè peggiore, forse solamente diversa. E poi chissà, magari sarei uguale ad ora. Perchè l’ambiente che hai attorno ti modifica, ti influenza, ma non può crearti in un modo prestabilito, preciso, convenzionale. Per fortuna. Altrimenti saremmo tutti davvero calciatori e veline, arrivisti, egoisti, politicizzati e via dicendo.
Guardarmi nello specchio del passato mi ha lasciato un velo di malinconia. Ma anche la voglia di afforntare scelte, bivi, senza paura di perdere nulla. Perchè tutto può tornare a trovarti per caso in un pomeriggio di primavera.
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