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giovedì, febbraio 24, 2011

Bolivia express

GIORNO 33, COPACABANA, BOLIVIA

Nella vita almeno una volta devi essere stato a Copacabana. E' quasi un obbligo. Gia' il nome dice tutto, e l'immaginazione vola a spiagge magnifiche, ballerine, cuba libre e samba. Certo, Copacabana e' in Brasile, ed essere nella versione boliviana decisamente non fa lo stesso effetto. E' come finire in un viaggio organizzato con destinazione Barcellona Pozzo di Gotto.

Comunque la citta' e' carina. Ha un monte sul quale puoi salire dopo un'ascesa degna di Indiana Jones per vedere il lago Titicaca che si stende all'infinito. Dal lato boliviano, questa volta. E se guardi bene vedi la Isla del Sol, che una volta era abitata e coltivata dagli Inca. Gli Inca non dovevano essere un popolo molto cordiale. Se ne andavano sempre sulla cima dei monti, sulle isole lontane, e costruivano le loro stradine con i gradini stretti e alti. Poi li coprivano di piante, li nascondevano e se ne stavano tra i cespugli di coca a ridacchiare.

E' il primo assaggio di Bolivia. Tutto un po' piu' economico, piu' semplice. Ora tocca vedere un itinerario. Arrivare a La Paz e capire quanti bivi ci sono. Quanti chilometri, quante ore. Quante strade ancora da percorrere.

mercoledì, febbraio 23, 2011

Vamos a la playa

GIORNO 32, PUNO - LAGO TITICACA, PERU'


Ci sono la spiaggia, le panchine, i chioschi dei gelati. Ma non e' la riviera adriatica. L'aria e' quella frizzante di una mattina da settimana bianca, le palme lasciano il posto agli aghi d'abete che pungono l'acqua. Quasi quattromila metri e un lago del quale non si vede la fine.
La mattinata ha inizio con un'escursione alle leggendarie isole galleggianti del lago Titicaca, abitate da simpatici andini che vivono di pesca e turismo. Nei loro abiti sgargianti e con i cappelli piccoli appoggiati sul capo non sembrano essere troppo a disagio di fronte alla nostra barca da arrembaggio carica di cileni e macchine fotografiche.

I simpatici andini viaggiano sul lago con le loro barchette e trainano enormi zolle di una pianta che galleggia sull'acqua e si circonda di terra e radici. Le legano assieme, fanno un bel pavimento di canne e bambu', e vivono tranquillamente pescando e intrattenendo i turisti. Se il vicino non e' particolarmente socievole, nella notte tagliano l'isola in due e se ne vanno galleggiando.

Il problema e' che i simpatici andini sono un po' troppo simpatici. Ernesto, il presidente dell'isola, ci porta a fare un giro con la sua barca. La sua Mercedes Benz, dice lui. Le donne intanto cantano per salutarci, in aimara, la lingua tradizionale. E concludono con un notevole riarrangiamento di 'Vamos a la playa' per voci e percussioni.
Vittime e protagonisti di un turismo ottimizzato, i simpatici andini riprendono la loro quotidianita', esercitandosi nell'intero repertorio dei Righeira e stendendo i loro vestiti sgargianti alla vista dei turisti.