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venerdì, maggio 04, 2007

Scala di grigi

Mare nero, cielo scuro, pioggia fitta, volti nervosi di persone che passeggiano, estate che resta in sala d’attesa. Il mondo disegnato in scala di grigi, città irriconoscibile dopo il caldo dell’ultima settimana. Alberi fioriti che sembrano stingere i loro colori, rami che si piegano verso terra, foglie pesanti per la l’acqua caduta.

Una fotografia di queste ventiquattrore tra le nubi che nascondono Valencia. Fino a un’alba, fredda e limpida, che preannuncia una splendida giornata.


sabato, marzo 24, 2007

Mezze stagioni

Dicono che non ci sono più le mezze stagioni. Ma la frazioni secondo me sono rimaste lo stesso. Nel senso che ora, appena dopo un dodicesimo di primavera, sta facendo un ottavo d’inverno. Torna il freddo quando già avevo messo via la giacca per prendere il costume e sdraiarmi in spiaggia. Non mi è chiaro cosa sta succedendo, fino a qualche anno fa mi sembrava tutto semplice, lineare.
Adesso non riesco mai a capire qual è il momento in cui cominciano a cadere le foglie degli alberi. O quando tornano sugli alberi. Cammino e da un giorno all’altro vedo tutte le foglie per terra. Forse cadono tutte insieme, di notte, per non dare fastidio. Così come non mi accorgo quando sbocciano i fiori. Però questo lo vedo che non lo fanno tutti insieme. E non sempre nello stesso periodo dell’anno. Quest’anno però vedo boccioli e germogli spaventati dal gelo, spuntati in un soleggiato gennaio; a casa ha addirittura nevicato, forse questo non sarà un buon anno per fiorire.

Quand’ero bambino e abitavo in montagna era come vivere in simbiosi con la natura, sentire prima ogni piccolo cambiamento. C’erano alberi dai nomi singolari: abete rosso, pino cembro, larice. Che è un pino che perde le foglie o meglio, gli aghi. Le betulle con la corteccia bianca, e i boschi piano piano d’autunno diventavano gialli, arancioni, rossi. D’inverno si vedevano solo le macchie verdi delle conifere nell’immensità della neve. Poi primavera, estate, colori e profumi, fiori e prati. E poi si ricominciava con una regolarità rassicurante, tutto al proprio posto, tutto preciso, giacchetta, giacca, cappotto, piumino. Sarà che adesso non distinguo un albero da un cartello stradale, ma a volte è difficile orientarsi tra sconvolgimenti climatici. Fra mesi che non hanno più senso nella loro successione.
Intanto questa notta mi rubano un’ora, con la scusa dell’ora solare ora legale. Me la ridaranno solo fra sei mesi, in chissà quale nuova stagione.
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