lunedì, aprile 28, 2008
martedì, maggio 22, 2007
The last good day
E le emozioni si sovrappongono, in uno stato di ansia costante, mentre la notte scivola via. Settimane intense, esperienze e conoscenze, stili di vita, clima di festa costante. Dai primi giorni passati su un divano di quelli che sarebbero poi diventati grandi amici e dispensatori di kalimoxo, fino all’america’s cup, passando per Fallas e viaggio in Andalusia. Gente da ogni angolo del mondo, lingue improbabili, partite notturne di calcio limone, piazze deserte e a volte colme di persone, feste in appartamenti, botteleon, compleanni, fuochi d’artificio e petardi, pedalate e camminate, pioggia e tuffi in mare, musica e sangria, prove tecniche di veganesimo, squatter e un euro per arrivare a fine giornata. Impossibile ricordare tutti i momenti unici, le risate e i pensieri scaturiti da un nuovo modo di concepire il mondo e ciò che ci circonda. E la voglia che un’esperienza simile ti lascia dentro, di conoscere tutto e tutti, di segnare su quella cartina ancora vuota i nomi delle città e delle persone che ti accompagnano lungo il cammino.
Però si possono ricordare i nomi e i volti con i quali si ha condiviso tutto questo: Ale, Paolo, Lorenzo, Giulio. A voi va il mio saluto più caloroso, in attesa della prossima occasione. A presto.
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Tags: america's cup, erasmus, fallas, fiesta, valencia
venerdì, maggio 04, 2007
Scala di grigi
Mare nero, cielo scuro, pioggia fitta, volti nervosi di persone che passeggiano, estate che resta in sala d’attesa. Il mondo disegnato in scala di grigi, città irriconoscibile dopo il caldo dell’ultima settimana. Alberi fioriti che sembrano stingere i loro colori, rami che si piegano verso terra, foglie pesanti per la l’acqua caduta.
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sabato, aprile 28, 2007
Esercizi di stile
Certo è che gli occhi del mondo sono puntati su Valencia e questa trentaduesima edizione della coppa, trasformata in un gigantesco showroom all’aperto. E allora tutto è immagine, apparenza. E gli svizzeri, prima di tutti, sanno come impressionare e dare sfoggio di ricchezza e sicurezza. Base modernissima, tre scafi in cantiere, otto barche d’allenamento, sedici gommoni, tre yacht per seguire le regate, campetto da basket, barca simulatore da venti metri, decine di biciclette elettriche. E merchandising sfrenato, beninteso.
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Tags: alinghi, america's cup, valencia
martedì, aprile 17, 2007
Immagini
Guardo le foto scattate che mi parlano dei colori splendidi dell’Andalusia: dalle maglie variopinte appese sui balconi, ai giardini fioriti, alle volte dipinte, alla vespa gialla delle poste. Penso alle risate e alle notti al freddo, a Charlie Chaplin, ai panini e al gaspacho in compagnia di Paolo, Giulio e Ale. Che ha raccontato tutto come meglio non si potrebbe: Home Renty Home
Oggi ritorno nella vita valenciana che apre le porte alla America’s Cup. Regate annullate per poco vento ma splendido sole primaverile, conquilina bruciata al mare e aria di festa.
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Tags: america's cup, andalusia, chaplin, valencia, viaggio
domenica, aprile 08, 2007
Consigli per gli acquisti
Voglio fare un po’ di pubblicità. Perchè poi qualcuno va in vacanza a Valencia, pensa “adesso mi cerco su internet qualche posto carino dove andare la sera mangiare tacos e sentire gente col sombrero che suona le maracas” e invece non trova niente.
E poi la strada. Che è il vero punto di ritrovo di una città, come da noi penso non sia più. Con due chitarristi fantastici in piazza alle cinque del mattino. Con gli spagnoli orgogliosi e un po’ molesti. Con gli italiani, sempre e comunque. Con i portoghesi, in cerca di festa. Con tutti coloro che semplicemente si divertono con le persone con cui stanno.
...
martedì, aprile 03, 2007
Italian pride
Mi precipito al porto, rapido giro tra le basi dei team e poi sdraiato in un prato, davanti al maxischermo. Come se fossi sul divano di casa. Con la differenza che qui mi alzo, mi giro verso il mare e vedo davvero gli equipaggi che lottano tra acqua e vento. Ma seguire una regata è piuttosto complesso, è più facile avere una ripresa dall’elicottero, trenta gommoni con telecamere, simulazione virtuale e commento tecnico. In spagnolo, pessimo tralaltro.
Di fianco a me è seduto il figlioletto di un grinder di Oracle. Che non sta mai zitto (il figlio, non Oracle). Poco più in là ci sono le riserve svedesi, il cuoco dei sudafricani, un massaggiatore tedesco.
Fatto sta che la gara è stupenda: errore enorme di Alinghi, campione in carica, proprio in partenza. Sfida apertissima, condizioni instabili. Come per magia due barche italiane, perfette, davanti a tutti, con Luna Rossa che arranca nelle retrovie. Figlioletto che commenta “china sucks”, quando la barca del papà si trova a lottare coi cinesi in ultima posizione. I più forti faticano, Alinghi recupera, l’Italia lanciata verso la prima vittoria. Quando proprio nell’ultimo quarto di gara il vento sparisce in ogni angolo di mare, le vele si sgonfiano, si rompono, si incastrano. Tranne quella di Oracle, che passa tutti e vince. Secondi i sudafricani che se non altro per il nome (Shosholoza) qualcosa si meritano. Mascalzone Latino terzo, Luna Rossa settima, +39 soltanto decima dopo un’ora al comando. Ma è solo l’inizio.
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Tags: +39, act 13, america's cup, oracle, valencia
domenica, marzo 18, 2007
Lezioni di microeconomia
Sono sempre stato affascinato dal piccolo mondo del mercato sommerso, clandestino, fatto di persone che vendono, scappano, tornano e vendono. Mescolate nella folla, davanti agli stadi, lungo le spiagge, ai concerti, nei locali. Una vendita al dettaglio itinerante, organizzata e puntuale, che riverse nelle strade cinture, rose, cd, quadri.In questi giorni Valencia è sconvolta dalla festa de Las Fallas. Il traffico sparisce dalle strade lasciando spazio e pubblico a commercianti, truffatori, venditori e artisti. Proprio di fronte all’arena dei tori un pagliaccio gioca coi passanti e incanta i bambini, un mago si esibisce con trucchi non tutti riusciti perfettamente. Ai lati delle vie, noncuranti di tutto ciò che può accadere, stanno le statue viventi. Rispondono ai botti dei petardi con un semplice battito di ciglia, immobili, argentate. Solo di quando in quando riprendono vita con movimenti metallici e regolari, sempre legate al personaggio da un filo sottile di arte e perplessità. Un cowboy, un elefante e un antico legionario si nascondono tra le pieghe della folla, rubando l’attenzione dei passanti.
Ma è nella notte valenciana che i veri strateghi della microeconomia scendono in campo. Personaggi singolari, che si muovono nella confusione con zaini e valigie vendendo lattine di birra. Alcuni furtivi, discreti, altri esagerati e noncuranti. Camminano con carrelli che hanno riempito al discount nel pomeriggio, rifacendosi un euro alla volta delle spese di viaggio, d’acquisto, d’affitto.
I più coraggiosi si pubblicizzano alzando cartelli sopra la massa informe di teste e persone che cammina nel centro città. Quando ormai il mercato abusivo della birra è pieno, ecco spuntare valide alternative, banchetti di cocktail e sangria che lentamente si scavano la loro nicchia nella new economy valenciana. Pochi secondi e il banco è pronto, un rapido cambio di postazione per un imprevisto passaggio di polizia e l’avventura ricomincia. Destino peggiore tocca ai venditori di panini, che nella fuga dalle forze dell’ordine devono trascinarsi dietro bombola del gas, ceste di pane e piramidi di salsicce tra due ali di folla affamata e sempre pronta a cogliere al volo l’occasione.
giovedì, marzo 15, 2007
Notizie dal fronte
Oggi iniziano ufficialmente Las Fallas. La città respira a fatica, ogni via è intasata di luci, petardi, musiche, persone. Lingue e dialetti dal mondo, canzoni, vento e colori.Passando davanti a plaza de toros ho visto una strana agitazione. Persone che pulivano, sistemavano, con una fretta preoccupante. Senza cadere nei luoghi comuni dello spagnolo scansafatiche, è raro vedere qualcuno che lavora a questa velocità. Gli spagnoli si danno da fare sempre, ma con i loro tempi. Poi leggendo un manifesto ho capito, ci sarà un altra corrida oggi, dopo quella convenzionale delle cinque del pomeriggio. O meglio, come mi ha spiegato un folkloristico venditore di picche (ma chi se la compra una picca?), si terrà un’esibizione dei tori che scenderanno domani nell’arena. Una sorta di corrida ecologista, nella quale uomo e animale si fronteggiano ad armi pari, senza spadino e picadores, girando furiosamente attorno a quel quadrato di stoffa rossa. Sei animali, tra i quali il “famoso toro Farruquito”. Che poi mi chiedo come faccia ad essere famoso un toro. Infatti dopo una sola corrida la carriera finisce, e in malo modo. Per intendersi da domani sera non si parlerà più di Farruquito. Forse è famoso in allenamento, magari è solo il toro più grosso, quello che lotterà strenuamente per evitare la fine dei cinque predecessori.
Perchè domani si troverà davanti una specie di promessa delle scuole di Spagna, un ragazzino di diciannove anni vincitore di premi, decorazioni, eletto miglior giovane dell’anno. In una disciplina al limite tra il macabro e l’eroico. Manifesti appesi per le strade mostrano foto dei toreri scintillanti e i loro inquietanti curriculum. Perchè ci si può complimentare per la loro bravura con un’ovazione, con un silenzio, o regalando loro l’orecchio dell’animale sconfitto. Accuratamente segnati come vanto, come carta di presentazione delle capacità di un torero.
lunedì, marzo 05, 2007
Una fiesta incomparable
Tramonto, ombre che si allungano, giro in bicicletta verso la spiaggia. Turisti al porto, vento che ancora soffia sulla baia, equipaggi stanchi che tornano dagli allenamenti.Passo tra le basi dei team, attraverso un brulicare di persone, immagini e colori.
Una giornata da ricordare, perchè per la prima volta sono salito su una barca di America’s Cup. Oracle, per la precisione. Certo, non in mare. Certo, non la barca ufficiale. Su USA 76, la barca usata nell’ultima edizione, esposta in tutta la sua bellezza di fronte al quartier generale del sodalizio statunitense. Un’emozione imperdibile, vedere finalmente da vicino, toccare, quella che è una vera formula uno dei mari. E chi è stato qualche volta là fuori, tra onde e vento, solo con un guscio di noce legato ad un fazzoletto come vela, può davvero capire quanto di speciale ci sia in questi venticinque metri di cavi, carrucole, equilibri.
Proprio di fronte la base di Luna Rossa, che gelosamente custodisce i suoi segreti. In lontananza le bandiere di Nuova Zelanda, Svezia, Germania, Cina e delle dodici squadre che presto si daranno battaglia tra le onde di Valencia.
Oggi anche primo giro alla famosa Mascletà, il grande spettacolo pirotecnico che ogni giorno si tiene nella piazza principale. Due scoperte importanti: 1) i fuochi d’artificio si vedono anche di giorno; 2) ciò che non si vede di notte è il fumo, immenso, che si leva e dopo dieci minuti cancella ogni palazzo, ogni persona. Da vecchio lupo di mare mi sono posizionato sopravento, evitando per poco la nube impenetrabile e colorata che si è rovesciata sui malcapitati spettatori. 3) solitamente i fuochi vengono sparati in alto e lontani, se come qua ti esplodono sopra la testa si sentono decisamente più forte. Gran finale con autorità e ragazze in costume tradizionale schierate sul balcone del comune, insieme agli eroi del giorno, i valorosi artificieri. Tripudio. Ovazione sulle note dell’inno della festa. “Valencia en Fallas, es una fiesta incomparable...”
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Tags: america's cup, fallas, fiesta, mascletà, valencia
domenica, marzo 04, 2007
New economy a due ruote
Ci sono tante biciclette qua e la, i venditori ti accolgono con un tronchesino in mano, e già penso che la bici che sto comprando deve essere passata per cento persone prima di arrivare a me. Probabilmente non l’ho proprio comprata. E’ da considerarsi più come una tassa di noleggio, un diritto all’uso prima che venga rubata nuovamente e immessa nel mercato. Sono le leggi della new-economy, flessibilità e precarietà del lavoro. Il ‘venditore’ mi elenca subito le bellezze del prodotto: è di qualità, ha addirittura il cambio sul manubrio, cavalletto funzionante, parafango. Mi complimento con lui, ha scelto bene e sa promuovere la sua merce. Dovrebbe fare una televendita. Insiste nel farmi sentire come suona bene il campanello, mi dice che ha fretta perchè in giro c’è la polizia e lui non ha la licenza per vendere. Ma dai? Altra scampanellata. Fretta. Campanello. Affare fatto e se ne fugge nella notte.
Pedalo nell’oscurità, attraverso ponti e strade, accelero fino a 88 miglia, quanto basta per viaggiare nel tempo. E’ la prima volta che mi evito mezz’ora di camminata.
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Tags: bicicletta, cose perse, mestalla, valencia
domenica, febbraio 25, 2007
Good morning, Valencia!
Oggi sono iniziati i bombardamenti. Non sappiamo ancora quanto dureranno. Ovvero, lo sappiamo, e cerchiamo di non pensarci. Oggi è domenica e la città offre un anticipo della grande festa che dal primo marzo inonderà Valencia di luce, musica, colore ed esplosioni. Per venti giorni.Sono le otto di mattina, quando mi sveglio di soprassalto, i vetri tremano e i botti si fanno sentire sempre più forti. Abito a trecento metri dalla grande piazza dove si svolgono le Mascletà, gli spettacoli pirotecnici famosi in tutta la Spagna. Insomma, fuochi d’artificio di giorno, col risultato che quasi non si vedono e perciò tutto lo spettacolo sta nel fumo e nel rumore, potenziato all’inverosimile. Già preoccupato cerco testimonianze su YouTube, qualche video delle passate edizioni, alcuni con titoli decisamente rassicuranti: Fallas Valencia, 3 marzo, mezza tonnellata di esplosivo. Festeggia la tua città facendone saltare un pezzo!
Tralaltro, dopo un disorientamento iniziale, capisco che se sono le otto del mattino significa che non ho praticamente dormito. Crollo nuovamente sul letto e mi risveglio grazie alla Mascletà delle 14, maldicendo per essermi perso la partita di pelota valenciana. Colto da voglia di riscatto, decido di assaggiare finalmente il gaspacho che mi attende in frigorifero, dando così alla giornata un tocco di folklore ispanico. Piatto tipico andaluso, una crema di pomodori, con tabasco, aceto, aglio, cipolla, peperoni, sale e pepe, servire freddo. Provare per credere.
...
sabato, febbraio 24, 2007
Lavori socialmente inutili
Ho fatto il mio primo colloquio di lavoro. Le faremo sapere.Detto così sembra semplice. Invece è stata una vera e propria battaglia.
Saremo stati trenta candidati. Per un posto solo, si intende. Tanti italiani, stranieri, anche spagnoli. Un lavoro di quelli supersfruttati, sottopagati, nel quale mi spiegano è previsto anche un bel turno notturno dall’una alle nove di mattina. D’altronde non si può pretendere tanto, nell’era della comunicazione, dei giri di parole, delle metafore, non parlare perfettamente la lingua è un bello svantaggio. Che poi ora non parlo neanche più tanto male, mi faccio capire. In questi giorni ho anche scoperto l’uso dei tempi passati, come nel caro vecchio italiano. Certo non mi esprimo in impeccabile accento castigliano. Fatto sta che mi sono arrampicato sugli specchi nel colloquio e con gran colpo finale ho fatto notare che nel mio curriculum spicca una mia esperienza in Italia nello stesso identico impiego, tralaltro svolto anche per diversi mesi. Sono sicuro di essere l’unico a conoscere già tutto del settore, a ricordare procedure, passaggi, accorgimenti. Chissà se nell’anima del selezionatore prevarrà lo spirito patriottico o l’effettiva conoscenza del lavoro.
Poi a pensarci bene ho deciso che se anche mi richiamano gli dirò di no. Perchè mi chiedono due settimane con orari assurdi, e fino a qui andrebbe pure bene, ma proprio nel periodo de Las Fallas, ovvero la più grande festa di Spagna, gente in giro tutta la notte, spettacoli, fuochi, parate.
Ho pensato che non ne vale la pena. Ancora un paio di mesi di inattività me li posso concedere. Altrimenti rischio di perdermi le mirabolanti sfide a calcio con un limone come la notte scorsa, in plaza de la virgen. O l’attesissima finale del campionato di pelota, domani mattina. O ancora la festa che sta per iniziare in questo sabato sera valenciano.
sabato, febbraio 17, 2007
Notte
Ho in mente fotografie bellissime di queste ultime notti: il fascino di una via mai percorsa, un taxista che suona la chitarra mentre aspetta i clienti, l’essermi perso tra piazze e fontane.
Un senso generale di immobile bellezza, di silenzio. Perchè nel buio non possono esserci difficoltà, differenze, complicazioni, indecisioni. E se ci sono non si vedono.
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mercoledì, febbraio 14, 2007
Variazioni sul tema
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Tags: ciudad, san valentino, tramonto, valencia
martedì, febbraio 13, 2007
Il mattino dei maghi
Le cave di marmo, i pini della Versilia, i fiumi e i torrenti. Per arrivare ad una breve vista di piazza dei miracoli a Pisa, corredata di celebre torre pendente.
Un viaggio rapido su quel braccio di mare che separa l’Italia dalla Spagna, panoramica aerea di Valencia sospesa tra passato storico e architetture moderne.
Domani lezione di teatro latino americano, la promessa di fotografare la città di notte, la festa de Las Fallas che si avvicina.
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martedì, febbraio 06, 2007
Que viva la noche
Qualcuno mi guarda stranito, in fondo non conosco nessuno e non c’è neppure chi mi ha invitato. Subito si riconoscono gli italiani: sono quelli che quando parlano spagnolo si sente proprio che non sono spagnoli, quando si parla in inglese stanno in silenzio, occhio spento e sorriso inutile. E poi ci sono le tedesche, gli americani, le francesi, gli ungheresi. Quando il cervello si abitua a questo esperanto di lingue allora è semplice anche comunicare, con frasi che probabilmente non esistono su alcun dizionario, fatte come sono di tentativi, di tutte quelle parole europee entrate nell’uso comune, di ricordi, di gesti.
Tra i fatti notevoli da ricordare sicuramente la miglior sangria mai bevuta. Anche se la scoperta a fine serata che si trattava di semplice sangria nel cartone mi ha portato ad affermare che il Tavernello potrebbe essere per conseguenza il miglior vino italiano.
sabato, febbraio 03, 2007
Lap Dance
Finchè si arriva alla tanto sospirata stazione dalla quale partono i collegamenti per gli aereoporti. Ci sono due compagnie di autobus che si contendono i passeggeri.
Ne scegli una, così, senza soffermarti su marchi con messaggi subliminali e colori dei biglietti da indagini psicologiche. Pronto a partire, seduto nel tuo pullman con aria condizionata (d’inverno). Ed è in quel momento che scopri che solo nei film e in Italia succedono certe cose. I pullman rivali si mettono uno accanto all’altro, bloccando la strada, magicamente in un attimo gli autisti scompaiono. E subito il tuo pilota (si non è un semplice autista, è un pilota dell’estremo), comincia a suonare clacson, trombette, lingue di menelick. Perchè gli avversari fanno un sabotaggio sottili, ti lasciano dieci minuti bloccato per farti perdere tempo e far slittare quella perfetta macchina che è un servizio navetta per l’aereoporto.
Quando tutto si risolve, il viaggio sembra un attimo. Check-in, boarding, gate, tutte parti di un meccanico processo durante il quale vieni perquisito e setacciato, bastano dieci cent in una tasca per far suonare il metal detector. C’è la macchina controlla scarpe, la postazione controllo pc, l’addetto al sequestro liquidi (!). Imbarco, volo, turbolenza, atterraggio.
Valencia mi accoglie con un vento freddo che soffierà due volte in un anno. D’altronde è la città della coppa america. Ma mettersi la cuffia quando in valigia hai solo magliette è certo un fatto preoccupante.
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