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lunedì, aprile 28, 2008

Una storia da raccontare

Un anno dopo, un bus scende lungo la costa, scivola sinuoso tra due rive di rocce rosse e cespugli bassi. D'un tratto la terra si spiana, come un'immensa tavola che si getta nel mare e si apparecchia di paella e sangria. Ritorno a Valencia, per un paio di giorni.
Ritorno a un anno fa, a una giornata calda d'aprile. Passeggiavo lungo il porto, sospeso, indeciso, perdendo lo sguardo lontano, fra le onde dell'orizzonte. Senza sapere di preciso cosa mi avrebbe portato l'estate, quale strada avrei intrapreso. Silenzioso, di fronte a un viaggio che finisce. Perchè è semplice trovare le parole per un'avventura che inizia, ma non per una che volge al termine.
Non si puo' considerare la fine di un cammino come un punto d'arrivo o un'obiettivo centrato. Ma soltanto come una nuova storia da raccontare, da condividere e ritrovare di tanto in tanto.

Domani torno a casa, e sono felice di non sapere cosa mi aspetta. Forse un nuovo viaggio, un'altra pagina bianca da riempire di parole. Intanto mi piace pensare che Valencia mi sorrida. Che abbia gradito questo omaggio, questo ritorno dove forse tutto è iniziato un anno fa. A presto.

martedì, maggio 22, 2007

The last good day

Dire cosa siano stati questi mesi a Valencia è un’impresa impossibile. Fra poche ore si decolla, per l'ultima volta, verso casa. In Italia.
E le emozioni si sovrappongono, in uno stato di ansia costante, mentre la notte scivola via. Settimane intense, esperienze e conoscenze, stili di vita, clima di festa costante. Dai primi giorni passati su un divano di quelli che sarebbero poi diventati grandi amici e dispensatori di kalimoxo, fino all’america’s cup, passando per Fallas e viaggio in Andalusia. Gente da ogni angolo del mondo, lingue improbabili, partite notturne di calcio limone, piazze deserte e a volte colme di persone, feste in appartamenti, botteleon, compleanni, fuochi d’artificio e petardi, pedalate e camminate, pioggia e tuffi in mare, musica e sangria, prove tecniche di veganesimo, squatter e un euro per arrivare a fine giornata. Impossibile ricordare tutti i momenti unici, le risate e i pensieri scaturiti da un nuovo modo di concepire il mondo e ciò che ci circonda. E la voglia che un’esperienza simile ti lascia dentro, di conoscere tutto e tutti, di segnare su quella cartina ancora vuota i nomi delle città e delle persone che ti accompagnano lungo il cammino.
Però si possono ricordare i nomi e i volti con i quali si ha condiviso tutto questo: Ale, Paolo, Lorenzo, Giulio. A voi va il mio saluto più caloroso, in attesa della prossima occasione. A presto.

venerdì, maggio 04, 2007

Scala di grigi

Mare nero, cielo scuro, pioggia fitta, volti nervosi di persone che passeggiano, estate che resta in sala d’attesa. Il mondo disegnato in scala di grigi, città irriconoscibile dopo il caldo dell’ultima settimana. Alberi fioriti che sembrano stingere i loro colori, rami che si piegano verso terra, foglie pesanti per la l’acqua caduta.

Una fotografia di queste ventiquattrore tra le nubi che nascondono Valencia. Fino a un’alba, fredda e limpida, che preannuncia una splendida giornata.


sabato, aprile 28, 2007

Esercizi di stile

Cammino tra la confusione del porto America’s Cup. Gente incravattata e indaffarata nelle basi dei team, atleti sugli schermi e tra le onde. No hay segundo, There’s no second, è il motto di questo incredibile evento sportivo. Per ricordare a tutti che c’è un solo vincitore, un solo equipaggio. Ma a volte penso sia anche per sottolineare una certa questione di stile, una sorta di presa di distanze dal ‘normale’ e dal ‘comune’. Un trofeo che conta meno sugli sportivi e più su tutto quello che ruota attorno, con sponsor, investimenti, merchandising. Mai avrei pensato di trovare nei negozi dei team sci da discesa libera griffati Alinghi e macchine per il caffè in edizione limitata. Mai avrei immaginato di vedere Lapo Elkann che sfrutta i problemi caduti su +39 per pubblicizzare la sua società di comunicazione, tralaltro non ancora fondata. Mai avrei previsto la proliferazione incontrollata attorno al porto di vip lounge bar, tralaltro deserti.
Certo è che gli occhi del mondo sono puntati su Valencia e questa trentaduesima edizione della coppa, trasformata in un gigantesco showroom all’aperto. E allora tutto è immagine, apparenza. E gli svizzeri, prima di tutti, sanno come impressionare e dare sfoggio di ricchezza e sicurezza. Base modernissima, tre scafi in cantiere, otto barche d’allenamento, sedici gommoni, tre yacht per seguire le regate, campetto da basket, barca simulatore da venti metri, decine di biciclette elettriche. E merchandising sfrenato, beninteso.

martedì, aprile 17, 2007

Immagini

Sento un fiume di immagini che scorre nella mente. Foto disordinate, mescolate. Nei giorni che seguono il ritorno da un viaggio la mente ripercorre tutto ciò che si è passato. Quei momenti e quelle sensazioni che è difficile valutare nell’attimo in cui si vivono. Sarà per il sonno quasi inesistente, per le camminate senza fine, per la quantità delle novità che si affrontano.

Guardo le foto scattate che mi parlano dei colori splendidi dell’Andalusia: dalle maglie variopinte appese sui balconi, ai giardini fioriti, alle volte dipinte, alla vespa gialla delle poste. Penso alle risate e alle notti al freddo, a Charlie Chaplin, ai panini e al gaspacho in compagnia di Paolo, Giulio e Ale. Che ha raccontato tutto come meglio non si potrebbe: Home Renty Home

Oggi ritorno nella vita valenciana che apre le porte alla America’s Cup. Regate annullate per poco vento ma splendido sole primaverile, conquilina bruciata al mare e aria di festa.


domenica, aprile 08, 2007

Consigli per gli acquisti

Voglio fare un po’ di pubblicità. Perchè poi qualcuno va in vacanza a Valencia, pensa “adesso mi cerco su internet qualche posto carino dove andare la sera mangiare tacos e sentire gente col sombrero che suona le maracas” e invece non trova niente.

La prima cosa che penso io è che tacos e sombrero stanno in Messico, non in Spagna. La seconda è che devo consigliare almeno un paio di locali. Perchè qua la buona musica è merce rara, quando uno gira una città in tre giorni deve andare a colpo sicuro. C’è un locale proprio in centro che si chiama Pinball. E il nome dice già molto. Che poi sta in centro ma in uno di quei vicoli che non vede nessuno. Infatti un saggio diceva che per trovare le cose più belle basta uscire dalla via principale. Arrivi e ti sembra di entrare nei favolosi anni sessanta. Così favolosi che chi è nato negli anni cinquanta sta ancora rosicando di aver sbagliato di qualche anno. E anche chi è nato nei settanta sta rosicando, un po’ meno perchè comunque è più giovane. Fatto sta che tutti volevano nascere nei favolosi anni sessanta. E infatti c’è la classica palla a specchietti che gira, c’è nell’aria musica di quando il rock and roll era la vera rivoluzione, tutti stavano un po’ più tranquilli e un po’ più colorati. Poco lontano un altro locale, il Turmix. Musica che mi piace definire ‘d’autore’. Storia del rock, forse un po’ più grunge post beat pre punk core, insomma quei pezzi che ti danno qualcosa, grandi classici, lontani dal filone valenciano del discotecaro abbronzato.

E poi la strada. Che è il vero punto di ritrovo di una città, come da noi penso non sia più. Con due chitarristi fantastici in piazza alle cinque del mattino. Con gli spagnoli orgogliosi e un po’ molesti. Con gli italiani, sempre e comunque. Con i portoghesi, in cerca di festa. Con tutti coloro che semplicemente si divertono con le persone con cui stanno.
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martedì, aprile 03, 2007

Italian pride

Oggi la conquilina mi saluta dicendomi che inizia la Coppa America. Che poi non è vero, mancano due settimane. Ma oggi c’è questa falsa partenza, l’ultima prova di “qualificazione” nella quale le barche si fronteggiano tutte insieme. In uno spettacolo unico. Sette gare in quattro giorni.
Mi precipito al porto, rapido giro tra le basi dei team e poi sdraiato in un prato, davanti al maxischermo. Come se fossi sul divano di casa. Con la differenza che qui mi alzo, mi giro verso il mare e vedo davvero gli equipaggi che lottano tra acqua e vento. Ma seguire una regata è piuttosto complesso, è più facile avere una ripresa dall’elicottero, trenta gommoni con telecamere, simulazione virtuale e commento tecnico. In spagnolo, pessimo tralaltro.
Di fianco a me è seduto il figlioletto di un grinder di Oracle. Che non sta mai zitto (il figlio, non Oracle). Poco più in là ci sono le riserve svedesi, il cuoco dei sudafricani, un massaggiatore tedesco.

Fatto sta che la gara è stupenda: errore enorme di Alinghi, campione in carica, proprio in partenza. Sfida apertissima, condizioni instabili. Come per magia due barche italiane, perfette, davanti a tutti, con Luna Rossa che arranca nelle retrovie. Figlioletto che commenta “china sucks”, quando la barca del papà si trova a lottare coi cinesi in ultima posizione. I più forti faticano, Alinghi recupera, l’Italia lanciata verso la prima vittoria. Quando proprio nell’ultimo quarto di gara il vento sparisce in ogni angolo di mare, le vele si sgonfiano, si rompono, si incastrano. Tranne quella di Oracle, che passa tutti e vince. Secondi i sudafricani che se non altro per il nome (Shosholoza) qualcosa si meritano. Mascalzone Latino terzo, Luna Rossa settima, +39 soltanto decima dopo un’ora al comando. Ma è solo l’inizio.
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domenica, marzo 18, 2007

Lezioni di microeconomia

Sono sempre stato affascinato dal piccolo mondo del mercato sommerso, clandestino, fatto di persone che vendono, scappano, tornano e vendono. Mescolate nella folla, davanti agli stadi, lungo le spiagge, ai concerti, nei locali. Una vendita al dettaglio itinerante, organizzata e puntuale, che riverse nelle strade cinture, rose, cd, quadri.
In questi giorni Valencia è sconvolta dalla festa de Las Fallas. Il traffico sparisce dalle strade lasciando spazio e pubblico a commercianti, truffatori, venditori e artisti. Proprio di fronte all’arena dei tori un pagliaccio gioca coi passanti e incanta i bambini, un mago si esibisce con trucchi non tutti riusciti perfettamente. Ai lati delle vie, noncuranti di tutto ciò che può accadere, stanno le statue viventi. Rispondono ai botti dei petardi con un semplice battito di ciglia, immobili, argentate. Solo di quando in quando riprendono vita con movimenti metallici e regolari, sempre legate al personaggio da un filo sottile di arte e perplessità. Un cowboy, un elefante e un antico legionario si nascondono tra le pieghe della folla, rubando l’attenzione dei passanti.
Ma è nella notte valenciana che i veri strateghi della microeconomia scendono in campo. Personaggi singolari, che si muovono nella confusione con zaini e valigie vendendo lattine di birra. Alcuni furtivi, discreti, altri esagerati e noncuranti. Camminano con carrelli che hanno riempito al discount nel pomeriggio, rifacendosi un euro alla volta delle spese di viaggio, d’acquisto, d’affitto.
I più coraggiosi si pubblicizzano alzando cartelli sopra la massa informe di teste e persone che cammina nel centro città. Quando ormai il mercato abusivo della birra è pieno, ecco spuntare valide alternative, banchetti di cocktail e sangria che lentamente si scavano la loro nicchia nella new economy valenciana. Pochi secondi e il banco è pronto, un rapido cambio di postazione per un imprevisto passaggio di polizia e l’avventura ricomincia. Destino peggiore tocca ai venditori di panini, che nella fuga dalle forze dell’ordine devono trascinarsi dietro bombola del gas, ceste di pane e piramidi di salsicce tra due ali di folla affamata e sempre pronta a cogliere al volo l’occasione.
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giovedì, marzo 15, 2007

Notizie dal fronte

Oggi iniziano ufficialmente Las Fallas. La città respira a fatica, ogni via è intasata di luci, petardi, musiche, persone. Lingue e dialetti dal mondo, canzoni, vento e colori.
Passando davanti a plaza de toros ho visto una strana agitazione. Persone che pulivano, sistemavano, con una fretta preoccupante. Senza cadere nei luoghi comuni dello spagnolo scansafatiche, è raro vedere qualcuno che lavora a questa velocità. Gli spagnoli si danno da fare sempre, ma con i loro tempi. Poi leggendo un manifesto ho capito, ci sarà un altra corrida oggi, dopo quella convenzionale delle cinque del pomeriggio. O meglio, come mi ha spiegato un folkloristico venditore di picche (ma chi se la compra una picca?), si terrà un’esibizione dei tori che scenderanno domani nell’arena. Una sorta di corrida ecologista, nella quale uomo e animale si fronteggiano ad armi pari, senza spadino e picadores, girando furiosamente attorno a quel quadrato di stoffa rossa. Sei animali, tra i quali il “famoso toro Farruquito”. Che poi mi chiedo come faccia ad essere famoso un toro. Infatti dopo una sola corrida la carriera finisce, e in malo modo. Per intendersi da domani sera non si parlerà più di Farruquito. Forse è famoso in allenamento, magari è solo il toro più grosso, quello che lotterà strenuamente per evitare la fine dei cinque predecessori.

Perchè domani si troverà davanti una specie di promessa delle scuole di Spagna, un ragazzino di diciannove anni vincitore di premi, decorazioni, eletto miglior giovane dell’anno. In una disciplina al limite tra il macabro e l’eroico. Manifesti appesi per le strade mostrano foto dei toreri scintillanti e i loro inquietanti curriculum. Perchè ci si può complimentare per la loro bravura con un’ovazione, con un silenzio, o regalando loro l’orecchio dell’animale sconfitto. Accuratamente segnati come vanto, come carta di presentazione delle capacità di un torero.
Perchè a volte le tradizioni di un paese sono più forti di qualunque altra cosa.
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lunedì, marzo 05, 2007

Una fiesta incomparable

Tramonto, ombre che si allungano, giro in bicicletta verso la spiaggia. Turisti al porto, vento che ancora soffia sulla baia, equipaggi stanchi che tornano dagli allenamenti.
Passo tra le basi dei team, attraverso un brulicare di persone, immagini e colori.
Una giornata da ricordare, perchè per la prima volta sono salito su una barca di America’s Cup. Oracle, per la precisione. Certo, non in mare. Certo, non la barca ufficiale. Su USA 76, la barca usata nell’ultima edizione, esposta in tutta la sua bellezza di fronte al quartier generale del sodalizio statunitense. Un’emozione imperdibile, vedere finalmente da vicino, toccare, quella che è una vera formula uno dei mari. E chi è stato qualche volta là fuori, tra onde e vento, solo con un guscio di noce legato ad un fazzoletto come vela, può davvero capire quanto di speciale ci sia in questi venticinque metri di cavi, carrucole, equilibri.
Proprio di fronte la base di Luna Rossa, che gelosamente custodisce i suoi segreti. In lontananza le bandiere di Nuova Zelanda, Svezia, Germania, Cina e delle dodici squadre che presto si daranno battaglia tra le onde di Valencia.

Oggi anche primo giro alla famosa Mascletà, il grande spettacolo pirotecnico che ogni giorno si tiene nella piazza principale. Due scoperte importanti: 1) i fuochi d’artificio si vedono anche di giorno; 2) ciò che non si vede di notte è il fumo, immenso, che si leva e dopo dieci minuti cancella ogni palazzo, ogni persona. Da vecchio lupo di mare mi sono posizionato sopravento, evitando per poco la nube impenetrabile e colorata che si è rovesciata sui malcapitati spettatori. 3) solitamente i fuochi vengono sparati in alto e lontani, se come qua ti esplodono sopra la testa si sentono decisamente più forte. Gran finale con autorità e ragazze in costume tradizionale schierate sul balcone del comune, insieme agli eroi del giorno, i valorosi artificieri. Tripudio. Ovazione sulle note dell’inno della festa. “Valencia en Fallas, es una fiesta incomparable...”
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domenica, marzo 04, 2007

New economy a due ruote

Finalmente ho una bicicletta. Una grande conquista, che porta il tragitto da casa al porto America’s Cup a meno di dieci minuti. Trovata la notte scorsa al leggendario mercato clandestino, luogo senza tempo che appare all’alba proprio di fronte al Mestalla, lo stadio del Valencia. Vestiti, lettori dvd, orologi, frullatori, esposti tra scatoloni e coperte, carrelli della spesa e macchine scassate. Una sorta di ritrovo abituale, con tanto di controllo veloce della polizia, che sembra essere ormai rassegnata a questo genere di episodi. Ogni tanto qualcuno scappa, si nasconde, ma in generale l’atmosfera è rilassata e gli studenti squattrinati arrivano numerosi ancor prima dell’alba.
Ci sono tante biciclette qua e la, i venditori ti accolgono con un tronchesino in mano, e già penso che la bici che sto comprando deve essere passata per cento persone prima di arrivare a me. Probabilmente non l’ho proprio comprata. E’ da considerarsi più come una tassa di noleggio, un diritto all’uso prima che venga rubata nuovamente e immessa nel mercato. Sono le leggi della new-economy, flessibilità e precarietà del lavoro. Il ‘venditore’ mi elenca subito le bellezze del prodotto: è di qualità, ha addirittura il cambio sul manubrio, cavalletto funzionante, parafango. Mi complimento con lui, ha scelto bene e sa promuovere la sua merce. Dovrebbe fare una televendita. Insiste nel farmi sentire come suona bene il campanello, mi dice che ha fretta perchè in giro c’è la polizia e lui non ha la licenza per vendere. Ma dai? Altra scampanellata. Fretta. Campanello. Affare fatto e se ne fugge nella notte.
Pedalo nell’oscurità, attraverso ponti e strade, accelero fino a 88 miglia, quanto basta per viaggiare nel tempo. E’ la prima volta che mi evito mezz’ora di camminata.
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domenica, febbraio 25, 2007

Good morning, Valencia!

Oggi sono iniziati i bombardamenti. Non sappiamo ancora quanto dureranno. Ovvero, lo sappiamo, e cerchiamo di non pensarci. Oggi è domenica e la città offre un anticipo della grande festa che dal primo marzo inonderà Valencia di luce, musica, colore ed esplosioni. Per venti giorni.
Sono le otto di mattina, quando mi sveglio di soprassalto, i vetri tremano e i botti si fanno sentire sempre più forti. Abito a trecento metri dalla grande piazza dove si svolgono le Mascletà, gli spettacoli pirotecnici famosi in tutta la Spagna. Insomma, fuochi d’artificio di giorno, col risultato che quasi non si vedono e perciò tutto lo spettacolo sta nel fumo e nel rumore, potenziato all’inverosimile. Già preoccupato cerco testimonianze su YouTube, qualche video delle passate edizioni, alcuni con titoli decisamente rassicuranti: Fallas Valencia, 3 marzo, mezza tonnellata di esplosivo. Festeggia la tua città facendone saltare un pezzo!

Tralaltro, dopo un disorientamento iniziale, capisco che se sono le otto del mattino significa che non ho praticamente dormito. Crollo nuovamente sul letto e mi risveglio grazie alla Mascletà delle 14, maldicendo per essermi perso la partita di pelota valenciana. Colto da voglia di riscatto, decido di assaggiare finalmente il gaspacho che mi attende in frigorifero, dando così alla giornata un tocco di folklore ispanico. Piatto tipico andaluso, una crema di pomodori, con tabasco, aceto, aglio, cipolla, peperoni, sale e pepe, servire freddo. Provare per credere.
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sabato, febbraio 24, 2007

Lavori socialmente inutili

Ho fatto il mio primo colloquio di lavoro. Le faremo sapere.
Detto così sembra semplice. Invece è stata una vera e propria battaglia.
Saremo stati trenta candidati. Per un posto solo, si intende. Tanti italiani, stranieri, anche spagnoli. Un lavoro di quelli supersfruttati, sottopagati, nel quale mi spiegano è previsto anche un bel turno notturno dall’una alle nove di mattina. D’altronde non si può pretendere tanto, nell’era della comunicazione, dei giri di parole, delle metafore, non parlare perfettamente la lingua è un bello svantaggio. Che poi ora non parlo neanche più tanto male, mi faccio capire. In questi giorni ho anche scoperto l’uso dei tempi passati, come nel caro vecchio italiano. Certo non mi esprimo in impeccabile accento castigliano. Fatto sta che mi sono arrampicato sugli specchi nel colloquio e con gran colpo finale ho fatto notare che nel mio curriculum spicca una mia esperienza in Italia nello stesso identico impiego, tralaltro svolto anche per diversi mesi. Sono sicuro di essere l’unico a conoscere già tutto del settore, a ricordare procedure, passaggi, accorgimenti. Chissà se nell’anima del selezionatore prevarrà lo spirito patriottico o l’effettiva conoscenza del lavoro.
Poi a pensarci bene ho deciso che se anche mi richiamano gli dirò di no. Perchè mi chiedono due settimane con orari assurdi, e fino a qui andrebbe pure bene, ma proprio nel periodo de Las Fallas, ovvero la più grande festa di Spagna, gente in giro tutta la notte, spettacoli, fuochi, parate.
Ho pensato che non ne vale la pena. Ancora un paio di mesi di inattività me li posso concedere. Altrimenti rischio di perdermi le mirabolanti sfide a calcio con un limone come la notte scorsa, in plaza de la virgen. O l’attesissima finale del campionato di pelota, domani mattina. O ancora la festa che sta per iniziare in questo sabato sera valenciano.
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sabato, febbraio 17, 2007

Notte

Ci sono notti nelle quali i pensieri corrono. E il sonno non arriva mai. E’ il momento dei ricordi, dei sogni, dei progetti. Forse perchè tutto è fermo, tranquillo, lento, rilassato. Nessuna notte scivola via come le giornate che viviamo senza accorgercene. Forse perchè sono poche immagini che ci restano impresse, mentre una giornata ci sommerge con banalità, ci sfianca con ritmi ripetitivi, ci inonda di messaggi inutili.
Ho in mente fotografie bellissime di queste ultime notti: il fascino di una via mai percorsa, un taxista che suona la chitarra mentre aspetta i clienti, l’essermi perso tra piazze e fontane.
Un senso generale di immobile bellezza, di silenzio. Perchè nel buio non possono esserci difficoltà, differenze, complicazioni, indecisioni. E se ci sono non si vedono.
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mercoledì, febbraio 14, 2007

Variazioni sul tema

Per la cronaca, è San Valentino. Giornata splendida, pace nell'aria, primavera.
Eppure ogni anno sento sempre più persone che non sopportano questo giorno. Cercano di cancellarlo, banalizzarlo, estrometterlo. Guardando sul calendario troviamo in rapida successione giornata della memoria, giornata del ricordo (delle foibe), giornata del malato. San Valentino arriva e porta una ventata di gioia, di speranza, una voglia di normalità. Eppure insistono, è il trionfo del consumismo, è solo una manovra commerciale,...

Mi dicono che i fiorai fatturano l'ottanta per cento dell'anno in questo giorno, che francamente mi sembra una bella esagerazione. Mettici un altro dieci per cento con le mimose dell'otto marzo e il resto dell'anno stai in vacanza. Poi una nota marca di elettrodomestici lancia "cuor di moka", la caffettiera che usa solo la parte migliore del caffè. Senza parlare ovviamente di chi produce certi cioccolatini che ormai sono vero e proprio status symbol del 14 febbraio.
Ma ciò che mi colpisce di più sono i giornali. Fanno a gara per la notizia del sito web dal quale puoi spedire un pesce marcio alla tua ex, o di quello che fa rimare il nome prescelto con una catena di insulti. Forse una volta avrebbero pubblicato una poesia, una di quelle che nessuno ricorda ma che tutti vogliono sentire in un giorno così.
In fondo è solo una questione di punti di vista. Variazioni sul tema. Come la luce che oggi scende su Valencia inondandola di colore e magia.
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martedì, febbraio 13, 2007

Il mattino dei maghi

Oggi si ricomincia. Si riparte in viaggio, attraverso l’appennino tosco-emiliano , in una di quelle mattine dipinte dalla foschia che si leva dai campi e dal verde che placido si posa sulle colline.
Le cave di marmo, i pini della Versilia, i fiumi e i torrenti. Per arrivare ad una breve vista di piazza dei miracoli a Pisa, corredata di celebre torre pendente.
Un viaggio rapido su quel braccio di mare che separa l’Italia dalla Spagna, panoramica aerea di Valencia sospesa tra passato storico e architetture moderne.
Domani lezione di teatro latino americano, la promessa di fotografare la città di notte, la festa de Las Fallas che si avvicina.
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martedì, febbraio 06, 2007

Que viva la noche

Ieri pomeriggio all’improvviso ho sentito suonare il telefono. Messaggio. Enigmatico, sintetico: avenida aragon, terzo palazzo, campanello 104. Ci vediamo là, mezzanotte. Neanche in un film thriller mi sarei aspettato tanto. Un rapido sguardo alla mappa della città e quando arriva l’ora fatidica via, silenzioso nella notte. Fuori dal centro, in prima periferia, proprio di fronte allo storico stadio Mestalla, in un intricato sistema di vie deserte, incroci, cantieri. Trovo il palazzo, la scala, la porta e mi ritrovo ad una festa per una ragazza tedesca, che finito il suo periodo di studio a Valencia sta per tornarsene a Friburgo. Dal mare alla foresta nera. La vedo colma di gioia.

Qualcuno mi guarda stranito, in fondo non conosco nessuno e non c’è neppure chi mi ha invitato. Subito si riconoscono gli italiani: sono quelli che quando parlano spagnolo si sente proprio che non sono spagnoli, quando si parla in inglese stanno in silenzio, occhio spento e sorriso inutile. E poi ci sono le tedesche, gli americani, le francesi, gli ungheresi. Quando il cervello si abitua a questo esperanto di lingue allora è semplice anche comunicare, con frasi che probabilmente non esistono su alcun dizionario, fatte come sono di tentativi, di tutte quelle parole europee entrate nell’uso comune, di ricordi, di gesti.
Tra i fatti notevoli da ricordare sicuramente la miglior sangria mai bevuta. Anche se la scoperta a fine serata che si trattava di semplice sangria nel cartone mi ha portato ad affermare che il Tavernello potrebbe essere per conseguenza il miglior vino italiano.
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sabato, febbraio 03, 2007

Lap Dance

In equilibrio precario e costante. Penso che non ci siano parole che meglio si adattino all’inizio di questo viaggio. Non solo per il “perchè” di un esperienza senza obiettivi precisi, sostenuta soltanto da un’improvviso sorriso verso il mondo e i suoi abitanti. Ma soprattutto per il “come” comincia quest’avventura. In uno disperato sforzo per rimanere in piedi ondeggiando con movenze da ballerina di lap dance grazie all’equilibrato carico di zaino, valigia, marsupio. Candidamenti portati tra la varietà umana dei mattinieri pendolari del treno per Milano, sardinizzati tra i vagoni, e poi tra la perduta gente della metropolitana, abili e allenati ottimizzatori di uno spazio ridottissimo.

Finchè si arriva alla tanto sospirata stazione dalla quale partono i collegamenti per gli aereoporti. Ci sono due compagnie di autobus che si contendono i passeggeri.
Ne scegli una, così, senza soffermarti su marchi con messaggi subliminali e colori dei biglietti da indagini psicologiche. Pronto a partire, seduto nel tuo pullman con aria condizionata (d’inverno). Ed è in quel momento che scopri che solo nei film e in Italia succedono certe cose. I pullman rivali si mettono uno accanto all’altro, bloccando la strada, magicamente in un attimo gli autisti scompaiono. E subito il tuo pilota (si non è un semplice autista, è un pilota dell’estremo), comincia a suonare clacson, trombette, lingue di menelick. Perchè gli avversari fanno un sabotaggio sottili, ti lasciano dieci minuti bloccato per farti perdere tempo e far slittare quella perfetta macchina che è un servizio navetta per l’aereoporto.
Quando tutto si risolve, il viaggio sembra un attimo. Check-in, boarding, gate, tutte parti di un meccanico processo durante il quale vieni perquisito e setacciato, bastano dieci cent in una tasca per far suonare il metal detector. C’è la macchina controlla scarpe, la postazione controllo pc, l’addetto al sequestro liquidi (!). Imbarco, volo, turbolenza, atterraggio.

Valencia mi accoglie con un vento freddo che soffierà due volte in un anno. D’altronde è la città della coppa america. Ma mettersi la cuffia quando in valigia hai solo magliette è certo un fatto preoccupante.
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