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martedì, aprile 15, 2008

Ordinaria amministrazione

L'ordinario sta nel rivivere un'esperienza conosciuta.
Nel sentire la tromba di Miles Davis che risuona nell'aria e capire chi e' che con dita leggere tira fuori quella melodia da un pezzo d'ottone. Ordinario e' guardare la ragazza seduta all'angolo del bar con due uomini in cravatta.
Uno si passa una mano sul viso, stringendo la penna, e segna appunti su un blocco. Il secondo pone le domande, la ragazza sostiene lo sguardo e cerca di essere a proprio agio. E per quanto possa essere preparata e sciolta nel presentare le proprie capacita' potrebbe perdere quell'occasione di lavoro solo per la sciarpa che porta intorno al collo. Perche' ha un colore, verde, che distrae l'attenzione di chi le sta di fronte. Il curriculum sembra fare un buon effetto, ma il tipo con il braccio disteso sul tavolo passa sempre la mano sul volto, rivela nervosismo, tensione. L'altro indossa una cravatta, rosa, e certamente continuera' a essere tormentato dalla sciarpa, verde, che gli sta di fronte.
Perche' dopo un po' e' inevitabile cadere nell'ordinario, nel "le faremo sapere".
P.S. Le elezioni sono passate. Dovrei commentare i risultati. Ma c'e' chi l'ha fatto gia' splendidamente e del quale condivido il messaggio. Date un'occhiata.

martedì, febbraio 12, 2008

Lo strano caso del dottor Kyrby

Un giorno giravo su internet, qualche sito di annunci di lavoro, decine di curriculum spediti qua e la. Poco tempo dopo ricevo una telefonata: una gentile segretaria vuole fissarmi un colloquio. Non faccio troppe domande, lei non entra nei dettagli, e la mattina seguente mi ritrovo seduto in una sala d'attesa, tra giovani disoccupati, donne di mezza età, qulache neolaureato. E con un sorriso scopro che nessuno conosce il motivo per il quale si trova lì. Provo a parlare con la segretaria, e ne nasce un colloquio degno di un film di Nanni Moretti: faccio cose, vedo gente, cerchiamo diversi ruoli, attività di supporto a ulteriori sviluppi. Non capisco, proprio non capisco. Lei mi dice che non vorrebbe darmi informazioni sbagliate, in fondo lei si limita a rispondere al telefono e fissare appuntamenti. Certo, penso io, normalissimo non conoscere cosa succede oltre la porta dell'ufficio a fianco.
Fatto sta che inizia il colloquio: e dopo venti minuti ancora non comprendo il lavoro che dovrò svolgere. Importanza, comunicazione, qualità, parole svuotate del loro senso se non si legano a qualcosa di concreto. Solo nel finale, colpo di scena. Vendita a domicilio di aspirapolveri, con tecniche di raggiro e truffa. Fissare un appuntamento spacciandolo per un intervento gratuito di igienizzazione, convincere il malcapitato che ha una casa infestata dagli acari e vendergli l'ultimo ritrovato della scienza in fatto di pulizia. A un prezzo di tremila euro, che possono poi essere anche duemila o mille a seconda di quanto è sveglia la preda. Prezzo di listino duecentonovanta euro. Il prodotto si chiama Kyrby, la società fantasma qui a Bologna Techdrive, statene lontano.
----- p.s. Che sia successo realmente a me oppure no poco importa. Il fatto è che ogni giorno la truffa continua, perciò prestate attenzione. Ah, dimenticavo: ogni riferimento a nomi o persone realmente esistenti è puramente casuale. O forse no.

mercoledì, gennaio 09, 2008

Tic tac

Quando inizi a lavorare e hai un contratto a termine non ti rendi nemmeno conto di cosa sia. Il primo giorno arriva il capo e ti mette qualcosa nel taschino della camicia. E tu chiedi :”Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.” E subito rimani un po’ sconcertato, ma già dopo un paio di giorni non ci fai più caso. L’orecchio si abitua al ticchettio e lavori con calma, tanta ce n’è di tempo prima che finiscano due mesi. Dopo qualche settimana riguardi nella tasca della camicia e vedi ancora la bomba. “Ma si, manca ancora un mese”. E il ticchettio torna ad essere un ronzio senza senso. Quando però manca una settimana al termine senti di nuovo qualcosa. Sempre più insistente, tic, tac. Sei nervoso, agitato. Tre giorni. La testa ti scoppia, il ticchettio è un martello pneumatico nel cervello. Due giorni. Uno. Finchè arriva il capo, toglie la bomba e ti rimette qualcosa nel taschino. “Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.”

Così qualcuno mi aveva spiegato il lavoro interinale, o a progetto, o come preferite chiamarlo. E in questi giorni in ufficio si vive la tensione del termine contratto che si avvicina. Qualche rinnovo, qualche esclusione. Di sicuro nessuna certezza.

venerdì, dicembre 28, 2007

Stakanovismi

L’idea che mi frulla per la testa è questa. Oggi mi hanno comunicato i turni per la prossima settimana e se non sbaglio dovremmo essere negli ultimi giorni del duemilasette. Anzi, ne sono quasi certo. E mi hanno anche detto che si usa festeggiare, non si sa bene se per l’anno che se ne va o quello che arriva. Comunque il piano d’azione è questo: arrivo in ufficio alle quindici del trentuno dicembre, resto fino alle ventitre. Festino fino all’alba, sei e mezza sette. Caffè e doccia gelata. Autobus festivo, vuoto immagino. Lavoro dalle dieci alle diciotto. Un after hour come si deve, con tanto di fame chimica e palpebra calante.

D’altronde mi sembra l’unica soluzione, non bisogna mai farsi condizionare troppo dagli impegni. Un po’ come faceva Stakanov, che se ne stava giorni e giorni nella sua bella miniera di carbone e non era mai stanco. Specializzatissimo, svolgeva da solo tutta l’opera di precisione e lasciava i trasporti pesanti ai colleghi, con un aumento della produttività di quattordici volte. Tutto bene, fino a quando l’Unione Sovietica non iniziò a chiedere a tutti di fare come lui.
Grazie Stakanov, se lavoriamo anche a capodanno e anche un po’ merito tuo.

martedì, dicembre 25, 2007

Interruzione di pubblico servizio

Si potrebbe pensare che il giorno di Natale non lavori nessuno. Non e’ cosi’. Almeno io, ingenuamente, ci ho sempre creduto. E segretamente sperato, di non ritrovarmi mai in un ufficio il pomeriggio del venticinque. Ora mi guardo in giro e vedo il solito vecchio pc, il telefono, le statistiche e il bicchiere di spumante. Piccole differenze, certo, dalla routine. E una certa solidarieta’ che si instaura tra tutte le persone che si trovano nella mia stessa situazione.
Poi ho scoperto un’altra novita’. Che quasi cinque milioni di persone fanno il pranzo di Natale al ristorante. Mentre mi immaginavo suocere mamme nonne e nuore attorno ai fornelli tutta la mattina. Il che significa che in Italia restano aperti 52.000 ristoranti, e li di persone che lavorano ce ne sono veramente tante. E poi treni, ospedali, tecnici. Hotel e piste da sci, camerieri e animatori.
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Rimane pero’ una consolazione per tutti quelli che in queste ore si trovano davanti al computer: possono gustarsi su internet gli auguri di buone feste di una grande celebrita’. Vi assicuro, la prima volta della regina Elisabetta su YouTube e’ uno spettacolo da non perdere.

mercoledì, novembre 07, 2007

Palla al centro

Da oggi ho ventotto milioni di clienti. Punti vendita, centri assistenza, rivenditori. Calciatori come testimonial e il marchio sulla Ferrari campione del mondo. Certo, non è tutto mio. Anzi, per essere onesti di mio non c’è proprio niente. Ma quando accendo il computer so di dover aspettare parecchio prima che il sistema carichi ventotto quasi ventinove milioni di contatti. Si, potrei anche semplicemente dire che ho iniziato a lavorare, ma non farebbe lo stesso effetto. Non dirò per quale grande azienda, anche se in fondo si è capito. Una qualche multinazionale delle comunicazione, settore assistenza clienti.
Ed ecco un mondo sconosciuto che si apre. Segreti meccanismi e strategie commerciali, marketing e nuove tecnologie. Due settimane di formazione per poter essere in grado di muovere i primi passi. E capire presto come funziona questo circolo vizioso di corsi e agenzie interinali.

Esistono fondi creati dalle pubbliche amministrazioni per finanziare la formazione e la specializzazione di futuri lavoratori. Insomma, lo stato paga un’azienda per insegnare il mestiere a qualche giovane disoccupato. L’azienda al termine del corso assume i lavoratori con contratto a termine, un mese, due settimane, non si sa bene quanto per coprire una sua necessità. Al prossimo giro assumerà gli stessi giovani, già formati ed esperti. E invece no. Perchè altrimenti non incasserebbe il contributo statale. Quindi spazio ad altri nullafacenti senza esperienza. Guadagna l’azienda che assume e licenzia quando vuole, guadagna l’agenzia che fa da tramite tra domanda e offerta. E il lavoratore si ributta nella mischia.

sabato, febbraio 24, 2007

Lavori socialmente inutili

Ho fatto il mio primo colloquio di lavoro. Le faremo sapere.
Detto così sembra semplice. Invece è stata una vera e propria battaglia.
Saremo stati trenta candidati. Per un posto solo, si intende. Tanti italiani, stranieri, anche spagnoli. Un lavoro di quelli supersfruttati, sottopagati, nel quale mi spiegano è previsto anche un bel turno notturno dall’una alle nove di mattina. D’altronde non si può pretendere tanto, nell’era della comunicazione, dei giri di parole, delle metafore, non parlare perfettamente la lingua è un bello svantaggio. Che poi ora non parlo neanche più tanto male, mi faccio capire. In questi giorni ho anche scoperto l’uso dei tempi passati, come nel caro vecchio italiano. Certo non mi esprimo in impeccabile accento castigliano. Fatto sta che mi sono arrampicato sugli specchi nel colloquio e con gran colpo finale ho fatto notare che nel mio curriculum spicca una mia esperienza in Italia nello stesso identico impiego, tralaltro svolto anche per diversi mesi. Sono sicuro di essere l’unico a conoscere già tutto del settore, a ricordare procedure, passaggi, accorgimenti. Chissà se nell’anima del selezionatore prevarrà lo spirito patriottico o l’effettiva conoscenza del lavoro.
Poi a pensarci bene ho deciso che se anche mi richiamano gli dirò di no. Perchè mi chiedono due settimane con orari assurdi, e fino a qui andrebbe pure bene, ma proprio nel periodo de Las Fallas, ovvero la più grande festa di Spagna, gente in giro tutta la notte, spettacoli, fuochi, parate.
Ho pensato che non ne vale la pena. Ancora un paio di mesi di inattività me li posso concedere. Altrimenti rischio di perdermi le mirabolanti sfide a calcio con un limone come la notte scorsa, in plaza de la virgen. O l’attesissima finale del campionato di pelota, domani mattina. O ancora la festa che sta per iniziare in questo sabato sera valenciano.
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