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venerdì, febbraio 25, 2011

Fifties

GIORNO 34, LA PAZ, BOLIVIA

Io gli anni cinquanta non li ho visti. Ma me li ricordo. C'erano il rockabilly, le cameriere coi pattini e i drive in. E Fonzie in giubbotto di pelle appoggiato con un gomito al jukebox.
A volte qui sembra di essere in pieni "fifties". Soprattutto quando hai un centrotavola di plastica gialla e a fine pasto per dolce ti portano la gelatina. E bevi da quelle bottigliette allungate, di vetro, con le etichette che sembrano disegnate a mano una per una. Magari ordini una gazzosa, cosi', tanto per gradire.
O quando cammini per le strade e vedi i negozi di ricambi: per le macchine, per gli elettrodomestici, per quei televisori grossi e ingombranti a tubo catodico che non si pongono nemmeno il dubbio di cosa sia il plasma e il digitale terrestre.
Le cose si riparano, non si buttano. Le auto a volte hanno gli sportelli di un altro colore. Le tastiere dei computer, consumate dal ticchettio incessante dei navigatori di internet, hanno le lettere scritte a mano su pezzetti di carta e incollate sui tasti. Puoi scegliere di passare all'Apple Store e prenderti un'I Pod, o entrare nel laboratorio affianco e uscirne con il tuo walkman di terza mano fiammante. E aspettare che il nastro della cassetta di riavvolga per ascoltare la tua canzone preferita.
Ho vagato tra i vicoli del centro ascoltano Sam the Sham and the Faraons. In un altro tempo, guardando gli andini nostalgici e le bancarelle per turisti. Tutto cosi' retro'. Per qualche ora, i miei personali anni cinquanta.

lunedì, maggio 14, 2007

L'auberge espagnole

Ho come l’impressione di un cambiamento nell’aria. Forse gente che va, gente che viene. Perchè sta arrivando chi si farà qua l’estate, per lavorare, stare un po’ al mare, imparare lo spagnolo. In fondo nei prossimi mesi dicono che passeranno di qui qualcosa come sei milioni di turisti. Intanto chi è qui per studiare inizia a completare progetti, preparare esami. Si ha tutti un po’ meno l’intenzione di stare in aula e in biblioteca e un po’ più la necessità di starci.
Fatto sta che venerdì sera festa in spiaggia, ancora freddo nell’aria ma sabbia che scotta. Cinque spagnoli, tre francesi, un’americana, novantotto italiani. Sabato festa in appartamento, qualche tedesco in più ma italiani che spuntano da ogni angolo. Penso sia perchè gli italiani non si tirano mai indietro quando c’è da divertirsi. E non è detto in senso negativo. Si può benissimo studiare, lavorare, imparare, progettare di giorno, senza lasciarsi però assorbire da tutto questo. Senza essere il proprio lavoro, senza tagliare tutto il resto, anche con un esame che incombe. Cosa che uno svedese o un giapponese penso non farà mai. Per via di una mentalità che apprezzo ma non condivido; o meglio, non in assoluto. Non tutta la vita, non in ogni occasione, in ogni istante.

Così il mio appartamento spagnolo (o il mio auberge espagnole, che fa più fascino), la mia vita spagnola, è sempre più bianca rossa verde. Che poi “auberge espagnole” è il titolo di un film che parla di un ragazzo che va in erasmus in Spagna con tutti i luoghi comuni che ne seguono, con la danese che mangia solo biscotti al burro, col tedesco e le lattine di birra, con l’italiano uè uè. E me lo devo vedere. Per dare un tocco internazionale a questa Little Italy.

domenica, aprile 08, 2007

Consigli per gli acquisti

Voglio fare un po’ di pubblicità. Perchè poi qualcuno va in vacanza a Valencia, pensa “adesso mi cerco su internet qualche posto carino dove andare la sera mangiare tacos e sentire gente col sombrero che suona le maracas” e invece non trova niente.

La prima cosa che penso io è che tacos e sombrero stanno in Messico, non in Spagna. La seconda è che devo consigliare almeno un paio di locali. Perchè qua la buona musica è merce rara, quando uno gira una città in tre giorni deve andare a colpo sicuro. C’è un locale proprio in centro che si chiama Pinball. E il nome dice già molto. Che poi sta in centro ma in uno di quei vicoli che non vede nessuno. Infatti un saggio diceva che per trovare le cose più belle basta uscire dalla via principale. Arrivi e ti sembra di entrare nei favolosi anni sessanta. Così favolosi che chi è nato negli anni cinquanta sta ancora rosicando di aver sbagliato di qualche anno. E anche chi è nato nei settanta sta rosicando, un po’ meno perchè comunque è più giovane. Fatto sta che tutti volevano nascere nei favolosi anni sessanta. E infatti c’è la classica palla a specchietti che gira, c’è nell’aria musica di quando il rock and roll era la vera rivoluzione, tutti stavano un po’ più tranquilli e un po’ più colorati. Poco lontano un altro locale, il Turmix. Musica che mi piace definire ‘d’autore’. Storia del rock, forse un po’ più grunge post beat pre punk core, insomma quei pezzi che ti danno qualcosa, grandi classici, lontani dal filone valenciano del discotecaro abbronzato.

E poi la strada. Che è il vero punto di ritrovo di una città, come da noi penso non sia più. Con due chitarristi fantastici in piazza alle cinque del mattino. Con gli spagnoli orgogliosi e un po’ molesti. Con gli italiani, sempre e comunque. Con i portoghesi, in cerca di festa. Con tutti coloro che semplicemente si divertono con le persone con cui stanno.
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giovedì, marzo 15, 2007

Notizie dal fronte

Oggi iniziano ufficialmente Las Fallas. La città respira a fatica, ogni via è intasata di luci, petardi, musiche, persone. Lingue e dialetti dal mondo, canzoni, vento e colori.
Passando davanti a plaza de toros ho visto una strana agitazione. Persone che pulivano, sistemavano, con una fretta preoccupante. Senza cadere nei luoghi comuni dello spagnolo scansafatiche, è raro vedere qualcuno che lavora a questa velocità. Gli spagnoli si danno da fare sempre, ma con i loro tempi. Poi leggendo un manifesto ho capito, ci sarà un altra corrida oggi, dopo quella convenzionale delle cinque del pomeriggio. O meglio, come mi ha spiegato un folkloristico venditore di picche (ma chi se la compra una picca?), si terrà un’esibizione dei tori che scenderanno domani nell’arena. Una sorta di corrida ecologista, nella quale uomo e animale si fronteggiano ad armi pari, senza spadino e picadores, girando furiosamente attorno a quel quadrato di stoffa rossa. Sei animali, tra i quali il “famoso toro Farruquito”. Che poi mi chiedo come faccia ad essere famoso un toro. Infatti dopo una sola corrida la carriera finisce, e in malo modo. Per intendersi da domani sera non si parlerà più di Farruquito. Forse è famoso in allenamento, magari è solo il toro più grosso, quello che lotterà strenuamente per evitare la fine dei cinque predecessori.

Perchè domani si troverà davanti una specie di promessa delle scuole di Spagna, un ragazzino di diciannove anni vincitore di premi, decorazioni, eletto miglior giovane dell’anno. In una disciplina al limite tra il macabro e l’eroico. Manifesti appesi per le strade mostrano foto dei toreri scintillanti e i loro inquietanti curriculum. Perchè ci si può complimentare per la loro bravura con un’ovazione, con un silenzio, o regalando loro l’orecchio dell’animale sconfitto. Accuratamente segnati come vanto, come carta di presentazione delle capacità di un torero.
Perchè a volte le tradizioni di un paese sono più forti di qualunque altra cosa.
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mercoledì, marzo 07, 2007

Al limite del paranormale

Penso che quando si compie una scelta, in piena libertà, poi non si abbia neanche più il diritto di lamentarsi. Si ha tutto il tempo prima di valutare, conoscere, organizzare: dopo si può soltanto aprire anima e mente a ciò che si va incontro, vivendo con tranquillità e consapevolezza. Ovvero nessuno è obbligato ad andare a studiare all’estero. Anzi, nessuno è obbligato a studiare una volta uscito dalle superiori. Lo dico perchè mi sembra incredibile trovare persone che vengono a studiare in Spagna e si lamentano. Perchè c’è confusione, allegria, voglia di conoscere, incontrare, provare, viaggiare.
Al limite del paranormale, che l’ultima arrivata in casa chieda cinque euro a testa perchè i prezzi delle camere non le sembrano divisi equamente. O che una ragazza finlandese, dopo cinque mesi a Valencia, parli ancora inglese, lamentandosi per la scarsa conoscenza linguistica di italiani e spagnoli. O che l’altra conquilina a mezzanotte batta i pugni sul muro della camera chiedendo silenzio, per una volta che ho invitato qualcuno a cena. Certi comportamenti mi sembrano talmente ridicoli che non mi interessano neppure. Solo credo che un’esperienza simile capiti una volta nella vita, vada vissuta a pieno, senza continuare a pensare “a casa mia si fa così”, ma incontrando stili di vita diversi, orari sballati, personaggi unici. Passando magari una serata ascoltando musica e mangiando l’insalata con miele e mostarda preparata dagli olandesi ospitati in questi giorni. Senza troppi perchè, senza bisogno di garanzie e sicurezze.

Per la cronaca ho dato cinque euro alla conquilina, sono uscito a mezzanotte per non dar fastidio e se trovo nel lavandino un piatto sporco che non sia mio, lo lavo ugualmente. Ma si sa, non tutti possono pensarla allo stesso modo.
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