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lunedì, aprile 15, 2013

Preparativi


Difficile pensare alla partenza. Ai preparativi. Cose da portare, lasciare, spazi da riempire, situazioni da immaginare. Poco importa di quell’accozzaglia di oggetti più o meno accessori delle nostre vite che finirà nello zaino. La catena è sempre uguale, scarpe mutande giacca magliette, in ordine quantità e aspetto più o meno variabile a secondo dello stato d’animo e del clima. Lo zaino impone il suo limite, fisico, fatto di tela e cerniere. E’ lo stesso di tanti altri viaggi. Quaranta litri, un volume che passa anche come bagaglio a mano. Il necessario con un certo margine di tolleranza, agile e sempre a portata di mano. Pochi problemi di scelta. Anche perché, piuttosto che le cose, sono altri i dettagli capaci di fare la differenza.

Intanto la musica. Cosa mettere nel lettore, quale sensazione lasciar risuonare nelle cuffie in filigrana col mondo circostante. Con i rumori di un paese sconosciuto. Poi i pregiudizi. Quali lasciare a casa, quali difendere ostinatamente e sfoggiare con noncuranza ai quattro angoli del globo. E le risposte, più che le domande. Credo non saprei rispondere a chi mi chiedesse: perché questo viaggio? 

Mi piacerebbe dire semplicemente perché il mondo è grande, e c’è molto più di quanto possiamo immaginare da vedere là fuori. Ma forse la realtà è che si tratta di un profondo atto di egoismo. E’ per Trovarsi senza contatti, quotidianità, spazi, luoghi e costumi conosciuti. Messo a nudo, perso. Per vedersi realmente. E conoscersi un po’ di più.

sabato, febbraio 26, 2011

Saturday night

GIORNO 35, LA PAZ, BOLIVIA

A tratti un viaggio puo' assumere sfumature differenti. Puo' essere incontro, cultura, scambio, divertimento, crisi, conoscenza. Puo' portarti a riflettere profondamente su se stesso, a guardarti dentro come non avevi mai fatto prima. Puo' anche farti vivere le giornate come se attorno non ci fosse nulla, soltanto sfumature di grigio nella falsa luce di un giorno di pioggia.
Quando cammino tra un fiume di turisti, con le cuffiette nelle orecchie a suonare la compilation della mia vita, e' come non trovarsi dall'altra parte del mondo. E' una giornata, semplice e malinconica, che ti scorre addosso. Muri, vicoli, mattoni e finestre, cassette delle lettere, voci indistinte che si mescolano in un sottofondo variegato.

Poi ogni tanto alzo la testa e vedo una montagna scoscesa coperta di casette rosse. O un volto andino avvolto nella sua coperta colorata. Ed e' viaggio, differenza.
Poi la sera, sabato sera, buttato nella mischia da americani e neozelandesi. Festa a tema, tutti vestiti da pirati, e secchielli di grog che girano sul bancone. Con David Guetta che fa da re in ogni parte del mondo, per quanto non sia ne' boliviano, ne' pirata. Il sabato, a quanto pare, non conosce differenze geografiche.

lunedì, febbraio 21, 2011

Inca jungle

GIORNI 27-28-29-30, INKA JUNGLE, PERU'

Sulla cima di una montagna, a 4300 metri, un uomo in bicicletta guarda perplesso lo strapiombo che si trova di fronte. Piove, l'aria fredda e la nebbia ricordano una tappa del Giro d'Italia da periodi epici, quelli con un solo uomo al comando nella sua maglia bianca celeste.
Ha inizio una quattro giorni di fuoco. Mi sono concesso un tour organizzato, lontano pero' dalle logiche del mercato che vedono un treno cileno inglese accaparrarsi il fiume di turisti che si riversa su Machu Picchu. Si parte dalla cima di una montagna, dopo alcune ore in minibus. Ci si butta per ventotto chilometri di tornanti mozzafiato in bicicletta. Poi si cammina. Due giorni, nella giungla, lungo il fiume Urubamba, sul fianco delle Ande, su sentieri inca che si perdono nel vuoto e nella vegetazione. E l'ultimo giorno si sale, prima dell'alba, a Machu Picchu.

C'e' l'olandese che ho incontrato in ostello, che nel suo poncho rosa sembra il leader di classifica mentre scende i tornanti dell'Abra Malaga. Poi uno scozzese che non teme il freddo. Fratello e sorella dall'Irlanda che lottano per le prime posizioni. Un italiano uscito da 'Il signore degli anelli'. Un gruppo di cileni che saranno la grande delusione di questo giro del Peru', tutti ritirati tra la seconda e la terza tappa e raccolti dal pulmino ammiraglia che vigila sulla buona salute degli atleti.

GIORNO 1
Un bel gruppo. Il primo giorno, sulla vetta del monte, si gela. La discesa e' molto tecnica, la strada, a tratti, e' attraversata da torrenti e cascate. Dopo la diffidenza iniziale, si vola, inzuppati fradici, con le ruote della bici che sollevano terra e pioggia. Nel pomeriggio, per non farsi mancare nulla, partiamo per fare rafting. Il fiume e' impressionante, gonfio per il mese delle precipitazioni, con rapide di livello tre e mezzo, a tratti quattro. Lottiamo per due ore contro la forza della corrente, volando da una parte all'altra. Uno dei due gommoni viene letteralmente scaraventato per aria e piccoli caschi gialli annaspano tra le onde cercando salvezza. A conti fatti, un solo ferito.
Piu' uno caduto in bicicletta. Meno due per la lotta in classifica.

GIORNO 2
Partenza alle sette di mattina, piove, insistentemente. Si cammina, la strada e' chiusa per la presenza di frane. Attraversiamo un tratto di corsa mentre ancora le rocce rotolano gettandosi nel letto del fiume impetuoso. Dopo un po' la pioggia se ne va e si sale sul fianco della montagna, sull'antico sentiero inca, fatto di pietre e gradini. Quando la strada esce dalla macchia di alberi di maracuja il paesaggio e' impressionante. Siamo praticamente nel vuoto, aggrappati a una lingua di roccia che cammina sullo strapiombo. C'e' chi e' in grossa difficolta'. Chi mastica foglie di coca. Tutti ci segnamo il volto con il rosso estratto da una pianta rituale, come gli antichi messaggeri. Oggi si fa classifica. Al termine della tappa, forse nove, dieci ore nelle gambe.

GIORNO 3
Si riparte, in cammino. Un ponte di corda sul fiume. Poi una carrucola con cestello, che passa da una sponda all'altra, mentre le gocce dei flutti di bagnano il volto. Il giorno prima abbiamo anche avuto l'ormai classico tronco d'albero per attraversare una stretta gola che, nell'immaginario di tutti, era popolata da piraña e coccodrilli. Nel pomeriggio appare la sagoma della montagna di Machu Picchu, e il pueblito turistico di Agua Caliente, ultima tappa prima della salita alla meraviglia del mondo.

GIORNO 4
Sono le quattro di mattina e c'e' grosso fermento tra le strette vie di Agua Caliente. Alle quattro e mezza apre il ponte per iniziare la salita a Machu Picchu. Il sito apre alle sei, e chi vuole visitare la parta piu' alta, ovvero la montagna di Huayna Picchu, deve rientrare tra le prime quattrocento persone. Da non dimenticare che alle cinque e mezza inizia il servizio autobus, al prezzo esagerato di quindici dollari, ma comunque molto richiesto. Ma il vero viaggiatore sale a piedi, sia chiaro.
Gradini di pietra, al buio, luce di torce e gente che corre, poi crolla, su panchine improvvisate. Ce la facciamo, in un'oretta. L'olandese a tirare il gruppo, l'italiano in fuga con il colombiano rivelazione, gli irlandesi determinanti nella fase finale. Tutto il gruppo qualificato.
E poi, cosa dire. Machu Picchu. Una citta' sulla cima di una montagna, sentieri che si inerpicano sulle vette, lama che brucano indisturbati. Un tempio astronomico che segna equinozi e solstizi con una precisione inaspettata, terrazzamenti per le coltivazioni, e il rumore, lontano, del fiume Urubamba, ridotto a una linea sottile sul fondo della valle.
Fine del tour. La sera si fa ritorno a Cuzco, in treno e autobus, con una meraviglia del mondo in piu' negli occhi e nel cuore.


lunedì, febbraio 07, 2011

Sotto le nuvole

GIORNO 16, QUITO, ECUADOR

Legge universale di Quito. La mattina c'e' il sole, il pomeriggio piove. E siamo a tremila metri d'altitudine, il che significa che ti accorgi di essere all'equatore solo perche' il sole tramonta in quattro minuti, non certo per il clima.
La pioggia. Ecco qualcosa a cui non sono preparato. L'ho vista poco fino ad ora, un pomeriggio in Colombia e una notte in Venezuela. Devo trovare qualcosa per il mio zaino. E' un problema far asciugare i vestiti mentre si viaggia. Non credo si possa attaccare una fila di calzini al finestrino dell'autobus. Non e' elegante, e nemmeno pratico. Svolazzano troppo.

E poi da stasera, per un paio di settimane, non viaggio piu' solo. Mi segue una ragazza tedesca che studia a Quito, e che fa parte della stessa splendida community di viaggiatori nella quale mi trovo anch'io. Sara' strano. Mi ero abituato a un contatto da 'Into the wild' con i paesi che attraversavo. A tempi solo miei. Staremo a vedere.

mercoledì, febbraio 02, 2011

Corri, Forrest

GIORNO 11, BOGOTA', COLOMBIA


Sto correndo come un pazzo. Senza pausa, scivola tutto con una velocita' incredibile. Solo la giornata e' lenta, immensa, infinita. Piena e vuota, bianco e nero di una stessa sensazione.
Ma i chilometri non sono nulla. Le frontiere, appena accennate. Anche questa notte otto ore in autobus. Non e' tanto il nuovo, l'incontro, lo sconosciuto, l'esperienza a essere determinante in questo momento. E' il viaggio, la corsa. Essere un puntino che si muove sulla mappa.

Domani sono ancora qui. In diretta, da dove sto scrivendo, un ostello di fattoni nel centro storico di Bogota'. C'e' anche la sauna, lo devo dire. In fondo, siamo in alta montagna, 2600 metri. Anche se non sembra. Domani sera ho un incontro con un po' di gente della citta'. Ed e' giovedi. Venerdi' mattina, mi svegliero' ancora nello stesso ostello di fattoni. E domenica sono in Ecuador. Come, davvero non lo so.

domenica, gennaio 23, 2011

Blocchi di partenza

GIORNO 1, CARACAS, VENEZUELA

Atterro quasi senza rendermene conto. La notte precedente non ho dormito. Forse per i preparativi, per l'emozione, l'indecisione. Su quello che e' necessario e quello che non lo e'. Ho trovato qualcosa da fare fino alle cinque del mattino. Poi via, in aeroporto. Con un soddisfacente bagaglio a mano. E basta. Sette chili e duecento grammi.

E in un attimo Madrid. Aeroporto immenso. Mezz'ora di cammino per arrivare al terminal U.
E via di nuovo, si decolla. Sonno. Penso di aver dormito per piu' di meta' oceano atlantico. Ricordo a tratti un hamburger che galleggia in un pure' di spinaci. Una camminata lungo le cinquanta file di passeggeri. Una tazza di caffe'.Un film annunciato del quale non ho visto neppure un fotogramma.
Quando mi risveglio per l'ennesima volta il display segna un puntino rosso sulla costa venezolana. Caracas. L'inizio di un viaggio.

domenica, luglio 06, 2008

Into the wild

Parto per qualche giorno, in macchina questa volta. Senza un itinerario ben definito, verso la Spagna, approfittando di quella libertà che viene dall'avere un proprio mezzo di trasporto. Niente orari, musica dall'autoradio e paesaggi che scorrono veloci fuori dal finestrino.
Sto pensando che la mia destinazione non è poi così vicina come la ricordavo: un'ora e mezza di volo, giusto il tempo di sfogliare un giornale, si traduce in un intera giornata di viaggio, in ruote che si consumano sull'asfalto. Quindi non ho ancora deciso quanto lontano mi spingerò, mi lascerò guidare un po' dall'istinto. In fondo sarà un modo per scoprire quel sud della Francia troppo spesso dimenticato eppure splendido nell'immaginario di ognuno. Sempre dritto fino all'Atlantico, in mezzo ai Pirenei, visioni da cartoline di cespugli gialli, rami attorcigliati e cielo limpido.
E' molto tempo che non viaggio d'estate. Anzi, forse non l'ho mai fatto. Giusto qualche vacanza marittima e poi per diversi anni confinato in qualche località turistica, per lavoro, senza il respiro del viaggiatore, senza la possibilità di scoprire una costa, l'entroterra.
Si parte, di nuovo, con lo stesso entusiasmo di sempre.

mercoledì, maggio 28, 2008

Cambiare direzione

Inversione di rotta o forse solo un’altra strada, comunque vada. Oggi parto per un’altra città, con una valigia di cartone in cerca di fortuna. Mi trasferisco a Roma, dove tutto mi sembra confusione e opportunità.
Proprio nel momento in cui tutti pensano a fuggire dal grigio, dal traffico, con l’estate che si avvicina. Ma sono contento di questa scelta: per la prima volta dopo quattro anni non passerò questi tre mesi sulla spiaggia, a saltellare e divertire, a vivere in quella realtà parallela che è il mondo del villaggio turistico. Avrà tutto l’aria della novità, dell’inusuale, per quanto normale e ordinario.

E’ il momento di cambiare direzione, forse. Senza preoccuparsene troppo. Sarà comunque un tentativo, un assaggio di vita metropolitana, una continua ricerca dell’occasione giusta. Che bisogna inseguire e saper riconoscere.

lunedì, aprile 28, 2008

Una storia da raccontare

Un anno dopo, un bus scende lungo la costa, scivola sinuoso tra due rive di rocce rosse e cespugli bassi. D'un tratto la terra si spiana, come un'immensa tavola che si getta nel mare e si apparecchia di paella e sangria. Ritorno a Valencia, per un paio di giorni.
Ritorno a un anno fa, a una giornata calda d'aprile. Passeggiavo lungo il porto, sospeso, indeciso, perdendo lo sguardo lontano, fra le onde dell'orizzonte. Senza sapere di preciso cosa mi avrebbe portato l'estate, quale strada avrei intrapreso. Silenzioso, di fronte a un viaggio che finisce. Perchè è semplice trovare le parole per un'avventura che inizia, ma non per una che volge al termine.
Non si puo' considerare la fine di un cammino come un punto d'arrivo o un'obiettivo centrato. Ma soltanto come una nuova storia da raccontare, da condividere e ritrovare di tanto in tanto.

Domani torno a casa, e sono felice di non sapere cosa mi aspetta. Forse un nuovo viaggio, un'altra pagina bianca da riempire di parole. Intanto mi piace pensare che Valencia mi sorrida. Che abbia gradito questo omaggio, questo ritorno dove forse tutto è iniziato un anno fa. A presto.

martedì, aprile 08, 2008

Lost in highlands

E' stato un attimo attraversare Parigi, tra vicoli e quartieri inaspettati. Parti di un solo organismo che e' quella citta' instabile, romantica, mutevole. Dal quartiere di Montmartre, uscito dalla fervida immaginazione di un vignettista, relegato e imprigionato in un qualche modo sul tramonto degli anni ottanta. Con quel Moulin Rouge che e' simbolo di un'immaginario collettivo fatto di musica e storie d'amore, e che invece delude le aspettative. Fino alla zona popolare dove ho passato le nottate, fatta di palazzi alti che a loro modo raccontano una storia, dall'alto di strette scalinate coperte di tappeti. Ho visto e vissuto, con il freddo costante nelle ossa.
Ieri tutto si e' acceso e scaldato per un attimo, con il passaggio della torcia olimpica, le contestazioni, la caccia aperta ai turisti cinesi da parte dei manifestanti. Poi oggi tutto e' tornato nella morsa del gelo. La torre Eiffel si e' coperta di neve. Ma io a Parigi non ci sono piu'.
Sono appena atterrato in Scozia, a Glasgow. Ho visto volando le bianche scogliere di Dover e il canale della Manica, e poi la terra che mano a mano si fa piu' scura, si punteggia di rocce nere e di coste frastagliate. Steccati, greggi di pecore, colline erbose dal finestrino del treno. E infine la citta', ancora da scoprire.

sabato, aprile 05, 2008

Paris!

Sono partito. Senza troppi ripensamenti, senza sapere bene cosa ho messo in valigia. Che valigia non è, ma una casa ambulante, uno zaino che sarà tutto quello che ho per un mese. E' veramente incredibile il giorno dopo aver fatto un trasloco dalla casa di Bologna, tra pacchi borse e sacchetti, vedere l'armadio pieno e uno zaino con il nulla, l'indispensabile. Una sorta di compendio dell'anticonsumismo, nel quale ogni oggetto è simbolico, ogni abito funzionale.
Ho viaggiato una notte per risvegliarmi sulle sponde della Senna, ho camminato una giornata a dispetto della metropolitana che nascosta avvolge le viscere della città. Mi sento bene.
Commosso forse, di fronte alla spiritualità di Notre Dame, incuriosito di fronte a una tazza di caffè cosi' grande che mi terrà sveglio per giorni. Spero di perdere presto quella coscienza che mi costringe a continui paragoni, a confronti, rispetto all'Italia nella quale vivo. Spero di non essere un turista, ma un viaggiatore.
L'ostacolo maggiore, prendere e andare via, è superato. Ora devo imparare a scrivere con questa tastiera francese con le lettere scombinate. E lasciare che il vento che non mi da tregua diventi solo un compagno di viaggio.

giovedì, marzo 06, 2008

Punto di partenza

Leggendo questo blog potrebbe sembrare che io sia andato a Torino e non abbia più fatto ritorno. Perchè da quel momento in poi per infiniti giorni non ho più dato alcuna notizia. Non ho più scritto, commentato. O meglio, ho scritto tanto, troppo, ideato e cancellato, strappato (no, non il pc…) e rivisitato quella che potrebbe essere la mia tesi di laurea.
Ho anche una data, finalmente, ed è la mattina del 28 marzo. Un venerdì “di grande pregio storico e artistico”, come il palazzo che lo ospita. Nel quale non è consigliabile lanciare uova e farina, nè contro gli affreschi del settecento ne’ contro il sottoscritto.
Intanto sono successe tante cose. Colloqui di lavoro, qualche ipotesi presa in considerazione. Bisogna rimettere in gioco tutto. Poco tempo per pensare, meno per agire. Poi ho incontrato un ragazzo argentino che in realtà è marchigiano e viaggia alla scoperta delle origini. Devo viaggiare, devo partire. Sto decidendo cosa fare.
E poi è un classico andare via per un po’ finiti gli studi. Chissà. Il problema è capire da dove iniziare. Ho una cartina dell’Europa davanti. Provate voi a scegliere una città, a scartare il quadro dei girasoli di Van Gogh per preferirlo a un tramonto della Grecia. A gettare la sirenetta della baia di Copenaghen per un kebab in un paese dove fanno veramente il kebab.
Penso che sceglierò tutto, o lancerò una freccetta sulla cartina. Da qualche parte dovrò pur iniziare.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Evasioni

Salto su un treno, regionale, che farà centinaia di fermate. Destinazione Torino.
Chilometri di binari tra le campagne, alberi secchi che alzano le braccia al cielo, variazioni di distese pallide, gialle e verdi, qua e là mattoni rossi come scheletri di casali abbandonati. L’immagine che rompe la monotonia è fatta di terra scura, nella nebbia, dalla quale spuntano centinaia di paletti bianchi. Inquietanti, come croci, ai quali si sostengono le viti piantate di recente. Avvicinandosi alle città si incontrano invece quelle stazioni tutte uguali: uno stabile abbandonato, un vagone dimesso sullo sfondo, un lungo magazzino con le finestre a quadretti e i vetri rotti. Il mio arrivo a Porta Nuova è caratterizzato dai luoghi comuni. I treni sono sempre i ritardo, al nord fa sempre freddo. A fianco ho pure gli operai della Fiat, turno quattro, che oggi tornano al lavoro. Dopo trenta giorni di cassa integrazione. Sono tutti contenti, adesso hanno sessantamila motori da assemblare, e ce ne sarà per parecchio tempo.

Inizio a girare per le strade, a perdermi nella scoperta di una Torino che si rivela splendida. Ha questi portici con luci particolari, l’aspetto signorile, certi spaccati da rivoluzione industriale. Come le porte, i balconi, le cassette delle lettere in ferro battuto, tanti ingranaggi di un’unica macchina che è la città che si muove e respira. Una strada è costellata di piccole librerie all’aperto, di curiosi e studenti tra i banchi. A fianco un negozio etnico, due vetrine di vinili d’autore, all’improvviso un teatro che spunta di via in via. Un crocevia d’Europa che accoglie e conquista.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Casa base

Nuovi ospiti a casa. Questa volta arrivano dal Belgio, da un luogo perso nelle fiandre di nome Antwerpen. O Anversa, per dirlo in parole piu’ semplici. Una citta’ famosa in passato per i suoi commercianti e per avere ospitato le Olimpiadi; diventata addirittura celebre per il numero esorbitante di missili v2 che l’hanno colpita durante la seconda guerra. Che poi, a essere sinceri, non mi ricordavo neppure che il Belgio fosse in guerra. O forse non lo era davvero, ma si sa che in questi casi gli errori di pochi li devono pagare un po’ tutti.
Comunque i due giovanotti hanno ben pensato di farsi un viaggetto non convenzionale in Italia. Tappe inusuali, lontani da grandi centri, lontano dalla confusione del carnevale in laguna. Ma un viaggio rilassato tra Padova, Ferrara, Mantova e inevitabilmente Bologna. Intento ammirevole.
Anche se la prima cosa che mi raccontano al nostro incontro e’ che hanno trovato un pub in centro dove servono un’ottima birra belga. Lezione pratica di come fare un viaggio con la casa legata sulle spalle.

venerdì, dicembre 21, 2007

Tutta mia la città

Succede che Bologna si svuota. Piccole valigie colorate corrono per le strade. Il colpo d’occhio dal cavalcavia della stazione racconta di sciarpe e piumini che fanno a gara lungo i binari; In lontananza treni che vanno e vengono col loro carico di familiari e panettoni.
E’ venerdi’ e per molti e’ gia’ vacanza. Anche il mio edicolante di fiducia, che in realta’ e’ il pakistano al semaforo che distribuisce Metro, mi ha annunciato che sta partendo per le ferie. Chiudono le redazioni dei quotidiani gratuti, si svuota la biblioteca che per la prima volta ha decine di computer liberi per la navigazione. Si affollano i supermercati, gli autobus, la pista da pattinaggio un po’ kitsch all’inizio di via indipendenza. Tra le casette di legno della regione Trentino si addensano i curiosi: un banchetto di prodotti artigianali, una bancarella di legno intagliato, anche un chiosco di specialita’ calabresi, giusto per essere political correct.
Tutti se ne vanno, tornano a casa, perche’ Bologna e’ soprattutto luogo di passaggio, nessuno ci abita realmente. Io pero’ quest’anno resto qui. Questioni d’affari. Si, insomma, lavoro. Una scappata a casa, quella vera, appena sara’ possibile. Qualche visita, spero, da amici parenti e sconosciuti. Tanto nell’appartamento non c’e’ nessuno. Come in tutta la città.

mercoledì, novembre 14, 2007

Viaggio ai confini del divano

La domenica in tv c’è un programma che molti dovrebbero vedere. Non tanto per lo stile da avanspettacolo che lo caratterizza, ma piuttosto per il messaggio che trasmette. “Sofa SoGood”, tre del pomeriggio, AllMusic. Due matti che girano il mondo e lo raccontano a modo loro, in equilibrio tra irriverenza e provocazione. Interviste al limite dello scandalo e una sana voglia di raccontare il tutto con occhi diversi.
Quello che mi fa veramente piacere è vedere finalmente un programma che si interessa alla grande rete di Couchsurfing (www.couchsurfing.com). Un sito che raccoglie tutti coloro che nel mondo sono predisposti a incontrare gente nuova, altre culture, a viaggiare per vivere realmente la realtà che ci circonda. Ogni iscritto offre il proprio divano a chi cerca ospitalità, crea un profilo e può essere ospitato in tutto il mondo. Può anche solo offrirsi per prendere un caffè con i viaggiatori o mostrare loro la propria città. Una volta in Spagna, Groenlandia, Nuova Zelanda può contattare chi ha un divano libero. Viaggiare a costo zero e incontrare chi vive nel paese che si sta visitando. Ogni città organizza poi incontri, feste, aperitivi.
Una comunità in continua espansione che parla decine di lingue, cucina sushi e kebab, spaghetti e paella. Un’opportunità per chi desidera fare della propria casa il centro del mondo. O per chi vuole saltare da un divano all’altro in giro per il mondo.

venerdì, giugno 01, 2007

Restart 2.0

Questa sera riparto. Destinazione calabria, tre mesi e mezzo all’opera in un villaggio turistico. Si ricomincia a costruire, immaginare, realizzare. Con l’impazienza di affrontare nuove sfide e scrollarsi di dosso questa settimana di relax.
Un ultimo sguardo a Valencia, questa volta in televisione, visto che oggi inizia la battaglia che deciderà lo sfidante di Alinghi per l’America’s Cup. Italiani contro neozelandesi che si muovono tra quei luoghi che negli ultimi mesi sono stati come una casa per me. Poche ore e via, riparto non più all’avventura con uno zainetto in spalla, ma con un set di valigie piene di non so cosa, probabilmente oggetti e abiti inutili insaccati nell’ansia di dimenticare qualcosa.

Oggi cambia anche il nome del blog. Di questo spazio che non voglio lasciar perdere perchè ormai è diventato un consueto momento di riflessione, di ricordo, d’immaginazione. Perchè come diceva qualcuno molto più acculturato di me: “la parola è in sè un atto di fondazione e le cose esistono a forza di essere nominate”. E’ importante lasciare traccia di sè, ripercorrere talvolta tutto ciò che si ha attraversato. Anche soltanto con i semplici interventi di un blog.

martedì, maggio 22, 2007

Cancelled

Il primo pensiero di questa mattina è che la Spagna non vuole lasciarmi. E per questo cancella tutti i voli per l’Italia, scombinando i piani di persone ben più impegnate di me che sbraitano con la signorina del check-in.
La realtà invece racconta di sciopero, ovviamente dei dipendenti Alitalia (come fosse una novità) ma sopratutto degli uomini radar, figure leggendarie che con cento occhi dirigono il traffico aereo. Senza riempire il cielo di segnali stradali, caselli e corsie preferenziali. Ma semplicemente disegnando rotte fatte di numeri e linee sottili. Niente controllo e niente radar con conseguente chiusura di ogni aeroporto italiano. Una sorta di festa nazionale, con tanto di processione (di scioperanti in manifestazione), laudi al cielo (di viaggiatori bloccati), pranzi a base di caffè e croissant (tra i turisti solidali nella sventura).

Tutto il resto si commenta da solo. Cielo grigio, freddo e vento, valige su e giù per scale mobili, nuovi biglietti della metro, tentativo di ritorno per una notte nella stanza lasciata vuota solo poche ore fa. E lo spettro di un nuovo sciopero che aleggia sulla giornata di domani.

sabato, maggio 19, 2007

Un viaggio chiamato amore

Non so perchè oggi sento la necessità di fare il punto delle cose. Di mettermi davanti a una cartina geografica per rendermi conto una volta di più che c’è un mondo, la fuori, da scoprire.
Fermarsi a riflettere mi lascia sempre con un senso di piccolezza nei confronti di quanto mi circonda. Penso di essere fortunato, comunque, di aver visto posti incredibili e conosciuto persone uniche. Di aver fatto esperienze e aver per un attimo sfiorato l’idea di comprenderle.
Penso anche alla ragazza americana in visibilio mentre le parlavo di una nazione antichissima e minuscola costruita in cima a una montagna. Dove sono stato. Che poi è San Marino, e a volte non ci si pensa neppure a quanto sia incredibile questo stato. Guardo questa cartina, mai più a nord di Copenaghen, mai più a sud di Granada. Mai a ovest di Siviglia o a est di Skhiatos. Che è un isoletta greca sperduta dove si gira solo in scooter, perchè di strade non ce ne sono. Guardo le migliaia di chilometri attraverso l’Italia. Con la famiglia, d’estate. Con gli amici, nei weekend. Con la squadra, per andare a correre. O da solo, in macchina, duemila chilometri in quattro giorni. Tra alberghi a quattro tre due una stella, stazioni, anche qualche notte in strada o sulle panchine. Per lavoro, vacanza, divertimento. O forse soltanto per il gusto di viaggiare, per aggiungere un altro passo a questa avventura chiamata vita.

martedì, aprile 24, 2007

Pisa - Barcelona sola andata

Ho passato la notte a Pisa. Per strada, sta diventando un’abitudine. Poche ore dopo mi sono svegliato a Barcelona. Non posso veramente chiedere di meglio. Nel giro di ventiquattrore tre treni, autobus, metro, di nuovo autobus, torre pendente, Gaudì e arrivo a casa. Si insomma, a Valencia.
Perchè come d’improvviso ieri notte ho capito che l’aeroporto chiude, se non ci sono voli. Esattamente tra l’una e le quattro e mezza. E fuori fa ancora freddo, specie per chi come me ha lasciato a casa la giacca con baldanzoso spirito estivo. E quindi via, attraverso tutta la città fino a piazza dei miracoli, deserta, splendida. Solo piccole luci e bianche cattedrali, prati verdi nel centro storico, riflessi immobili sull’Arno. Poi ore di aeroporto, cancellazioni, ritardi. Fino a perdersi finalmente nella metropoli catalana, forme moderne e primitive, confusione e centro del mondo. Impressioni di bellezza e luce, ampi respiri d’arte e dinamismo. Dalla piccola piazza fino alla folla della Rambla, passando per il quartiere gotico, Montjuic, il porto, il villaggio olimpico. Una città che in un questa splendida giornata cede il grigio dei palazzi per rinascere in un tripudio di musica e colori.
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