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lunedì, aprile 14, 2008

Spaghetti western

Ore 15. Si chiudono le operazioni di voto. Mi guardo attorno, indifferente, lontano. Vedo solo la citta' di Dublino che si stende sotto i miei occhi, dall'alto del Gravity bar all'ultimo piano della fabbrica Guinness. Sento solo il sapore di una birra che e' del tutto differente da cio' che ci viene servito in Italia. Forse incontro soltanto uno stile di vita diverso da quello che ci viene propinato nel nostro paese.
Forse non e' tanto importante chi vincera', piuttosto quanto ognuno riuscira' a far valere le proprie idee. Abbiamo bisogno di rivalutarci, di credere nelle possibilita', nel rilancio. La competizione deve essere stimolo, il confronto un dialogo aperto.
Sono lontano, europeo, ma felice di essere italiano. Contento del rito del caffe' mattutino, della pasta a pranzo, delle parole gesticolate. Pronto ad affrontare l'avvicendamento politico, qualunque esso sia, con rinnovato entusiasmo.

mercoledì, aprile 02, 2008

Il gioco del gessetto

Qualcun altro ha deciso al posto mio . O forse non qualcun altro, ma una serie di condizioni. Detto in breve non andrò a votare. Perchè sarò lontano, in viaggio, il che mi sembra una giustificazione validissima. Mi tolgo dalla condizione di dover risolvere una marea di dubbi e rivendico invece il privilegio di criticare tutto e tutti.

Certo, il rovescio della medaglia è che non potrò lamentarmi nei prossimi anni, dovrò subire in silenzio il processo democratico che si rinnova. Dovrò guardare come sempre illusioni che svaniscono, aspettative disattese, senza concedermi il piacere di una sana polemica. Perchè è giusto contestare solo ciò che si è voluto, ciò che si è costruito con le proprie mani e il proprio voto.

Non ho la pretesa di giudicare le proposte, i programmi, non ho le competenze, le conoscenze. Altrimenti sarei candidato io stesso. Avevo anche pensato a un nome per la lista, qualcosa di ingannevole con simbolo tricolore, come partito delle libertà democratiche, o popolo democratico dei partiti liberi. Programma di lotta agli sprechi, energetici, economici. Taglio simbolico degli stipendi ai politici. Mi basterebbe sentire queste due cose, invece di vedere centinaia di pagine di idee e progetti, che puntano ad accontentare tutti sapendo che aumentare da una parte significa togliere dall’altra.
Starò lontano da tutto questo qualche settimana. Mi dispiace solo perdere l’avvincente finale, voto dopo voto, fino alla proclamazione del vincitore. Del Grande Fratello, ovviamente. Per le elezioni in fondo, comunque vada, non potrò lamentarmi.

martedì, febbraio 05, 2008

Kali Yuga

Secondo alcune credenze del Nepal ci troviamo nientemeno che nell’era dal Kali Yuga. Si tratta di un’era oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale, e fino a qui ci siamo. Parole come “carità” e “libertà” vengono pronunciate spesso dalle persone, ma mai messe in pratica, e anche in questo caso ci avviciniamo abbastanza. Il principio della vita si trova nel cibo e gli uomini vivono fino a cento anni. Subito dopo verrà il periodo dei grandi carnivori che giustamente, vista la dieta, vivranno cinquanta anni. Nell’ultima era si vivrà solo sedici anni, e ci si ciberà di vegetali, frutta e fiori (e questa non è una bella pubblicità per i vegetariani). Alla metà del Kali Yuga il raja Vijayabhinandana dominerà il mondo e vivrà mille anni. Molti credevano si trattasse di Prodi, ma evidentemente si sbagliavano.
Oggi si sono sciolte le camere, come in quadro di Dalì, si sono fuse e torneranno presto mescolate con le stesse facce e qualche colore diverso, forse ad aprile, forse chissà. Napoletano incontrerà nel pomeriggio le alte cariche dello stato: Marini alle 18, classica ora da partita a scacchi con una buona tazza di tè, poi tutti a fare il giro degli aperitivi alle 19 con Bertinotti.
Tra le altre cose oggi è il famoso supermartedì. Il giorno in cui si svolgono le elezioni primarie per i candidati alla casa bianca in molti stati. E anche qui si preannuncia battaglia.

sabato, maggio 19, 2007

Un viaggio chiamato amore

Non so perchè oggi sento la necessità di fare il punto delle cose. Di mettermi davanti a una cartina geografica per rendermi conto una volta di più che c’è un mondo, la fuori, da scoprire.
Fermarsi a riflettere mi lascia sempre con un senso di piccolezza nei confronti di quanto mi circonda. Penso di essere fortunato, comunque, di aver visto posti incredibili e conosciuto persone uniche. Di aver fatto esperienze e aver per un attimo sfiorato l’idea di comprenderle.
Penso anche alla ragazza americana in visibilio mentre le parlavo di una nazione antichissima e minuscola costruita in cima a una montagna. Dove sono stato. Che poi è San Marino, e a volte non ci si pensa neppure a quanto sia incredibile questo stato. Guardo questa cartina, mai più a nord di Copenaghen, mai più a sud di Granada. Mai a ovest di Siviglia o a est di Skhiatos. Che è un isoletta greca sperduta dove si gira solo in scooter, perchè di strade non ce ne sono. Guardo le migliaia di chilometri attraverso l’Italia. Con la famiglia, d’estate. Con gli amici, nei weekend. Con la squadra, per andare a correre. O da solo, in macchina, duemila chilometri in quattro giorni. Tra alberghi a quattro tre due una stella, stazioni, anche qualche notte in strada o sulle panchine. Per lavoro, vacanza, divertimento. O forse soltanto per il gusto di viaggiare, per aggiungere un altro passo a questa avventura chiamata vita.

giovedì, maggio 10, 2007

Fine primo tempo

Fine primo tempo, come si direbbe al cinema. Pausa di riflessione, di relax. Perchè mancano poco più di due settimane al termine di questa avventura valenciana. E il programma migliore è fatto di spiaggia e mare, festa e sangria. Per vivere a pieno queste giornate, fissare nella mente immagini e sensazioni. Ieri è finalmente arrivato mio fratello, e si torna a vedere la città da turista, girando tra i vicoli sotto un sole battente. Si torna a vivere quei primi giorni a Valencia, quando tutto era nuovo, sconosciuto, complicato ma affascinante. Pausa da qualunque programma, pausa dai pensieri che affollano la testa. Con la sola certezza che fra una ventina di giorni si è di nuovo in viaggio, per affrontare una nuova sfida con vecchi amici e nuove conoscenze.

In un certo senso anche Valencia si prende una pausa. Dall’America’s Cup, dalle migliaia di turisti accorsi da ogni angolo del mondo. Fine dei gironi eliminatori. In attesa di due battaglie senza esclusione di colpi per designare i finalisti. New Zealand contro gli spagnoli, Luna Rossa contro gli americani. Mentre tutti gli altri equipaggi salutano, dando appuntamento alla prossima edizione. Splendidi i sudafricani, gli italiani, a sorpresa anche i tedeschi. Simpatici, sportivi, spettacolari, nell’ultima parata all’ingresso del porto. Un attimo di stacco e poi via, tra le onde, più veloci di prima.

lunedì, aprile 02, 2007

Quota quattromila

Fine del silenzio stampa che stava imperversando sul blog. Causato da tanti piccole eventi, il maggiore dei quali viene chiamato così dal mio computer: connessione limitata o assente. Perchè nel mondo della tecnologia ancora non siamo in grado di collegarci alla grande rete ovunque ci troviamo. Quindi se i vicini partono per un improbabile weekend al mare e tu eri attaccato al loro modem la questione si fa complessa. Sia chiaro, perchè in Italia la mia modesta linea telefonica è contesa da tanti operatori. Ovvero arrivano le offerte e poi ti lasciano un paio di mesi senza internet, spiegandoti che è per “motivi tecnici”. Penso sia un po’ come quando a scuola firmavo le giustificazioni d’assenza, “motivi di salute”. Perchè magari non avevo voglio di alzarmi dal letto.
Fatto sta che il ritorno a Valencia mi ha restituito contatti virtuali col mondo, primo giorno ufficiale di America’s Cup e sindrome da jet-leg. Il che scientificamente significa difficoltà di adattamento corporeo alle modifiche di orario che occorrono quando si effettuano lunghi viaggi in aereo e si attraversano diverse zone del globo. Problemi col fuso orario, che tralaltro non c’è. Ovvero l’ora in Spagna è uguale a quella italiana. Però mi sento in diritto di avere anch’io il mio jet-leg, se non altro per i 4000 chilometri fatti in sette giorni, tra aereo, viaggi all’università, visite di piacere e non.
Quattordici ore di sonno e via, come nuovo.
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giovedì, marzo 22, 2007

In direzione ostinata e contraria

Ogni volta che devo viaggiare, spostarmi, per necessità o anche solo così, per mettere un po’ di chilometri sotto i denti, per guardare il mondo con i miei occhi. Mi ritrovo a lottare contro le feste, le masse dei turisti per caso, i prezzi alle stelle. In un mondo che pullula di viaggi low cost, labirinti inesplorati di prenotazioni, compagnie aeree sconosciute, bus internazionali, tra i quali è veramente difficile orientarsi. Possono passare giorni per trovare la via migliore. Offerte. Con immancabile asterisco, che riporta alla voce: offerta non valida in prossimità di festività o dei maggiori eventi sportivi.
E’ dura la vita del lowcostista, o con parole più semplici di chi vuole spostarsi senza spendere una follia. Può sempre esserci in agguato una festa patronale, un gran premio di automobilismo, una fiera del mobile che fa levitare i prezzi in modo eccezionale. E certo affidarsi a linee convenzionali non è un vero affare. Basti pensare che il costo di un semplice Valencia-Milano può spaziare dai venti euro dei low cost fino ai cinquecento di una compagnia ben più nota (per rispetto alla privacy diremo solo che nel suo nome contiene le parole “Ali” e “Italia”).
Ora cercherò di infilarmi tra Pasqua con relativa settimana santa, ponte del 25 aprile, festa dei lavoratori, partite di Champions League e regate di America’s Cup. Mettendo diligentemente in fila prezzi e disponibilità, valutando se meglio atterrare a Pisa con la quasi certezza di passare la notte in aereoporto piuttosto che Bergamo, Malpensa, Forlì. Perchè il mondo è sempre più piccolo e a portata di mano, ma i chilometri che ci separano dalla pista di decollo sembrano sempre troppi.
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domenica, febbraio 04, 2007

Little Italy

Si lo so già. Anche se nessuno resiste alla tentazione di dirmelo. Vai all’estero? Mi raccomando, parla solo spagnolo, frequenta solo spagnoli, altrimenti non impari la lingua... e mangia paella e tortilla, una bistecca puoi mangiarla anche in Italia. E balla il flamenco, guarda una corrida.
Detto fatto. Vivo con due italiani e un francese coreano. Perchè in fondo tutto il mondo è paese.
Un italiano recita sempre la parte di colui che ama culture diverse, che vuole incontrare nuove persone, ma se alla fine deve portarsene in casa una tra un guatemalteco e un italiano sceglie certamente il secondo. In Spagna accade lo stesso, spagnoli con spagnoli, stranieri con stranieri. Le minoranze si organizzano, superano quelle prime settimane nelle quali è fondamentale trovare una casa, organizzarsi studio o lavoro, capire gli orari, i mezzi pubblici, i divieti, i locali e si, poi anche le tradizioni e le usanze. Il tutto parlando una lingua stentata fatta di tentativi e incomprensioni.
E poi una nazione è fatta soprattutto dalla gente che ci vive, non è un omogeneizzato di folklore da costa a costa. Tanti luoghi comuni dettati dall’era della comunicazione, sia per noi che per loro.

E’ sorprendente infatti scoprire che per uno spagnolo noi siamo veramente il paese della mafia e della pizza, ma soprattutto del mandolino, che mi sono ripromesso di imparare per non deludere le aspettative della comunità.
Qui a Little Italy oggi piove, la vita scorre tranquilla, dalla cucina arriva profumo di spaghetti e paella take-away.
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