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lunedì, giugno 30, 2008

Il giardino di casa

Qualche giorno in giro per Roma, come un turista. Perchè in fondo quando si vive in una città si scade inevitabilmente nell'ordinario, nel già visto. Ed è in quei momenti che l'incontro con qualcuno che visita per la prima volta l'Italia può cambiare il tuo modo di vedere le cose.
Sto diventando un sostenitore sempre più accanito dello scambio culturale, della scoperta che nasce da un confronto, del divanismo. Ovvero dell'ospitare ed essere ospitato, da persone che non conosco ma delle quali condivido una certa concezione della vita, come un viaggio mai banale e sempre ricco di novità ed emozione. Forse non riesco neppure ad immaginare cosa significhi per un giapponese, un texano, un uzbeko, mettere piede per la prima volta a Roma. Tanto è abitudinario per un italiano vivere in mezzo all'arte e alla cultura.
C'è bisogno di apertura mentale, è necessario considerare sempre molteplici punti di vista. Senza parlare dei turisti attraverso luogni comuni, senza pensare a come truffarli facendo loro pagare un bicchiere d'acqua un euro. Il mondo si fa sempre più piccolo e affollato, in continuo movimento. Bisogna apprezzare, conoscere, anche quello che si trova fuori dal giardino di casa.

lunedì, ottobre 22, 2007

Fenomenologia canina

Eccomi qui. Mi guardo attorno, camera nuova, cuscini indiani, specchio, armadio, scrivania, addirittura un divano. E’ già una settimana che sono nel nuovo appartamento bolognese. Ancora senza connessione internet, confinato ai margini del mondo, lontano da blog, informazioni, contatti. Ma nel compenso la nuova sistemazione non ha deluso le attese: gente simpatica, ambiente interessante. Ancora rimane il dubbio su quante siano le persone che effettivamente vivono qui. Io ne ho contate sette. Anche se uno si tratta sicuramente di un ospite, con tanto di cane appresso. Sabato sera altri due ospiti in casa, altri due cani. Sembra la consuetudine; uomo trova uomo e cane trova cane. Un binomio uomo natura stupendo, se si escludono i primi momenti di tensione per chi come me non ha animali in casa e si sente tra i due fuochi di una lotta territoriale.
Inizio settimana a caccia di lavoro, esami che stanno per arrivare, freddo fuori controllo. Giro con blocco e penna in tasca, decine di numeri e indirizzi, impressioni dei momenti che vivo. Voglio iniziare a scrivere tutto quello che mi sta attorno. Domani vado a Roma per perdermi tra festival del cinema e il tanto atteso musical di Giulietta e Romeo; carta e penna alla mano, beninteso.

sabato, aprile 21, 2007

Fiducia da strada

Premessa, sono di nuovo in Italia. Durante la consueta rapida escursione a Bologna mi è capitato di incontrare due turisti giapponesi. Marito e moglie credo. Niente di strano, la città è piena di turisti. Macchine fotografiche, cappellino alla pescatora, scarpe da trekking, guida tascabile e mappa della città. Un po’ persi, disorientati, li sento discutere e nonostante il mio giapponese sia un po’ arrugginito capisco che non sanno dove si trovano. Sfodero il mio miglior inglese e chiedo gentilmente se hanno bisogno d’aiuto. Subito si spostano, mi guardano storto, usano la cartina come scudo. Pensano che io sia la classica guida abusiva, uno di quei personaggi che si mostrano carini e disponibili e poi ti chiedono venti euro per averti detto ‘per il centro sempre dritto’. Una sorta di Totò truffatore che vuole vendergli la fontana di Trevi.

Penso che non c’è più fiducia nel prossimo. Forse a ragione, di questi tempi è difficile pensare alle cose semplici. Come che un passante voglia aiutarti senza guadagnarci qualcosa. Penso anche che i luoghi comuni si radicano sempre di più nelle nostre menti. Che in fondo le dicerie, le generalizzazioni, sono le vere caratteristiche di un popolo. Mi hanno detto che i norvegesi sono freddi e scostanti. Che gli italiani all’estero si fanno riconoscere perchè parlano sempre con ragazze e urlano per le strade. Che gli inglesi al pomeriggio bevono tè. Ho visto giapponesi e tecnologia, tedeschi e birra, spagnoli e paella, brasiliani e calcio. Tutto diventa sempre più squadrato, omologato. Copia di una copia.

Post Scriptum. A Valencia intanto, dopo quattro giorni di bonaccia, torna il vento e parte l’America’s Cup. Mascalzone Latino compie l’impresa e batte i neozelandesi. Luna Rossa vince facile. E per questa volta devo accontentarmi di festeggiare davanti alla tv.
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giovedì, aprile 05, 2007

Pioggia indifferente

Mi sono trovato a pensare che le cose cambiano significato a seconda di come le viviamo. C’era un prato, vicino a casa, quando ero bambino. Giocavo a calcio in mezzo ai fiori bianchi e gialli, alla cavallette. Solo d’inverno mi accorgevo che in realtà il prato era una discesa , perchè scendevo con lo slittino sulla neve. D’estate non mi rendevo conto che l’erba in realtà si inclinava piano piano continuamente. Ora capisco perchè era più facile segnare in una porta piuttosto che nell’altra. O come quando si va in vacanza al mare, un giorno piove e si pensa che non è giusto e che di sette giorni già uno si è bruciato. Poi magari qualche mese ci vivi al mare, e dopo un po’ capisci quella perfetta armonia, senti i temporali che arrivano, i venti che soffiano e le maree che cambiano. Ma il freddo e la pioggia di questi giorni proprio non me li aspettavo. Sarà che ancora non sento “mia” questa città, continuo a viverla di passaggio, distrattamente.

Se un mattino ti alzi per stare solo coi tuoi pensieri la città che ti circonda non ha più senso. Può essere un qualunque crocevia di strade e persone, case imbiancate e luci notturne. Se vai in giro senza ascoltare è inutile che le persone parlino, differenze di lingua non hanno alcun senso. Sarà l’abitudine, o già lo sguardo proiettato sul futuro. Comunque finalmente ho il tanto sospirato biglietto per Granada. E questo basta per riaccendere la voglia di vivere quello che mi sta intorno.

domenica, febbraio 04, 2007

Little Italy

Si lo so già. Anche se nessuno resiste alla tentazione di dirmelo. Vai all’estero? Mi raccomando, parla solo spagnolo, frequenta solo spagnoli, altrimenti non impari la lingua... e mangia paella e tortilla, una bistecca puoi mangiarla anche in Italia. E balla il flamenco, guarda una corrida.
Detto fatto. Vivo con due italiani e un francese coreano. Perchè in fondo tutto il mondo è paese.
Un italiano recita sempre la parte di colui che ama culture diverse, che vuole incontrare nuove persone, ma se alla fine deve portarsene in casa una tra un guatemalteco e un italiano sceglie certamente il secondo. In Spagna accade lo stesso, spagnoli con spagnoli, stranieri con stranieri. Le minoranze si organizzano, superano quelle prime settimane nelle quali è fondamentale trovare una casa, organizzarsi studio o lavoro, capire gli orari, i mezzi pubblici, i divieti, i locali e si, poi anche le tradizioni e le usanze. Il tutto parlando una lingua stentata fatta di tentativi e incomprensioni.
E poi una nazione è fatta soprattutto dalla gente che ci vive, non è un omogeneizzato di folklore da costa a costa. Tanti luoghi comuni dettati dall’era della comunicazione, sia per noi che per loro.

E’ sorprendente infatti scoprire che per uno spagnolo noi siamo veramente il paese della mafia e della pizza, ma soprattutto del mandolino, che mi sono ripromesso di imparare per non deludere le aspettative della comunità.
Qui a Little Italy oggi piove, la vita scorre tranquilla, dalla cucina arriva profumo di spaghetti e paella take-away.
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