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Perchè all’Italia, che vanta il 50% del patrimonio artistico mondiale, è andata male: solo un finalista in gara, il Colosseo. Che tralaltro rischia di non farcela, vuoi per il disinteresse della nazione o per lo strapotere numerico dei votanti indiani e cinesi. Anche se gli americani ci stanno dando una mano, giudicando dai loro commenti grazie al film “Il Gladiatore”. C’è da dire che al primo turno le cose erano andate diversamente: le prime cinque meraviglie votate dalla gente sono state la Grande Muraglia cinese, il tempio Potala a Lhasa (Tibet), il Taj Mahal (India), il Colosseo e le piramidi maya di Chichèn Itzà (Messico). Torre di Pisa settima ma dall’altra parte Basilica di San Pietro sessantunesima, dietro lo stadio olimpico di Monaco e la ruota panoramica di Londra. Appena davanti al canale di Panama. A sua volta davanti al duomo di Milano.
E alla fine gli esperti hanno mescolato epoche, stili, strutture: sono piovute critiche sulle esclusioni celebri, ma i giochi sono fatti. Non ci resta che provare a spingere il nostro timido Colosseo alla conquista di un posto che gli spetta.
Per la cronaca, i finalisti: Acropoli (Atene -Grecia), Alhambra (Granada - Spagna), Tempio di Angkor (Cambogia), Piramidi di Chichèn Itzà (Messico), Statua del Cristo (Rio - Brasile), Colosseo (Roma - Italia), Moai (Isola di Pasqua - Cile), Torre Eiffel (Parigi - Francia), Grande Muraglia (Cina), Basilica di Santa Sofia (Istambul - Turchia), Tempio di Kiyomizu (Kyoto - Giappone), Cremlino (Mosca - Russia), Macchu Picchu (Perù), Castello di Neuschwanstein (Schwangau - Germania), Petra (Giordania), Piramidi (Giza - Egitto), Statua della Libertà (New York - Usa), Stonehenge (Gran Bretagna), Opera House (Sydney - Australia), Taj Mahal (Agra - India), Timbuktu (Mali).
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