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sabato, gennaio 03, 2009

We can start all over again

E' giunta un'altra volta l'ora di cambiare casa. Resto a Roma, mi sposto solo di un paio di chilometri, resto nell'ambito del conosciuto almeno per le vie che incontro, i tavoli dei ristoranti, le linee tortuose degli autobus. Ma ogni volta che trasloco rivivo un insieme di emozioni contrastanti, fatte di piccoli ricordi, oggetti nascosti. Passo in rassegna gli ultimi mesi. Affondo le mani nel cassetto del comodino, ritrovo di inutilità, biglietti gettati, scontrini sbiaditi, tappi di bottiglia.
Preparo subito uno zaino che mi consentirebbe di vivere tranquillamente per i prossimi sei mesi. E poi inizio a spostare la massa di oggetti superflui che mi circonda. Ogni volta penso che ridurrò il tutto all'indispensabile, all'essenziale, per affrancarmi dalla schiavitù del consumismo, dal dilemma di come abbinare un pantalone nero con una maglietta rossa. E invece eccomi da capo.

E allora esco, nella notte, con indosso una felpa, un gilet e una giacca dell'abito. Per non sgualcirli. E un cilindro in testa, l'eskimo, la kefia, lo zaino da viaggio, lo zainetto, la borsa del pc. Che, tra l'alimentatore e le cuffie, accoglie volentieri anche un paio di lenzuola, una bottiglietta di shampoo, una camicia arrotolata che non incontrerà mai un ferro da stiro. Ho un tappo di spumante nella tasca dei jeans.
Una volta a casa non ho sonno. Penso di scrivere qualcosa. Preparo un risotto, anche se sono le tre. E mi guardo intorno. Saluto la mia stanza. Dove tutto ha di nuovo inizio.

mercoledì, giugno 04, 2008

Tutto ebbe inizio così

Primi passi nella nuova città. Alberi larghi come sul lungomare, colonne di turisti e pietre millenarie. Quartieri nascosti, case come formicai che crescono senza controllo, e giornate trascorse con gli occhi sul giornale degli annunci. Per capire come funziona un affitto, quanto velocemente si sposta la metro, se conviene o meno abitare a un capolinea, sul raccordo, nel quartiere popolare o nella palazzina dell'università.
Non è semplice orientarsi in una capitale. O in una città cresciuta apparentemente senza una forma prestabilita.

Ho trovato casa, a Trastevere: un quartiere che affascina e conquista, a ridosso del centro storico. Anche se prenderò possesso della camera soltanto la prossima settimana; intanto vago per le vie di Roma, cercando di conoscere e riconoscere, perdendomi tra quegli scorci da cartolina. Ancora senza la consapevolezza di tutto ciò che sta accadendo.

giovedì, ottobre 11, 2007

Ready to go

Dieci giorni che non so come riempire. Una casa che slitta, complicazioni, l’idea di un viaggio, forse. Roma, Parigi, New York. La convinzione che ci sono tante cose da sistemare, e subito. Ma anche la certezza che se non si prova adesso poi non ci sarà più la convinzione per farlo.
Basta, ho mollato la camera che ormai era sicura, dovevo incontrare il padrone oggi, portare l’acconto, firmare le carte. Un contratto nuovo nuovo per quattro anni, il che significa sei mesi di preavviso prima di poter andar via: un’enormità di tempo per chi già pensa dove poter sfuggire con l’arrivo della primavera e una laurea messa nel cassetto.
E allora via, altro giro di annunci, di telefonate, di visite. E finalmente una nuova casa. Bella gente, un greco che fa un dottorato in archeologia, una ragazza che studia teatro, un antropologo, forse un cane anche se non l’ho ancora capito. Un paio di giorni e si va.

venerdì, settembre 28, 2007

Cento passi

Forse ho trovato casa. Se così fosse in ventiquattro mesi mi sarei spostato di cento metri. Due anni fa abitavo da un lato del ponte, immenso, che sovrasta quel fiume di binari che sfocia dalla stazione centrale di Bologna. Ora potrei finire dalla parte opposta, cento passi più vicino al pulsante centro storico della città. Quarto piano, vista invidiabile su un incrocio di sette strade risolto in un elegante gioco di semafori e rotatorie, cinque minuti dalla via delle università. Tralaltro appartamento totalmente vuoto, cinque persone che se ne vanno contemporaneamente a metà mese. Lasciando una casa che rinasce in piena democrazia, dove nessun inquilino può vantare diritti sugli altri, tutti ultimi arrivati.

Una città che si riscopre malinconica in una giornata di pioggia, quando tutto nell’aria umida sembra scorrere lentamente. Lunghe camminate lungo i viali, ombrelli colorati, un paio di conversazioni in spagnolo a distanza di mesi con ragazzi di Madrid. Uniche scosse della mattinata un esame di storia del cinema affrontato con spavalderia da studente consumato e grandinata improvvisa che cristallizza per qualche minuto la fretta di chi passeggia per strada. E che permette di scoprire passo passo percorsi tra le infinite file di portici, vicoli e quartieri.

lunedì, settembre 24, 2007

Il mondo è piccolo

Il mondo è piccolo. Perchè un giorno puoi passeggiare per Bologna e incontrare un ragazzo di Macerata che studia a Venezia e che avevi conosciuto a Valencia. Cinque minuti dopo aver accompagnato una ragazza straniera che ti ha chiesto di aiutarla a trovare un ufficio e che casualmente proviene dall’unica città estera dove hai vissuto cinque mesi. Puoi anche tornare in luoghi che non vedevi da un anno e riscoprire tutte quelle semplici azioni che ti fanno sentire così cittadino. Camminare con noncuranza, attraversare col rosso, evitare chi dorme per terra, correre guardando l’orologio. Puoi girarti attorno e accorgerti di essere solo un puntino tra migliaia di persone. Un puntino che per l’ennesima volta, disperato, si lancia alla ricerca di una casa. Muovendosi come un segnale gps sulla cartina di Bologna.

Perchè, grande novità di questo inizio anno, la città si è digitalizzata. Ovvero qualcuno ha ben pensato di togliere tutti gli annunci d’affitto appesi nelle vie universitarie, in nome di una nuova politica di lotta al degrado. Ed ora internet rimane l’unica risorsa per trovare una camera libera.