giovedì, marzo 27, 2008

Pure imagination

Sono stato in una di quelle edicole, a labirinto, con scaffali di riviste mai incontrate. A volte non riesco proprio a capire come faccia ad esistere così tanta carta stampata. Forse è un bene, aumenta la pluralità di sguardi. O più semplicemente cresce la possibilità di occupazione di un laureato fotocopia di qualche disciplina umanistica. In fondo siamo definiti cittadini di un paese nel quale tutti scrivono e pochi leggono, in quei sondaggi da porta a porta nei quali il campione prescelto in proporzione acquista meno giornali del campione finlandese.

Certo, sono solo statistiche. Ma la certezza è che non tutto ciò che è scritto venga letto. Sarebbe impossibile seguire la fiumana di giornali, inserti, allegati, monografie, speciali, reportage. Molti dei quali, perlopiù, resistono grazie a finanziamenti statali e pagine su pagine di pubblicità. Diventa tutto, come sempre, un’operazione commerciale, nella quale non importa tanto il contenuto, ma il denaro che si mette in circolo. In una catena infinita.
Nello stesso tempo però apprezzo veramente chi scrive su questi giornali. Perchè svolge la propria missione con perseveranza, passione, e sorprendente inventiva. E’ necessaria l’immaginazione di un bambino per avere sempre una storia da raccontare su riviste come ‘Il gommone’, ‘Armi e tiro’, ‘Il comportamento del cavallo’.
Veramente, vi devo tutto il mio rispetto.

domenica, marzo 23, 2008

Un anno fa

Un anno fa non era un anno fa. Ovvero l’ultima Pasqua cadeva un paio di settimane dopo. Era sempre domenica, ovviamente. Ero lontano da casa, batteva un sole forte che scaldava la pelle. A pranzo ero da amici, al settimo piano di un palazzo in una via dal nome arabeggiante. Silenzio nelle strade, calma, inizio di primavera. Poi ricordo un tavolo rotondo, una televisione con un solo canale, i volti delle persone, lasagne e gamberi. La sera a mezzanotte avrei preso un autobus per partire, verso il sud e l’Andalusia. Era tutto diverso.
Non sto dicendo migliore, peggiore. Soltanto diverso. Oggi sono a casa, e mi sembra il momento giusto per esserci. Come era perfetto stare via un anno fa con un biglietto in tasca e qualche amico col quale condividere l’esperienza. Mi piace ripensare ai particolari, quelli splendidi e inutili, che ti fanno ricordare ciò che hai vissuto. Senza malinconia, ma con intensa partecipazione.

In questi giorni ho riguardato i luoghi dove sono cresciuto, quei panorami fatti di distese e colline, di colori. Ho rivisto tanti volti, che da troppo avevo lasciato in disparte. Come se avessi un limite, continuo, nel coltivare un rapporto, una relazione sociale.
Sento che la soluzione giusta è sempre guardare in alto, avanti, lontano, ricercando una strada differente. Ma senza dimenticare le persone, i dettagli, i momenti, che mi hanno reso la persona che sono.

sabato, marzo 15, 2008

Pro creazione assistita

Il mondo non finirà mai di sorprendermi.
Cercavo qua e la le informazioni meteo per prepararmi a un lungo viaggio. Forse non andrò troppo a nord, non vedrò l'aurora boreale o semplicemente la neve. Ma e' meglio sapere a cosa si va incontro. E allora guardavo la cartina, scorrere verso nord, con gli stati dell'Europa che passo passo si fanno più grandi e desolati. Siamo troppo abituati a fissare il cuore del continente, un'accozzaglia di staterelli dai confini irregolari, che nessuno sa con precisione quanti siano, come siano incastrati.
E invece lassù al nord i paesaggi sono senza tempo e senza spazio, si gettano nel mare e tra i ghiacci per le nazioni sono sconfinate. E' cosi' che ho scoperto le isole Svalbard, un arcipelago di terra gelata dimenticato da tutti. Scogli grandi come l'Irlanda, oltre il circolo polare, governati dalla corona norvegese. Duemila simpatici abitanti. Minatori perlopiù, qualcuno impiegato nel turismo e otto folli che gestiscono una stazione radio.
E' qui che nasce un progetto che sembra l'arca di Noè dei nostri giorni. E' la banca dei semi, una sorta di deposito mondiale di qualsiasi vegetale conosciuto, una vera e propria banca genetica. Il governo norvegese sta scavando una galleria di centoventi metri nella roccia sull'isola di Spitsbergen, portando la temperatura a -18 gradi centigradi dagli originari -6 della zona. La banca avrà porte blindate antiesplosione e due prese d'aria. Il motivo di questo progetto è prevenire l'estinzione delle piante a causa di una catastrofe mondiale come la guerra nucleare o il riscaldamento globale, tanto è vero che il tunnel si trova a centotrenta metri sopra il livello del mare.
Un'ipotesi decisamente poco ottimistica.

venerdì, marzo 14, 2008

Deja vu

Uno slancio di narcisismo e determinazione mi ha spinto ad un’azione inaspettata. Mi sono cercato su internet. Ovvero ho scritto il mio bel nome e cognome, virgolettato, e l’ho lanciato in quella ricerca di quattro millesimi che sfoglia un qualche milione di pagine web. Non tanto per scoprire quanto sono famoso. Anche perchè ognuno è famoso per quindici minuti, o quindici pagine, che dir si voglia.
Quanto per la curiosità di scopire un’omonimia, di incontrare un deja vu, un ricordo del passato, un parente perduto. E i risultati sono stati sorprendenti. Merito forse di un nome che è piuttosto diffuso, il sesto più usato in Italia. Sesto come Sven in Svezia, Ian in Polonia, Charles in Gran Bretagna. D’accordo, anche Sigurd in Norvegia.
A conti fatti ho scoperto che un omonimo si pubblicizza come mago del telemarketing, di una società che non ho ben capito cosa venda. Un altro ha inserito un annuncio su un sito di trattori usati, vende un Lamborghini quasi nuovo e una macchina specializzata per la raccolta delle bietole. E il solo fatto che esiste un macchinario del genere mi riempie di orgoglio. A Torino invece l’ennesima fotocopia di me stesso lavora come giullare e saltimbanco. Lo assicuro, non sono io. Anche se mi piacerebbe davvero.
Ma in assoluto l’esponente migliore di questa piccola famiglia è un calciatore del Lazio. Il referto arbitrale racconta: "Espulso per condotta violenta nei confronti di un avversario, alla notifica del provvedimento offendeva e minacciava l'arbitro e afferrava per i capelli lo stesso avversario. Mentre lasciava il terreno di gioco spingeva leggermente un assistente arbitrale, lo offendeva ed incitava il pubblico a comportamenti violenti. Dall'esterno continuava nelle minacce." E ovviamente col suo comportamento dava inizio a una gara di solidarietà. "I sostenitori durante la gara, in occasione di due espulsioni dei giocatori della squadra, sputavano più volte contro un assistente arbitrale attingendolo al viso, alle braccia e alle gambe".
Come sempre il calcio ha qualcosa da insegnarci.

sabato, marzo 08, 2008

Quel che deve succedere

Ieri sera sono andato a teatro. E quando vai a teatro non sai mai cosa aspettarti.
Oltretutto devo scrivere un pezzo, aggressivo, su questo spettacolo che è tutto un urlare in faccia, un continuo buttar fuori insofferenza, gioia e dolore. Sono entrato tra il pubblico, con il mio volto di studente alternativo, biglietto alla cassa, sopracciglio alzato di chi guarda tutto con interesse. Un passaggio come tanti che per me è sempre emozione, quando sento l’arte attorno, la tensione della scena, il calore del pubblico.
E tutto poteva essere un po’ diverso. Perchè proprio per la rappresentazione del giorno precedente avevo un accredito stampa. Ovvero un posto riservato, gratuito, da giornalista. Niente di importante, ma è la prima volta che qualcuno mi fa guardare uno spettacolo affinchè possa scriverne un pezzo. Anche se a conti fatti ho pagato il biglietto la soddisfazione rimane.
Intanto ripenso a immagini che possano tramutarsi in parole, a colori che possano diventare frasi, a movimenti che si possano lasciar imprigionare in un titolo, in un commento. Poi se è destino un’altra occasione arriverà.

giovedì, marzo 06, 2008

Punto di partenza

Leggendo questo blog potrebbe sembrare che io sia andato a Torino e non abbia più fatto ritorno. Perchè da quel momento in poi per infiniti giorni non ho più dato alcuna notizia. Non ho più scritto, commentato. O meglio, ho scritto tanto, troppo, ideato e cancellato, strappato (no, non il pc…) e rivisitato quella che potrebbe essere la mia tesi di laurea.
Ho anche una data, finalmente, ed è la mattina del 28 marzo. Un venerdì “di grande pregio storico e artistico”, come il palazzo che lo ospita. Nel quale non è consigliabile lanciare uova e farina, nè contro gli affreschi del settecento ne’ contro il sottoscritto.
Intanto sono successe tante cose. Colloqui di lavoro, qualche ipotesi presa in considerazione. Bisogna rimettere in gioco tutto. Poco tempo per pensare, meno per agire. Poi ho incontrato un ragazzo argentino che in realtà è marchigiano e viaggia alla scoperta delle origini. Devo viaggiare, devo partire. Sto decidendo cosa fare.
E poi è un classico andare via per un po’ finiti gli studi. Chissà. Il problema è capire da dove iniziare. Ho una cartina dell’Europa davanti. Provate voi a scegliere una città, a scartare il quadro dei girasoli di Van Gogh per preferirlo a un tramonto della Grecia. A gettare la sirenetta della baia di Copenaghen per un kebab in un paese dove fanno veramente il kebab.
Penso che sceglierò tutto, o lancerò una freccetta sulla cartina. Da qualche parte dovrò pur iniziare.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Evasioni

Salto su un treno, regionale, che farà centinaia di fermate. Destinazione Torino.
Chilometri di binari tra le campagne, alberi secchi che alzano le braccia al cielo, variazioni di distese pallide, gialle e verdi, qua e là mattoni rossi come scheletri di casali abbandonati. L’immagine che rompe la monotonia è fatta di terra scura, nella nebbia, dalla quale spuntano centinaia di paletti bianchi. Inquietanti, come croci, ai quali si sostengono le viti piantate di recente. Avvicinandosi alle città si incontrano invece quelle stazioni tutte uguali: uno stabile abbandonato, un vagone dimesso sullo sfondo, un lungo magazzino con le finestre a quadretti e i vetri rotti. Il mio arrivo a Porta Nuova è caratterizzato dai luoghi comuni. I treni sono sempre i ritardo, al nord fa sempre freddo. A fianco ho pure gli operai della Fiat, turno quattro, che oggi tornano al lavoro. Dopo trenta giorni di cassa integrazione. Sono tutti contenti, adesso hanno sessantamila motori da assemblare, e ce ne sarà per parecchio tempo.

Inizio a girare per le strade, a perdermi nella scoperta di una Torino che si rivela splendida. Ha questi portici con luci particolari, l’aspetto signorile, certi spaccati da rivoluzione industriale. Come le porte, i balconi, le cassette delle lettere in ferro battuto, tanti ingranaggi di un’unica macchina che è la città che si muove e respira. Una strada è costellata di piccole librerie all’aperto, di curiosi e studenti tra i banchi. A fianco un negozio etnico, due vetrine di vinili d’autore, all’improvviso un teatro che spunta di via in via. Un crocevia d’Europa che accoglie e conquista.

lunedì, febbraio 25, 2008

Underground

La chiamano cultura underground. Sotto il suolo, sotto l’apparenza. Come un qualcosa che si vede e non si vede, ma resta insito nelle pieghe delle società risorgendo a tratti con forza e passione. Scorre sotto pelle, disegna tratti che paiono fumetti della mente, colora e denuncia, suona e fa vibrare ciò che la circonda.
Come le foto che vedete qua accanto. Un impatto e uno stile che sono il biglietto da visita di Bloody Sound Fucktory, etichetta indipendente e molto di più. Feste rock sulla spiaggia, afterhours, e musica nuova. Diversa. Gruppi che si faranno conoscere e una selezione musicale che vuole prendere le distanze dalle leggi omologate di mercato.
Se vi va fate un salto sul loro sito, magari scorrete la lista degli eventi. Ascoltate un pezzo, affittate una fabbrica e organizziamo una serata. Insomma, se non possiamo cambiare il mondo, almeno cerchiamo di portare avanti le idee giuste.

sabato, febbraio 23, 2008

Yes, weekend

Oggi è arrivato il classico discorso aziendale. Puntuale come sempre. Il contenuto a grandi linee è fatto di forza ragazzi, siamo una grande famiglia, l’obiettivo è vicino. Dobbiamo darci da fare nell’interesse di tutti. Tra il mormorio generale mi è sembrato di sentire anche abolirò l’ici e liberalizzala. Insomma, riassumendo bisogna alzare la produttività, la qualità, la praticità. Yes we can. Si, noi possiamo. Non si poteva concludere meglio, facendo ancora un po’ di pubblicita’ a Pd e Barack Obama. Gli avrei volentieri risposto “yes, weekend”, ovvero dacci un po’ di calma adesso che è sabato sera e siamo ancora al lavoro quando tutti sono in giro a divertirsi.
Sembrava di essere ad un comizio elettorale, uno di quelli che vanno tanto di moda in questo periodo. Grandi promesse di benessere per il futuro, a patto di qualche rinuncia nel presente. E questa è una storia che già conosciamo. E ci piace riascoltarla, come una favola, la sera prima di andare a letto. E rinuncia a qualcosa per entrare nell’euro, rinuncia a qualcosa per rimanerci, rinuncia a qualcosa perchè arrivano i cinesi, rinuncia a qualcosa perchè governa la destra, rinuncia a qualcosa perchè governa la sinistra.
Fra tutti questi sacrifici rituali e’ rispuntato pure l’oracolo Beppe Grillo. Che una cosa giusta l’ha detta di sicuro: come si fa a scegliere chi votare se i programmi sono identici?

domenica, febbraio 17, 2008

Chinese whispers

Secondo una recente indagine basterebbero poche persone convinte per condizionare tutte le altre. Ma guarda un po’.
La chiamano con un termine sospeso tra scienza e tecnologia “sindrome del pecorone”, ma nonostante il nome da barzelletta è frutto di una lunga indagine e di sperimentazioni sul campo. Cinque persone hanno camminato per strada ogni giorno osservando quanto il loro passo deciso poteva influenzare quello degli altri. Una ricerca degna di merito, di quelle che di solito si fanno con i contributi statali. Lo sapevamo un po’ tutti che la massa segue il singolo, che basta dire meno tasse per avere più voti, che se uno va allo stadio con la mazza da baseball poi arrivano tutti con ferri da golf, bastoni da hockey, racchette da tennis (no, queste forse no). Ma non avevamo il supporto della scienza. Adesso lo abbiamo, in un qualche modo.
D’altronde l’hanno detto al telegiornale, quindi deve essere vero per forza. Infatti il telegiornale l’ha presa dal Corriere della Sera, che non mente mai. E il Corriere l’ha letta sul New York Times, che è la guida dei tempi moderni. E al Times l’ha detta il primo bambino della fila, sussurrandola all’orecchio. Come in un grande telefono senza fili. O chinese whispers, come si dice negli States. Il che ci lascia la perplessità di non poter mai sapere quanto sia reale la notizia che ci è arrivata.

giovedì, febbraio 14, 2008

Allegoria del malgoverno

Un buon governo nasce da buoni cittadini. Non esiste nessun governo, buono o cattivo, con la facoltà di cambiare la situazione se il popolo è indifferente. Bisogna prima di tutto formare buoni cittadini, che saranno poi buoni politici. O buoni pizzaioli, ingenieri, uomini d’affari.
Gandhi in fondo ha rivoluzionato il mondo perchè aveva davanti a sè buoni cittadini, legati alla propria terra, uniti in qualche modo dalla propria religione, indù o mussulmana che fosse. Io mi chiedo: dove sono gli italiani? Persi, insoddisfatti, diseducati ad interessarsi di ciò che li circonda. E' inaccettabile che uno stato non investa in istruzione, formazione, nel rendere tutti più consapevoli. Io voglio parlare in questa piazza per ascoltare, imparare, da ciascuno di voi. Io non sono nessuno. Ma vivo dell’aria che respiro, dei libri che leggo, della gente che incontro.
Così ha parlato uno dei personaggi più caratteristici di Bologna, proprio questa mattina, in piazza. E come dargli torto. Non so chi sia, cosa faccia nella vita. So solo che ogni tanto lo trovo per le strade, in piedi su uno sgabello, a colloquiare con la folla che lo circonda. Cuffietta in testa e occhialini, voce limpida e la sicurezza di un attore consumato. Forse è un professore, forse un folle. Capace come un folle di dire soltanto la verità.

martedì, febbraio 12, 2008

Lo strano caso del dottor Kyrby

Un giorno giravo su internet, qualche sito di annunci di lavoro, decine di curriculum spediti qua e la. Poco tempo dopo ricevo una telefonata: una gentile segretaria vuole fissarmi un colloquio. Non faccio troppe domande, lei non entra nei dettagli, e la mattina seguente mi ritrovo seduto in una sala d'attesa, tra giovani disoccupati, donne di mezza età, qulache neolaureato. E con un sorriso scopro che nessuno conosce il motivo per il quale si trova lì. Provo a parlare con la segretaria, e ne nasce un colloquio degno di un film di Nanni Moretti: faccio cose, vedo gente, cerchiamo diversi ruoli, attività di supporto a ulteriori sviluppi. Non capisco, proprio non capisco. Lei mi dice che non vorrebbe darmi informazioni sbagliate, in fondo lei si limita a rispondere al telefono e fissare appuntamenti. Certo, penso io, normalissimo non conoscere cosa succede oltre la porta dell'ufficio a fianco.
Fatto sta che inizia il colloquio: e dopo venti minuti ancora non comprendo il lavoro che dovrò svolgere. Importanza, comunicazione, qualità, parole svuotate del loro senso se non si legano a qualcosa di concreto. Solo nel finale, colpo di scena. Vendita a domicilio di aspirapolveri, con tecniche di raggiro e truffa. Fissare un appuntamento spacciandolo per un intervento gratuito di igienizzazione, convincere il malcapitato che ha una casa infestata dagli acari e vendergli l'ultimo ritrovato della scienza in fatto di pulizia. A un prezzo di tremila euro, che possono poi essere anche duemila o mille a seconda di quanto è sveglia la preda. Prezzo di listino duecentonovanta euro. Il prodotto si chiama Kyrby, la società fantasma qui a Bologna Techdrive, statene lontano.
----- p.s. Che sia successo realmente a me oppure no poco importa. Il fatto è che ogni giorno la truffa continua, perciò prestate attenzione. Ah, dimenticavo: ogni riferimento a nomi o persone realmente esistenti è puramente casuale. O forse no.

sabato, febbraio 09, 2008

Una poltrona per due (ruote)

Bologna si presenta cosi’. Liberale, alternativa, sulla facciata. Nervosa, irrequieta, se si cammina tra la gente. Tutti in guardia, sospettosi. Preoccupati per la crescente delinquenza, per l’immigrazione in costante aumento, per la perdita di controllo delle autorita’. Non ci si deve stupire allora se nasce un concorso per sensibilizzare la popolazione sulla tratta delle biciclette. Strappate ai loro legittimi proprietari, maltrattate, svendute agli angoli delle strade. Ognuno in cuor suo sa che passeggiando su e giu’ per via Zamboni l’occasione di portarsi a casa una due ruote e’ sempre li’ a portata di mano. Poi magari e’ anche la stessa bicicletta che ti avevano rubato sotto casa un paio di giorni prima. E in fondo tutti sappiamo che facendo cosi’ si alimenta il mercato nero, ma nessuno ha il coraggio di smettere. E il folklore continua, di citta’ in citta’, ruote viste di sfuggita, sellini in penombra, i prezzi bassi che non dispiacciono a nessuno.
Anche se un’altra strada era stata trovata: il mercatino dell’usato, che si tiene a periodi alterni, ma che non esercita lo stesso fascino. E soprattutto non ti porta la merce a due passi da casa. Ma, d’altro canto, non te la porta neppure via.
Ma la vera notizia bomba che scuote la quiete bolognese e’ la candidatura a sindaco di Beppe Maniglia. Per chi non lo conoscesse vi basti sapere che gira con un giubbotto di pelle e suona in piazza la chitarra elettrica, ovviamente quando non si trova in giro per l’Italia con il suo sidecar. E questo meriterebbe non un commento, ma un blog intero. Idee chiare, schiette, sincere. Un grande programma elettorale. Un esempio su tutti: troppi immigrati lavavetri ai semafori? Togliamo i semafori. Questa e’ vera politica.

martedì, febbraio 05, 2008

Kali Yuga

Secondo alcune credenze del Nepal ci troviamo nientemeno che nell’era dal Kali Yuga. Si tratta di un’era oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale, e fino a qui ci siamo. Parole come “carità” e “libertà” vengono pronunciate spesso dalle persone, ma mai messe in pratica, e anche in questo caso ci avviciniamo abbastanza. Il principio della vita si trova nel cibo e gli uomini vivono fino a cento anni. Subito dopo verrà il periodo dei grandi carnivori che giustamente, vista la dieta, vivranno cinquanta anni. Nell’ultima era si vivrà solo sedici anni, e ci si ciberà di vegetali, frutta e fiori (e questa non è una bella pubblicità per i vegetariani). Alla metà del Kali Yuga il raja Vijayabhinandana dominerà il mondo e vivrà mille anni. Molti credevano si trattasse di Prodi, ma evidentemente si sbagliavano.
Oggi si sono sciolte le camere, come in quadro di Dalì, si sono fuse e torneranno presto mescolate con le stesse facce e qualche colore diverso, forse ad aprile, forse chissà. Napoletano incontrerà nel pomeriggio le alte cariche dello stato: Marini alle 18, classica ora da partita a scacchi con una buona tazza di tè, poi tutti a fare il giro degli aperitivi alle 19 con Bertinotti.
Tra le altre cose oggi è il famoso supermartedì. Il giorno in cui si svolgono le elezioni primarie per i candidati alla casa bianca in molti stati. E anche qui si preannuncia battaglia.

lunedì, febbraio 04, 2008

La fiera della vanita'

Sono stato a Venezia. E questa, di per sè, è già una buona notizia. Perchè la città esprime un fascino eterno fatto di storia e canali, gondole e acqua, con l’umidità che sale per i muri e si incontra con quella che scende dal cielo. Visto che piove. E il clima di festa stinge in un grigio pomeriggio ravvivato dai colori delle maschere del carnevale. Tutto mi sembra immobile, raffreddato.
Ma a parte la pioggia qualcos’altro non convince. Non c’è musica per le strade, non c’è confusione o follia, è tutto composto e preciso come i costumi settecenteschi dei ricchi turisti che fanno mostra di loro stessi. Doveva essere il carnevale della svolta, del divertimento dall’alba al tramonto, della pluralità degli eventi. In realtà tutto ruota attorno a piazza San Marco e bastano poche gocce di pioggia per mettere in crisi un’organizzazione milionaria. Salta la sfilata delle maschere, salta lo spettacolo acrobatico, salta lo spritz, rimane solo un incerto happening di pittura estemporanea che presenta il tema della giornata. Tralaltro ho anche imparato che puoi essere anche in seconda fila vicino al palco, ma se qualcuno davanti a te ha l’ombrello spalancato la visibilità è piuttosto ridotta.
La fiera della vanità si consuma la sera col grande ballo di gala riservato ad aristocratici turisti al teatro la Fenice, con le eleganti passeggiate di moderni Casanova, con gli sbuffi di tulle dorato dei copricapi. Una sfilata di fascino d’altri tempi sullo sfondo di una Venezia malinconica che forse da questo carnevale poteva aspettarsi qualcosa di diverso.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Casa base

Nuovi ospiti a casa. Questa volta arrivano dal Belgio, da un luogo perso nelle fiandre di nome Antwerpen. O Anversa, per dirlo in parole piu’ semplici. Una citta’ famosa in passato per i suoi commercianti e per avere ospitato le Olimpiadi; diventata addirittura celebre per il numero esorbitante di missili v2 che l’hanno colpita durante la seconda guerra. Che poi, a essere sinceri, non mi ricordavo neppure che il Belgio fosse in guerra. O forse non lo era davvero, ma si sa che in questi casi gli errori di pochi li devono pagare un po’ tutti.
Comunque i due giovanotti hanno ben pensato di farsi un viaggetto non convenzionale in Italia. Tappe inusuali, lontani da grandi centri, lontano dalla confusione del carnevale in laguna. Ma un viaggio rilassato tra Padova, Ferrara, Mantova e inevitabilmente Bologna. Intento ammirevole.
Anche se la prima cosa che mi raccontano al nostro incontro e’ che hanno trovato un pub in centro dove servono un’ottima birra belga. Lezione pratica di come fare un viaggio con la casa legata sulle spalle.

domenica, gennaio 27, 2008

Gangsta's paradise

E’ il fine settimana che precede carnevale, e la tradizione vuole che un angelo voli su Venezia. Scenda dal campanile di San Marco, plani sulla folla, saluti le maschere e inauguri i festeggiamenti. Negli ultimi anni si sono alternate nel ruolo dell’angelo brillanti atlete e qualche soubrette, con tanto di veste candida e ali leggere appese alla carrucola che dai novanta metri delle torre porta fino alla piazza.
Ma questo e’ l’anno della rivoluzione, della Venezia sotto i riflettori, dell’attenzione mediatica. E gli organizzatori hanno cercato in ogni modo di stupire con un colpo di scena. E la scelta per il ruolo dell’angelo è stata sofferta, dibattuta. Inizialmente era stato contattato un personaggio che incarna eleganza ma senza dubbio si discosta dalla lista delle prime donne: Mike Tyson. La città ha rabbrividito per qualche istante, anche se poi l’accordo è saltato per la richiesta giudicata eccessiva del compenso del pugile, centocinquantamila euro. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che il nuovo ingaggio lascia tutti senza parole. A scendere dal cielo con bianco piumaggio è il rapper californiano Coolio. E scatta la polemica.
Perchè non è proprio il simbolo della bellezza, perchè non è italiano, perchè ha la classica storia di superstar tossica e con rapina a mano armata alle spalle. Ma senza dubbio è una scelta coraggiosa.
E per uno che è diventato famoso cantando Gangsta’s Paradise volare su piazza San Marco dev’essere una bella soddisfazione.

venerdì, gennaio 25, 2008

Waiting list

“Vedete, io ho vissuto per molto tempo nell'oscurità perché mi accontentavo di suonare quello che ci si aspettava da me, senza cercare di aggiungerci qualcosa di mio.”
Mi ritrovo molto in queste parole, nulla da dire. E forse mi rispecchio anche in chi le ha pronunciate, un uomo che per mezzo della sua arte ha rivoluzionato il mondo. Certo, capisco che si tratti di un progetto ambizioso. Ma in fondo a volte basta un attimo, un punto di vista differente, un voto contrario. E tutto cambia.
Penso che molti, anzi troppi, vivano in attesa di questo cambiamento. Come viaggiatori stanchi fermi in una sala d’attesa, logorati da noia e monotonia, concentrati sui minuti che li separano dalla partenza piuttosto che sul viaggio che li attende. Si guardano intorno, si lamentano. Cercano la novità che dia una scossa a tutto, ma che in realtà getta solo altro fumo negli occhi. Ora non abbiamo neanche piu’ il governo. Anche i poltici hanno pensato che sia meglio restarsene con le mani in mano, tutto si sistemera’ da solo. Invece penso che più che mai serva darsi da fare.
L’unica cosa certa è che oggi ho finalmente chiesto i moduli per la laurea. E la grande attesa sta volgendo al termine.

domenica, gennaio 20, 2008

Scatole cinesi

Da bambino bevevo l’acqua del rubinetto. Poi abbiamo cambiato citta’ e l’acqua non si poteva piu’ bere. Forse perche’ prima stavamo al piano terra e poi nell’attico, e l’acqua fa cosi’ tanta fatica per arrivare in cima alle scale che non e’ piu’ buona. E allora devi riempirti la casa di bottiglie, di etichette, di tappi. Avevo un cassetto pieno di tappi, centinaia, non so per quale motivo, ma a guardarci dentro capivi in un attimo quante bottiglie potevi aver gettato nella spazzatura. Quella stessa spazzatura che adesso inonda le strade del napoletano e parte con tanti piccoli mezzi verso tutta l’Italia.
Il fatto e’ che qualunque cosa compriamo e’ impacchettata, sigillata, contornata da plastica e polistirolo. E questo e’ abbastanza evidente a tutti. Le leggi del mercato riempiono gli scaffali di incarti sempre piu’ piccoli, piu’ pratici, aumentando in modo spropositato le confezioni da smaltire. Le leggi della concorrenza aumentano immagine e pubblicita’, inserti e imballi non necessari. Ogni prodotto e’ una scatola cinese, fatta di plastica che inghiotte carta, che divora alluminio, che ingloba null’altro che spazzatura. A Parma esiste pure un corso di laurea in scienze e tecnologie del packaging, giusto per rendere l’idea di come vanno le cose.
Ma in un paesino del Piemonte pare che tutto sia differente e che sia realmente iniziata la guerra agli sprechi. Si puo’ andare dal panettiere col proprio sacchetto, al banco salumi con una vaschetta gia’ usata, si usano borse di tela per la spesa.
Certo sara’ il massimo della comodita’ fare colazione con biscotti incartati singolarmente, pane gia’ affettato e imbustato, caffe’ solubile in bustine monodose. Ma forse e’ arrivato il momento di rinunciarci.

venerdì, gennaio 18, 2008

Note del redattore

Va bene. Lo so che i blog dovrebbero essere i veicoli della cultura alternativa, della libertà d'informazione. L'espressione democratica di chi vuole raccontare i fatti come realmente sono. Con momenti di discussione costruttiva e argomenti elevati. Ma non potevo proprio resistere alla tentazione di un commento sulle selezioni del Festival di Sanremo. Mi perdoneranno Mastella e la sua poltrona, Napoli e i suoi sacchetti, Prodi e la sua poltrona (che è sempre la stessa di Mastella). Ma ho bisogno ancora di tempo per capire come stanno le cose. Mentre non serve riflettere per farsi due risate con la lista di selezionati e bocciati del festival della musica italiana.

Va detto prima di tutto che io rientro nella corrente buonista, che considerà l'appuntamento di Sanremo una tradizione che, per quanto datata in forme e contenuti, conserva immutata il suo fascino. Due parole sui partecipanti: da una parte i soliti nomi che spuntano regolari ogni anno a gennaio, Zarrillo, Bertè, Tatangelo, Meneguzzi. Una canzone e poi si campa di rendita tutto l'anno. Dall'altrà belle novità, Frankie Hi Nrg su tutti e a sorpresa Giò Di Tonno con Lola Ponce, che sono nientemeno che i protagonisti di Notre Dame de Paris con un pezzo scritto da Gianna Nannini. In mezzo gli intramontabili Toto Cutugno e Little Tony, che tralaltro si presenta con una squadra di cinque medici, visto che ultimamente non se la passa troppo bene.

Ma è tra gli esclusi che si nascondono artisti sorprendenti. A parere della giuria sono stati infatti giudicati "inascoltabili" il mago Otelma, Luca Sardella e Pippo Franco. Ma penso che per arrivare a questa conclusione non servisse neppure una giuria. Fuori l'interessante accoppiata Banda Osiris e Quintorigo e l'inedito duo Tony Dallara Teo Teocoli. Fuori Andrea Rivera, che tutto ha fatto e adesso vuole anche cantare... Fuori Annalisa Minetti, la ipovedente diventata miss, la miss diventata cantante, la cantante arrivata prima tra i giovani e poi unico caso nella storia anche tra i big, la vincitrice che poi ha ripreso pure la vista e ha perso una scarpetta di cristallo. Nel dubbio ha mandato cinque pezzi, ma niente da fare.

Consoliamoci, in questo periodo di cupa instabilità avremo ancora modo di rilassarci tra i fiori e le musiche di Sanremo.