mercoledì, aprile 16, 2014

In the middle of nowhere

GIORNO 16, DA QUALCHE PARTE, MONGOLIA

L'alba regala un'amara sorpresa. La pioggia, scesa insistente nella notte, si e' trasformata in neve che per l'ennesima volta ci regala un paesaggio surreale. Ieri pomeriggio, a poche centinaia di metri, ho camminato sulle dune di una striscia di deserto, una propaggine del Gobi spintasi in modo ardimentoso fino a nord. Zone climatiche sovrapposte, qualcosa mi sfugge.

Comincio a pensare di aver equivocato le parole dei giorni precedenti, nelle quali si accennava a un 'trasporto in cammello'. Incredulo, oltre il limitare della gher, scorgo quattro placidi cammelli innevati. Paese che vai, usanze che trovi.
E quindi eccoci, di li a poco, seduti tra una gobba e l'altra, ondeggiare in quella terra sconfinata. Addosso due paia di pantaloni, due felpe, giacca, sciarpa, cuffia. Il vento della Mongolia non perdona, due gradi nell'aria, raffiche come schiaffi sul volto, terra, e neve, e sabbia chiazzata di bianco, e tutto intorno il nulla. Splendido, nulla. Sguardo che vola in ogni direzione senza trovare ostacoli, solo dolci chine di montagne troppo antiche per occludere la vista, chilometri e chilometri senza una pianta, un albero. Una terra ostile punteggiata soltanto qua e la da puntini bianchi, le gher e gli accampamenti di chi, nonostante tutto, ha deciso di restarci, nel nulla.

domenica, aprile 13, 2014

Da qualche parte

GIORNO 13, ULAANBATAAR, MONGOLIA

Arrivati, in un qualche modo, in Mongolia. Tanto se ne e' parlato, nei giorni passati, di questo fantomatico confine, dell'uscita dalla Russia, delle formalita' alla frontiera. Controlli rigorosi, lunghe attese, ma nulla di piu'.
E quindi eccoci a Ulaanbataar. Metropoli in mezzo al nulla. Un altro paese, enorme, con un unica citta' e una lunga strada che la taglia in due, fino alla Cina, senza diramazioni.

Difficile muoversi su sterrati sconnessi, ma soprattutto, ancora di piu', difficile comunicare. Comprendere.
Al ristorante si ordina indicando, o facendo il tiro a segno sul menu. Stesso alfabeto della Russia, il cirillico, ma lingua totalmente diversa. Quindi poco utile quanto appreso finora, in giorni di impegno e attenzione, persi i preziosi buongiorno, grazie, scusi, mi chiamo, e i numeri. Incredibile accorgersi dell'importanza dei numeri.

In compenso trovato un buon ostello come appoggio e organizzato un giro in una zona interessante della Mongolia. Con un piccolo deserto, qualche montagna, un paio di laghetti, quasi una mappa in miniatura di una nazione che richiede un tempo immane per essere apprezzata. Se non altro per la difficolta' degli spostamenti.
Via per quattro giorni, a dormire nelle gher, le tende rotonde tipiche della tradizione nomade, a conoscere da vicino una cultura che anche se si lascia avvicinare dal turismo riesce a mantenere le proprie peculiarita'. Strano, forse per la prima volta, perdere l'orientamento. Andare in una zona, piuttosto che in una citta', che non ha un nome preciso, un punto sulla mappa. E solo li, a un certo punto. Da qualche parte.

mercoledì, aprile 09, 2014

Incontri ravvicinati

GIORNO 9, LISTVJANKA, RUSSIA

Seicento chilometri per sessanta di ghiaccio. Questo e' lo spettacolo che si presenta uscendo da un'ora e mezza di una pineta per raggiungere Listvjanka da Irkutsk.
Il lago Bajkal si mostra in tutto il suo splendore, ancora congelato, ad aprile, con le barche strette in pose innaturali, la gente che passeggia sulle acque. Nell'aria il profumo dell'immancabile omul, un pesce endemico simile al salmone, seccato, bollito, arrosto, affumicato. Ed e' qui, nel paese congelato che sembra attendere da troppo tempo il risveglio, che troviamo i primi turisti.

Strano incontro. Convinti a lungo di essere gli unici a muoversi in questa stagione, che invede ben si addice ad altre destinazioni baciate dal sole. Due svedesi. E addirittura, in un ostello fatto solo di tronchi d'albero, un manipolo di finlandesi. Gente che vive al freddo, tra alberi e laghi, che viaggia migliaia di chilometri per trovarsi al freddo, tra alberi e laghi. A volte e' proprio difficile cambiare le proprie abitudini.

martedì, aprile 08, 2014

Level completed

GIORNO 8, TRANSIBERIANA, NEI PRESSI DI IRKUTSK, RUSSIA


‘Nessuno sapeva che ore fossero a bordo del treno’.  Ore 2.30 del mattino. Vengo svegliato dalla provodnitza, la rigorosa responsabile del vagone, per la colazione. Ora, quell’enigmatica frase letta pochi giorni prima, sembra assumere significato.

Il fatto e’ che un paese che copre un terzo del giro della Terra non puo’ avere sempre lo stesso fuso orario. Bene. Ma questo ovviamente causerebbe enormi incomprensioni su orari e appuntamenti.
Per questo in Russia tutti i treni viaggiano seguendo l’orario di Mosca. Dopodiche’, circa ogni mille chilometri, scatta come e’ giusto che sia un’ora di fuso orario. 
Ora, Mosca di trova in zona +4, ovvero tre ore avanti a Roma. Ma non avendo l’ora legale al momento e’ soltanto due ore avanti. Irkutsk e’ a +5 rispetto a Mosca, come indicato sulla porta del vagone, ovvero in utc +9, cioe’ +8 da Roma, quindi +7 in questo periodo. Il fatto curioso e’ che chi viaggia dalla Cina spesso mantiene l’ora di Pechino, che nonostante sia molto piu’ a est si trova un’ora indietro piuttosto che avanti rispetto a Irkutsk. Ora, qualcosa dev’essere andato storto. E infatti, al mio apparente risveglio delle 2.30, indicato come 7.30 locali, e’ completamente buio. I russi si sono fatti prendere da manie di grandezza e hanno decisamente esagerato con i fusi orario. Alle 8.30, davanti a una buona tazza di the’, apprezziamo la luce dell’alba e la periferia di Irkutsk. Ottantasettesima ora di transiberiana. Prima tratta, completata.

domenica, aprile 06, 2014

Tempo/spazio


GIORNO 6, TRANSIBERIANA, CINQUANTA ORE DOPO, RUSSIA

Viaggiare da il tempo di pensare. 
La guida che sfoglio di tanto in tanto sostiene che il terzo giorno di transiberiana potrebbe subentrare un certo senso di disorientamento. Non e’ del tutto vero, ma forse si’, in un certo modo. Il tempo rallenta. Ci si sorprende a considerare particolari trascurabili. Le ramificazioni delle betulle prima che si tramutino in doghe a basso costo ikea. Le macchie di Rorschach celate in chiazze di neve perfettamente speculari. Le gambe delle lettere in una pagina di libro, ordinate come reparti di un esercito grammaticale.

Passato Barabinsk e le venditrici di pesce secco. Ancora dubbio l’utilizzo, come cibo o elemento decorativo, del suddetto pesce. Passato il fiume Ob. Lasciata Novosibirsk con un pasto liofilizzato e una frittella di pure’. Nella notte il fuso orario passa a +4 da Mosca, portando la pausa pranzo alle 9.55. Intanto la notte scorre attraverso il finestrino. Difficile distinguere forme e colori. Non confermata, ma abbastanza probabile, la presenza di neve e betulle. Il treno piano piano prende sonno, con la sua piccola comunita’ di storie e movimento. Per svegliarsi, fra poche ore, qualche chilometro piu’ in la. Disorientato, certo. Ma con gli occhi pieni di nuovi affascinanti e trascurabili dettagli.

venerdì, aprile 04, 2014

Long way east

GIORNO 4, TRANSIBERIANA, VERSO EKATERINBURG, RUSSIA

Un treno di quindici, venti vagoni, scivola nella taiga russa. Un finestrino a nord, un finestrino a sud. Il convoglio corre, senza incertezze, verso est. Non ci si puo’ sbagliare. Da un lato alberi e neve, dall’altro pure. 
E nevica. Sottile sottile, soffice soffice, in una luce da perenne crepuscolo che confonde il confine tra cielo e terra. Smussa gli angoli, le forme, in infinite sfumature di bianco di un operoso pittore esistenzialista.

Nel vagone della platzkart, la terza classe, cinquanta soldatini assiepati nelle loro cuccette ingannano il tempo bevendo the e vodka, giocando a carte, leggendo, preparando la cena. E’ un vivere quotidiano, quello della transiberiana. E non potrebbe essere altrimenti, con giorni di rotaie da affrontare. All’ingresso del vagone la lista delle fermate farebbe impallidire il piu’ determinato dei viaggiatori. Abbiamo scelto di scendere a Irkutsk, nel cuore della Siberia, dove l’arrivo e’ previsto dopo ottantasette ore di viaggio. E cinquemilacento chilometri. 
Difficile comprendere la portata di certe distanze. Sdraiato in cuccetta, cullato dal treno. Valutando la complessita’ di un azione in relazione al tempo e allo spazio. O al movimento.  Quasi impossibile scrivere. Possibile iniziare a leggere Il signore degli anelli e finirlo prima di scendere. Poco probabile che la batteria di un lettore mp3 sia sufficiente per giungere a destinazione. Semplice, da quanto posso osservare, trasportare il fabbisogno alimentare di una famiglia per dodici pasti. Divertente comunicare. Con le parole di un vocabolario o con un lessico internazionale calcistico. E a gesti. Inventati, simbolici. Un lieto diversivo al lento scorrere delle ore nel vagone di terza classe.  

giovedì, aprile 03, 2014

Sovietismi

GIORNO 3, MOSCA, RUSSIA

Freddo costante. Un clima che si rispecchia negli sguardi, gelidi, dei moscoviti. Nei loro capelli che sono di un biondo chiaro, assente, che difficilmente ha incontrato i raggi di una giornata al mare. Difficile trovare qualcuno che parli inglese, aspetto sorprendente, dal mio punto di vista. 
Momenti sovietici vecchio stile, come la visita al corpo imbalsamato di Lenin. In Piazza Rossa, guardato a vista da guardie armate, in religioso silenzio. Un giro al Kgb, locale nostalgico, per bere una vodka. Visita all'armeria del Cremlino, con la sua storia che e' anche quella di popoli e razze che si incontrano nella vastita' di un impero che forse non conosce neppure i propri confini. 

Russi che sembrano asiatici. Occhi allungati, che non saprei attribuire a un cinese o piuttosto a un eschimese. Quattro chiacchere con Lara, che fa il suo turno di ventiquattro ore di lavoro in ostello, e viene dal sud dei monti Urali. Porta con se' un incontro di culture simbolo di un paese che non conosciamo. Una Russia che vediamo solo negli stereotipi.
Mosca e' una citta' cosmopolita, affascinata dall'Occidente ma ancora rigorosa e legata al proprio passato. Cuore di una landa sconfinata che si stende per migliaia di chilometri fino alla Cina. E oltre. 

Terra che domani finalmente andiamo a conoscere: si parte con la transiberiana, il leggendario treno che collega Mosca con l'Oriente, il tracciato piu' lungo del mondo. E, a questo punto, non so davvero cosa aspettarmi.

martedì, aprile 01, 2014

L'impero perduto


GIORNO 1, MOSCA, RUSSIA
 
A quanto pare la Russia vuole mostrare i denti fin dal principio. Una splendida bufera di neve ci accoglie all’uscita dell’aeroporto Mosca Domodedovo. Colbacchi imbiancati della polizia, un certo senso di straniamento, l’arrivo alle due e mezza di notte tramutate in quattro e mezza locali, ci convincono in pochi minuti a non tentare l’attraversamento della porta a vetri della zona arrivi. Si attende, il tempo non manca. Il viaggio e’ iniziato, ora l’importante e’ trovare la sintonía con questo paese. Capire l’attimo.

L’aeroporto e’ sempre un luogo interessante nel quale muoversi in cerca di indizi, di esperienze. L’ambiente finto familiare nel quale non ci si sente inopportuni a tentare lo scontro con la lingua russa. Con l’alfabeto cirillico. Uno spazio dove il tempo e’ sospeso e ogni ora e’ simile alle altre, con gente indaffarata in partenza, corpi mollemente adagiati sulle poltrone in attesa, sguardi persi sui tabelloni informativi. Riposare qualche ora, la soluzione giusta. Risveglio senza bufera. Incastrato tra i braccioli, due passi per riprendere la posizione home erectus e via, nell’aria pungente di quella primavera che inaspettatamente ha congelato il paesaggio. Una mezz’ora di treno circondato da alberi intirizziti e poi Mosca, una línea di forme contrastanti contro il cielo livido, grattacieli sinuosi, case appuntite, cupole dorate. E poi, sotto terra. Il labirinto barocco e sfarzoso della metro, le fermate con le vetrate colorate e le colonne di marmo, le decorazioni sovietiche in ottone, i ponti e le gallerie di una citta’ sotto la citta’ che risplende come la cattedrale di un impero perduto, nascosto al riparo nel sottosuolo. 

Se la prima impressione e' quella che conta, si puo' certo definire un ottimo inizio.