lunedì, febbraio 25, 2008

Underground

La chiamano cultura underground. Sotto il suolo, sotto l’apparenza. Come un qualcosa che si vede e non si vede, ma resta insito nelle pieghe delle società risorgendo a tratti con forza e passione. Scorre sotto pelle, disegna tratti che paiono fumetti della mente, colora e denuncia, suona e fa vibrare ciò che la circonda.
Come le foto che vedete qua accanto. Un impatto e uno stile che sono il biglietto da visita di Bloody Sound Fucktory, etichetta indipendente e molto di più. Feste rock sulla spiaggia, afterhours, e musica nuova. Diversa. Gruppi che si faranno conoscere e una selezione musicale che vuole prendere le distanze dalle leggi omologate di mercato.
Se vi va fate un salto sul loro sito, magari scorrete la lista degli eventi. Ascoltate un pezzo, affittate una fabbrica e organizziamo una serata. Insomma, se non possiamo cambiare il mondo, almeno cerchiamo di portare avanti le idee giuste.

sabato, febbraio 23, 2008

Yes, weekend

Oggi è arrivato il classico discorso aziendale. Puntuale come sempre. Il contenuto a grandi linee è fatto di forza ragazzi, siamo una grande famiglia, l’obiettivo è vicino. Dobbiamo darci da fare nell’interesse di tutti. Tra il mormorio generale mi è sembrato di sentire anche abolirò l’ici e liberalizzala. Insomma, riassumendo bisogna alzare la produttività, la qualità, la praticità. Yes we can. Si, noi possiamo. Non si poteva concludere meglio, facendo ancora un po’ di pubblicita’ a Pd e Barack Obama. Gli avrei volentieri risposto “yes, weekend”, ovvero dacci un po’ di calma adesso che è sabato sera e siamo ancora al lavoro quando tutti sono in giro a divertirsi.
Sembrava di essere ad un comizio elettorale, uno di quelli che vanno tanto di moda in questo periodo. Grandi promesse di benessere per il futuro, a patto di qualche rinuncia nel presente. E questa è una storia che già conosciamo. E ci piace riascoltarla, come una favola, la sera prima di andare a letto. E rinuncia a qualcosa per entrare nell’euro, rinuncia a qualcosa per rimanerci, rinuncia a qualcosa perchè arrivano i cinesi, rinuncia a qualcosa perchè governa la destra, rinuncia a qualcosa perchè governa la sinistra.
Fra tutti questi sacrifici rituali e’ rispuntato pure l’oracolo Beppe Grillo. Che una cosa giusta l’ha detta di sicuro: come si fa a scegliere chi votare se i programmi sono identici?

domenica, febbraio 17, 2008

Chinese whispers

Secondo una recente indagine basterebbero poche persone convinte per condizionare tutte le altre. Ma guarda un po’.
La chiamano con un termine sospeso tra scienza e tecnologia “sindrome del pecorone”, ma nonostante il nome da barzelletta è frutto di una lunga indagine e di sperimentazioni sul campo. Cinque persone hanno camminato per strada ogni giorno osservando quanto il loro passo deciso poteva influenzare quello degli altri. Una ricerca degna di merito, di quelle che di solito si fanno con i contributi statali. Lo sapevamo un po’ tutti che la massa segue il singolo, che basta dire meno tasse per avere più voti, che se uno va allo stadio con la mazza da baseball poi arrivano tutti con ferri da golf, bastoni da hockey, racchette da tennis (no, queste forse no). Ma non avevamo il supporto della scienza. Adesso lo abbiamo, in un qualche modo.
D’altronde l’hanno detto al telegiornale, quindi deve essere vero per forza. Infatti il telegiornale l’ha presa dal Corriere della Sera, che non mente mai. E il Corriere l’ha letta sul New York Times, che è la guida dei tempi moderni. E al Times l’ha detta il primo bambino della fila, sussurrandola all’orecchio. Come in un grande telefono senza fili. O chinese whispers, come si dice negli States. Il che ci lascia la perplessità di non poter mai sapere quanto sia reale la notizia che ci è arrivata.

giovedì, febbraio 14, 2008

Allegoria del malgoverno

Un buon governo nasce da buoni cittadini. Non esiste nessun governo, buono o cattivo, con la facoltà di cambiare la situazione se il popolo è indifferente. Bisogna prima di tutto formare buoni cittadini, che saranno poi buoni politici. O buoni pizzaioli, ingenieri, uomini d’affari.
Gandhi in fondo ha rivoluzionato il mondo perchè aveva davanti a sè buoni cittadini, legati alla propria terra, uniti in qualche modo dalla propria religione, indù o mussulmana che fosse. Io mi chiedo: dove sono gli italiani? Persi, insoddisfatti, diseducati ad interessarsi di ciò che li circonda. E' inaccettabile che uno stato non investa in istruzione, formazione, nel rendere tutti più consapevoli. Io voglio parlare in questa piazza per ascoltare, imparare, da ciascuno di voi. Io non sono nessuno. Ma vivo dell’aria che respiro, dei libri che leggo, della gente che incontro.
Così ha parlato uno dei personaggi più caratteristici di Bologna, proprio questa mattina, in piazza. E come dargli torto. Non so chi sia, cosa faccia nella vita. So solo che ogni tanto lo trovo per le strade, in piedi su uno sgabello, a colloquiare con la folla che lo circonda. Cuffietta in testa e occhialini, voce limpida e la sicurezza di un attore consumato. Forse è un professore, forse un folle. Capace come un folle di dire soltanto la verità.

martedì, febbraio 12, 2008

Lo strano caso del dottor Kyrby

Un giorno giravo su internet, qualche sito di annunci di lavoro, decine di curriculum spediti qua e la. Poco tempo dopo ricevo una telefonata: una gentile segretaria vuole fissarmi un colloquio. Non faccio troppe domande, lei non entra nei dettagli, e la mattina seguente mi ritrovo seduto in una sala d'attesa, tra giovani disoccupati, donne di mezza età, qulache neolaureato. E con un sorriso scopro che nessuno conosce il motivo per il quale si trova lì. Provo a parlare con la segretaria, e ne nasce un colloquio degno di un film di Nanni Moretti: faccio cose, vedo gente, cerchiamo diversi ruoli, attività di supporto a ulteriori sviluppi. Non capisco, proprio non capisco. Lei mi dice che non vorrebbe darmi informazioni sbagliate, in fondo lei si limita a rispondere al telefono e fissare appuntamenti. Certo, penso io, normalissimo non conoscere cosa succede oltre la porta dell'ufficio a fianco.
Fatto sta che inizia il colloquio: e dopo venti minuti ancora non comprendo il lavoro che dovrò svolgere. Importanza, comunicazione, qualità, parole svuotate del loro senso se non si legano a qualcosa di concreto. Solo nel finale, colpo di scena. Vendita a domicilio di aspirapolveri, con tecniche di raggiro e truffa. Fissare un appuntamento spacciandolo per un intervento gratuito di igienizzazione, convincere il malcapitato che ha una casa infestata dagli acari e vendergli l'ultimo ritrovato della scienza in fatto di pulizia. A un prezzo di tremila euro, che possono poi essere anche duemila o mille a seconda di quanto è sveglia la preda. Prezzo di listino duecentonovanta euro. Il prodotto si chiama Kyrby, la società fantasma qui a Bologna Techdrive, statene lontano.
----- p.s. Che sia successo realmente a me oppure no poco importa. Il fatto è che ogni giorno la truffa continua, perciò prestate attenzione. Ah, dimenticavo: ogni riferimento a nomi o persone realmente esistenti è puramente casuale. O forse no.

sabato, febbraio 09, 2008

Una poltrona per due (ruote)

Bologna si presenta cosi’. Liberale, alternativa, sulla facciata. Nervosa, irrequieta, se si cammina tra la gente. Tutti in guardia, sospettosi. Preoccupati per la crescente delinquenza, per l’immigrazione in costante aumento, per la perdita di controllo delle autorita’. Non ci si deve stupire allora se nasce un concorso per sensibilizzare la popolazione sulla tratta delle biciclette. Strappate ai loro legittimi proprietari, maltrattate, svendute agli angoli delle strade. Ognuno in cuor suo sa che passeggiando su e giu’ per via Zamboni l’occasione di portarsi a casa una due ruote e’ sempre li’ a portata di mano. Poi magari e’ anche la stessa bicicletta che ti avevano rubato sotto casa un paio di giorni prima. E in fondo tutti sappiamo che facendo cosi’ si alimenta il mercato nero, ma nessuno ha il coraggio di smettere. E il folklore continua, di citta’ in citta’, ruote viste di sfuggita, sellini in penombra, i prezzi bassi che non dispiacciono a nessuno.
Anche se un’altra strada era stata trovata: il mercatino dell’usato, che si tiene a periodi alterni, ma che non esercita lo stesso fascino. E soprattutto non ti porta la merce a due passi da casa. Ma, d’altro canto, non te la porta neppure via.
Ma la vera notizia bomba che scuote la quiete bolognese e’ la candidatura a sindaco di Beppe Maniglia. Per chi non lo conoscesse vi basti sapere che gira con un giubbotto di pelle e suona in piazza la chitarra elettrica, ovviamente quando non si trova in giro per l’Italia con il suo sidecar. E questo meriterebbe non un commento, ma un blog intero. Idee chiare, schiette, sincere. Un grande programma elettorale. Un esempio su tutti: troppi immigrati lavavetri ai semafori? Togliamo i semafori. Questa e’ vera politica.

martedì, febbraio 05, 2008

Kali Yuga

Secondo alcune credenze del Nepal ci troviamo nientemeno che nell’era dal Kali Yuga. Si tratta di un’era oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale, e fino a qui ci siamo. Parole come “carità” e “libertà” vengono pronunciate spesso dalle persone, ma mai messe in pratica, e anche in questo caso ci avviciniamo abbastanza. Il principio della vita si trova nel cibo e gli uomini vivono fino a cento anni. Subito dopo verrà il periodo dei grandi carnivori che giustamente, vista la dieta, vivranno cinquanta anni. Nell’ultima era si vivrà solo sedici anni, e ci si ciberà di vegetali, frutta e fiori (e questa non è una bella pubblicità per i vegetariani). Alla metà del Kali Yuga il raja Vijayabhinandana dominerà il mondo e vivrà mille anni. Molti credevano si trattasse di Prodi, ma evidentemente si sbagliavano.
Oggi si sono sciolte le camere, come in quadro di Dalì, si sono fuse e torneranno presto mescolate con le stesse facce e qualche colore diverso, forse ad aprile, forse chissà. Napoletano incontrerà nel pomeriggio le alte cariche dello stato: Marini alle 18, classica ora da partita a scacchi con una buona tazza di tè, poi tutti a fare il giro degli aperitivi alle 19 con Bertinotti.
Tra le altre cose oggi è il famoso supermartedì. Il giorno in cui si svolgono le elezioni primarie per i candidati alla casa bianca in molti stati. E anche qui si preannuncia battaglia.

lunedì, febbraio 04, 2008

La fiera della vanita'

Sono stato a Venezia. E questa, di per sè, è già una buona notizia. Perchè la città esprime un fascino eterno fatto di storia e canali, gondole e acqua, con l’umidità che sale per i muri e si incontra con quella che scende dal cielo. Visto che piove. E il clima di festa stinge in un grigio pomeriggio ravvivato dai colori delle maschere del carnevale. Tutto mi sembra immobile, raffreddato.
Ma a parte la pioggia qualcos’altro non convince. Non c’è musica per le strade, non c’è confusione o follia, è tutto composto e preciso come i costumi settecenteschi dei ricchi turisti che fanno mostra di loro stessi. Doveva essere il carnevale della svolta, del divertimento dall’alba al tramonto, della pluralità degli eventi. In realtà tutto ruota attorno a piazza San Marco e bastano poche gocce di pioggia per mettere in crisi un’organizzazione milionaria. Salta la sfilata delle maschere, salta lo spettacolo acrobatico, salta lo spritz, rimane solo un incerto happening di pittura estemporanea che presenta il tema della giornata. Tralaltro ho anche imparato che puoi essere anche in seconda fila vicino al palco, ma se qualcuno davanti a te ha l’ombrello spalancato la visibilità è piuttosto ridotta.
La fiera della vanità si consuma la sera col grande ballo di gala riservato ad aristocratici turisti al teatro la Fenice, con le eleganti passeggiate di moderni Casanova, con gli sbuffi di tulle dorato dei copricapi. Una sfilata di fascino d’altri tempi sullo sfondo di una Venezia malinconica che forse da questo carnevale poteva aspettarsi qualcosa di diverso.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Casa base

Nuovi ospiti a casa. Questa volta arrivano dal Belgio, da un luogo perso nelle fiandre di nome Antwerpen. O Anversa, per dirlo in parole piu’ semplici. Una citta’ famosa in passato per i suoi commercianti e per avere ospitato le Olimpiadi; diventata addirittura celebre per il numero esorbitante di missili v2 che l’hanno colpita durante la seconda guerra. Che poi, a essere sinceri, non mi ricordavo neppure che il Belgio fosse in guerra. O forse non lo era davvero, ma si sa che in questi casi gli errori di pochi li devono pagare un po’ tutti.
Comunque i due giovanotti hanno ben pensato di farsi un viaggetto non convenzionale in Italia. Tappe inusuali, lontani da grandi centri, lontano dalla confusione del carnevale in laguna. Ma un viaggio rilassato tra Padova, Ferrara, Mantova e inevitabilmente Bologna. Intento ammirevole.
Anche se la prima cosa che mi raccontano al nostro incontro e’ che hanno trovato un pub in centro dove servono un’ottima birra belga. Lezione pratica di come fare un viaggio con la casa legata sulle spalle.

domenica, gennaio 27, 2008

Gangsta's paradise

E’ il fine settimana che precede carnevale, e la tradizione vuole che un angelo voli su Venezia. Scenda dal campanile di San Marco, plani sulla folla, saluti le maschere e inauguri i festeggiamenti. Negli ultimi anni si sono alternate nel ruolo dell’angelo brillanti atlete e qualche soubrette, con tanto di veste candida e ali leggere appese alla carrucola che dai novanta metri delle torre porta fino alla piazza.
Ma questo e’ l’anno della rivoluzione, della Venezia sotto i riflettori, dell’attenzione mediatica. E gli organizzatori hanno cercato in ogni modo di stupire con un colpo di scena. E la scelta per il ruolo dell’angelo è stata sofferta, dibattuta. Inizialmente era stato contattato un personaggio che incarna eleganza ma senza dubbio si discosta dalla lista delle prime donne: Mike Tyson. La città ha rabbrividito per qualche istante, anche se poi l’accordo è saltato per la richiesta giudicata eccessiva del compenso del pugile, centocinquantamila euro. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che il nuovo ingaggio lascia tutti senza parole. A scendere dal cielo con bianco piumaggio è il rapper californiano Coolio. E scatta la polemica.
Perchè non è proprio il simbolo della bellezza, perchè non è italiano, perchè ha la classica storia di superstar tossica e con rapina a mano armata alle spalle. Ma senza dubbio è una scelta coraggiosa.
E per uno che è diventato famoso cantando Gangsta’s Paradise volare su piazza San Marco dev’essere una bella soddisfazione.

venerdì, gennaio 25, 2008

Waiting list

“Vedete, io ho vissuto per molto tempo nell'oscurità perché mi accontentavo di suonare quello che ci si aspettava da me, senza cercare di aggiungerci qualcosa di mio.”
Mi ritrovo molto in queste parole, nulla da dire. E forse mi rispecchio anche in chi le ha pronunciate, un uomo che per mezzo della sua arte ha rivoluzionato il mondo. Certo, capisco che si tratti di un progetto ambizioso. Ma in fondo a volte basta un attimo, un punto di vista differente, un voto contrario. E tutto cambia.
Penso che molti, anzi troppi, vivano in attesa di questo cambiamento. Come viaggiatori stanchi fermi in una sala d’attesa, logorati da noia e monotonia, concentrati sui minuti che li separano dalla partenza piuttosto che sul viaggio che li attende. Si guardano intorno, si lamentano. Cercano la novità che dia una scossa a tutto, ma che in realtà getta solo altro fumo negli occhi. Ora non abbiamo neanche piu’ il governo. Anche i poltici hanno pensato che sia meglio restarsene con le mani in mano, tutto si sistemera’ da solo. Invece penso che più che mai serva darsi da fare.
L’unica cosa certa è che oggi ho finalmente chiesto i moduli per la laurea. E la grande attesa sta volgendo al termine.

domenica, gennaio 20, 2008

Scatole cinesi

Da bambino bevevo l’acqua del rubinetto. Poi abbiamo cambiato citta’ e l’acqua non si poteva piu’ bere. Forse perche’ prima stavamo al piano terra e poi nell’attico, e l’acqua fa cosi’ tanta fatica per arrivare in cima alle scale che non e’ piu’ buona. E allora devi riempirti la casa di bottiglie, di etichette, di tappi. Avevo un cassetto pieno di tappi, centinaia, non so per quale motivo, ma a guardarci dentro capivi in un attimo quante bottiglie potevi aver gettato nella spazzatura. Quella stessa spazzatura che adesso inonda le strade del napoletano e parte con tanti piccoli mezzi verso tutta l’Italia.
Il fatto e’ che qualunque cosa compriamo e’ impacchettata, sigillata, contornata da plastica e polistirolo. E questo e’ abbastanza evidente a tutti. Le leggi del mercato riempiono gli scaffali di incarti sempre piu’ piccoli, piu’ pratici, aumentando in modo spropositato le confezioni da smaltire. Le leggi della concorrenza aumentano immagine e pubblicita’, inserti e imballi non necessari. Ogni prodotto e’ una scatola cinese, fatta di plastica che inghiotte carta, che divora alluminio, che ingloba null’altro che spazzatura. A Parma esiste pure un corso di laurea in scienze e tecnologie del packaging, giusto per rendere l’idea di come vanno le cose.
Ma in un paesino del Piemonte pare che tutto sia differente e che sia realmente iniziata la guerra agli sprechi. Si puo’ andare dal panettiere col proprio sacchetto, al banco salumi con una vaschetta gia’ usata, si usano borse di tela per la spesa.
Certo sara’ il massimo della comodita’ fare colazione con biscotti incartati singolarmente, pane gia’ affettato e imbustato, caffe’ solubile in bustine monodose. Ma forse e’ arrivato il momento di rinunciarci.

venerdì, gennaio 18, 2008

Note del redattore

Va bene. Lo so che i blog dovrebbero essere i veicoli della cultura alternativa, della libertà d'informazione. L'espressione democratica di chi vuole raccontare i fatti come realmente sono. Con momenti di discussione costruttiva e argomenti elevati. Ma non potevo proprio resistere alla tentazione di un commento sulle selezioni del Festival di Sanremo. Mi perdoneranno Mastella e la sua poltrona, Napoli e i suoi sacchetti, Prodi e la sua poltrona (che è sempre la stessa di Mastella). Ma ho bisogno ancora di tempo per capire come stanno le cose. Mentre non serve riflettere per farsi due risate con la lista di selezionati e bocciati del festival della musica italiana.

Va detto prima di tutto che io rientro nella corrente buonista, che considerà l'appuntamento di Sanremo una tradizione che, per quanto datata in forme e contenuti, conserva immutata il suo fascino. Due parole sui partecipanti: da una parte i soliti nomi che spuntano regolari ogni anno a gennaio, Zarrillo, Bertè, Tatangelo, Meneguzzi. Una canzone e poi si campa di rendita tutto l'anno. Dall'altrà belle novità, Frankie Hi Nrg su tutti e a sorpresa Giò Di Tonno con Lola Ponce, che sono nientemeno che i protagonisti di Notre Dame de Paris con un pezzo scritto da Gianna Nannini. In mezzo gli intramontabili Toto Cutugno e Little Tony, che tralaltro si presenta con una squadra di cinque medici, visto che ultimamente non se la passa troppo bene.

Ma è tra gli esclusi che si nascondono artisti sorprendenti. A parere della giuria sono stati infatti giudicati "inascoltabili" il mago Otelma, Luca Sardella e Pippo Franco. Ma penso che per arrivare a questa conclusione non servisse neppure una giuria. Fuori l'interessante accoppiata Banda Osiris e Quintorigo e l'inedito duo Tony Dallara Teo Teocoli. Fuori Andrea Rivera, che tutto ha fatto e adesso vuole anche cantare... Fuori Annalisa Minetti, la ipovedente diventata miss, la miss diventata cantante, la cantante arrivata prima tra i giovani e poi unico caso nella storia anche tra i big, la vincitrice che poi ha ripreso pure la vista e ha perso una scarpetta di cristallo. Nel dubbio ha mandato cinque pezzi, ma niente da fare.

Consoliamoci, in questo periodo di cupa instabilità avremo ancora modo di rilassarci tra i fiori e le musiche di Sanremo.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Chiunque può cucinare

Così diceva uno dei protagonisti di un recente film d’animazione. Chiunque può cucinare. Chiunque può creare con pochi semplici ingredienti un piatto insuperabile, basta essere dotati d’inventiva e coraggio. Passo dopo passo, tentativo dopo tentativo, mescolando sapientemente esperienza e novità.
Ma questo mio slancio non è un nascosto tentativo di autocelebrazione anzi, tutto il contrario. Non ho regalato al mondo una nuova ricetta, ho già abbastanza problemi con quelle esistenti. Perchè basta un piccolo particolare, un dosaggio sbagliato, per rompere i sottili equilibri che coesistono all’interno di un piatto. E poi oggi è stata la classica giornata sfasata e senza impegni nella quale non si è predisposti alla cucina creativa, specialmente con una pila di pentole da lavare ancora nel lavandino.
Ma ora voglio provare, sperimentare. Allontanarmi dal manuale degli spaghetti col quale sono cresciuto. Voglio assaggiare tutto ciò che è distante e diverso. Potrei ricreare lo zaziki preparato dal conquilino greco, yogurt, cetrioli e aceto. O l’ogokpap coreano assaggiato l’anno scorso, riso e cereali al vapore. Poi qualche muffin, che dicono che quest’anno sono di moda. L’unica certezza è tenersi ben lontano dai surgelati, dai piatti pronti, da tutto ciò che è in polvere e con un po’ d’acqua riprende la sua forma.
Vale la pena passare un po' di tempo tra i fornelli piuttosto che inghiottire la prima cosa a portata di mano. Tanto i piatti da lavare ci saranno sempre.

lunedì, gennaio 14, 2008

Testa a testa

Quanto mi piacciono le elezioni americane. Con tutti quegli stati che piano piano si colorano, i colpi di scena, le alleanze nascoste. Tutti dicono che mai come quest’anno la situazione e’ incerta e senza un reale favorito: ogni volta che un repubblicano o un democratico sembra sull’orlo del precipizio ecco che il pronostico viene ribaltato e l’arzillo pretendente torna in corsa.

Un mondo fatto di obiettivi e voti conquistati passo passo da quei candidati che sembrano usciti da un film. Che poi uno ne è davvero uscito dal piccolo schermo. Una star del telefilm Law and order, reciclato e candidato presidente. Giusto per non far mai dimenticare il ruolo dei media nella società moderna. Tanto più che un altro concorrente di questa girandola elettorale è il fondatore di un canale televisivo cristiano, una sorta di pastore da televendita. C’è poi ovviamente spazio per i reduci, che mai come in questo periodo di insicurezza riescono a riscaldare gli animi delle folle. Da una parte il combattente ruspante, eroe del Vietnam, che parla chiaro e senza compromessi; dall’altra il militare che ha fatto carriera, che ha guidato la commissione forze armate, che ha voluto innalzare una barriera tra Usa e Messico per fermare l’immigrazione. E, ironia della sorte, di nome fa Hunter (si, insomma, Cacciatore).

Ma queste sono soprattutto le elezioni delle novità. Una donna che non ha bisogno di presentazioni perche’ la parola Clinton spiega già tutto, un uomo di colore simbolo del sogno americano, addirittura un mormone che non gira come si potrebbe pensare con barba lunga e cappello nero. Tante alternative e buoni propositi, con la segreta speranza che non vinca a sorpresa un terzo componente della famiglia Bush.

sabato, gennaio 12, 2008

Intolerance

Mi sto rendendo conto che non ho molte cose da raccontare. Tutto sta diventando un po’ ordinario, ripetitivo. Parlo solo di lavoro. E per fortuna piano piano me ne sto accorgendo. Mi sono lasciato condizionare. Va bene, basta.
In fondo però non è tutta colpa mia. Sarà perchè Bologna non è più cosi cordiale, accogliente, comunicativa. E ti getta addosso tutta la sua insofferenza. Un immigrato urla se gli chiedono un documento in un internet point. Quello stesso internet point che ti addebita il costo della navigazione anche se devi solo fare una stampa. Il cinema di martedì costa otto euro. Si, martedì quello che viene dopo lunedì. Al supermercato non mettono i prezzi al posto giusto, la cassa batte diverso da quello scritto, dai la tua banconota da dieci e mancano ancora cinque euro. Non si vive tranquilli.
Bisogna portare a termine gli impegni presi e cambiare aria. Voglio andare a trovare i cinesi in Cina, i pakistani in Pakistan, gli argentini in Argentina. Voglio vedere quelle stesse persone che incontro sotto casa nei loro paesi d’origine, nel loro ambiente, rilassati e con un sorriso sul volto.

mercoledì, gennaio 09, 2008

Tic tac

Quando inizi a lavorare e hai un contratto a termine non ti rendi nemmeno conto di cosa sia. Il primo giorno arriva il capo e ti mette qualcosa nel taschino della camicia. E tu chiedi :”Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.” E subito rimani un po’ sconcertato, ma già dopo un paio di giorni non ci fai più caso. L’orecchio si abitua al ticchettio e lavori con calma, tanta ce n’è di tempo prima che finiscano due mesi. Dopo qualche settimana riguardi nella tasca della camicia e vedi ancora la bomba. “Ma si, manca ancora un mese”. E il ticchettio torna ad essere un ronzio senza senso. Quando però manca una settimana al termine senti di nuovo qualcosa. Sempre più insistente, tic, tac. Sei nervoso, agitato. Tre giorni. La testa ti scoppia, il ticchettio è un martello pneumatico nel cervello. Due giorni. Uno. Finchè arriva il capo, toglie la bomba e ti rimette qualcosa nel taschino. “Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.”

Così qualcuno mi aveva spiegato il lavoro interinale, o a progetto, o come preferite chiamarlo. E in questi giorni in ufficio si vive la tensione del termine contratto che si avvicina. Qualche rinnovo, qualche esclusione. Di sicuro nessuna certezza.

sabato, gennaio 05, 2008

Automatic for the people

Il nuovo collega si chiama Federico, è alto un metro e novantaquattro e pesa circa trecentoventi chili. Certo, non rientra proprio nel peso forma. Anche perchè Federico, detto l’Imperatore, è un distributore automatico di pasti caldi. Ha la funzione di conservare i cibi precotti in vaschetta alla temperatura di -18 gradi per poi riscaldarli nei forni microonde dopo averli selezionati e prelevati dalla apposita bocca di erogazione. Insomma, un simpaticone. Ha dodici piatti da selezionare, un serbatoio da quasi duecentocinquanta e accetta monete, banconote, chiavi elettroniche e sistemi rendiresto. E' l’ultimo arrivato in azienda, glorioso frutto della lotta agli sprechi e taglio dei costi. Dopo il pandoro e spumante scomparsi dalle previsioni del capodanno lavorativo, ecco ora la mensa che chiude a cena. E Federico e colleghi a salvare la situazione. Insieme a lui faranno infatti trionfale ingresso in organico Veronica la Vanitosa e Emilio il Cuoco. E non sto inventando nulla, anzi rendo doveroso omaggio a chi ha scelto i nomi dei distributori. Un mago del marketing, senza dubbio.

Tralaltro sembra che a Manhattan sia l’ultima moda, anche perchè elimina il momento sociale e velocizza i tempi, abbassa i costi. In definitiva rende la nostra vita sempre più automatizzata: solo semplici unità che si muovono, producono e di tanto in tanto trovano anche il tempo per pranzare.

venerdì, gennaio 04, 2008

Vacanze di Natale

“Durante le vacanze di Natale, in un albergo di Cortina, si intrecciano le avventure di un gruppo di turisti”. Era il 1983 e qualcuno a suo modo stava segnando la storia del cinema. Una trama fatta di incroci e fraintendimenti che come non mai ha saputo rinnovarsi di anno in anno. O meglio, rinnovarsi solo nel titolo, visto che la breve trama riportata si adatta perfettamente a ogni pellicola. Poca importa che sia una crociera, un viaggio in India, una settimana a New York.
Ma non è di questo che volevo parlare. Piuttosto del fatto che adesso tanti vanno in vacanza e si fanno un sacco di problemi. Poca avventura e molta programmazione, tanto relax e poco viaggio. Vogliono sapere i dettagli meno importanti, le particolarità trascurate. Il primo pensiero del vacanziero a quanto pare e’ trovare il modo di restare in contatto con tutto ciò che ha a casa. Allora sappiate che il vostro telefono ultima generazione funziona in tutto il mondo, ma che non potete mandare messaggi se siete in Iraq o Afghanistan. Che novità, direte voi. Qualche problema pure in Pakistan, Sudan, Ghana e Giordania. In più dall’Olanda non potete telefonare a Papua, come in Repubblica Ceca sarete bloccati verso le isole Salomon. Bene, ora sapete tutto, andate e divertitevi.

Intanto io che ancora sono impegnato in questa città invece di concedermi un viaggio mi sono portato i viaggiatori a casa: una coppia di Boston, conosciuta tramite questo meraviglioso programma di scambio di ospitalità. Così anche a me sembra di trascorrere queste vacanze in qualche lontana località.

martedì, gennaio 01, 2008

Controcorrente

La tradizione impone che l’anno inizi con una lista di buoni propositi. Come se da oggi tutto riprendesse nuova vita, come se fosse un’occasione da prendere al volo per rimettere in sesto sogni e speranze. D’altronde tra un tortellino e un arrosto si e’ sempre ottimisti.
Il fatto e‘ che la rete pullula di messaggi di buoni propositi. Tutti vogliono esprimere il loro desiderio di dimagrire dopo la catena cena pranzo cena delle vacanze, tutti si rendono disponibili ad aiutare gli altri, tutti aspettano il momento opportuno per rivelare le proprie capacita’. E io non voglio sembrare controcorrente. Anche perche’ internet straripa di cinici metodici che stroncano la buona volonta’ del prossimo. Quindi dire che non si vogliono fare buoni propositi perche’ non serve aspettare capodanno per darsi da fare e’ un po’ come seguire la moda.

Non scrivo i miei progetti e non leggo i vostri. Restiamo d’accordo.
Ce l’ho fatta, anche quest’anno sono controcorrente.