lunedì, aprile 28, 2008

Una storia da raccontare

Un anno dopo, un bus scende lungo la costa, scivola sinuoso tra due rive di rocce rosse e cespugli bassi. D'un tratto la terra si spiana, come un'immensa tavola che si getta nel mare e si apparecchia di paella e sangria. Ritorno a Valencia, per un paio di giorni.
Ritorno a un anno fa, a una giornata calda d'aprile. Passeggiavo lungo il porto, sospeso, indeciso, perdendo lo sguardo lontano, fra le onde dell'orizzonte. Senza sapere di preciso cosa mi avrebbe portato l'estate, quale strada avrei intrapreso. Silenzioso, di fronte a un viaggio che finisce. Perchè è semplice trovare le parole per un'avventura che inizia, ma non per una che volge al termine.
Non si puo' considerare la fine di un cammino come un punto d'arrivo o un'obiettivo centrato. Ma soltanto come una nuova storia da raccontare, da condividere e ritrovare di tanto in tanto.

Domani torno a casa, e sono felice di non sapere cosa mi aspetta. Forse un nuovo viaggio, un'altra pagina bianca da riempire di parole. Intanto mi piace pensare che Valencia mi sorrida. Che abbia gradito questo omaggio, questo ritorno dove forse tutto è iniziato un anno fa. A presto.

giovedì, aprile 24, 2008

I favolosi anni ottanta

Quant´erano belli i favolosi anni ottanta. La discomusic, gli abiti esagerati, una sorta d´idea della societa´ che si mostra e si esibisce, si circonda di status symbol, di oggetti inutili che tutti devono avere. Uno stile di vita che risplende nel momento stesso in cui si esaurisce, con tanto di battito di mani finale e velata malinconia.

Ecco perche´ ritrovarsi i favolosi anni ottanta sotto gli occhi da solo la sensazione di polvere sul viso, colori sbiaditi sulla pelle, tristezza nel cuore. Mi e´ successo camminando tra le vie del mercato di una qualche citta´ dell´est. Dove tutto sembra essersi fermato ai favolosi anni ottanta. E dove l´ aggettivo favoloso riesce solo ad essere una perfida ironia.
Una donna ha il fazzoletto in testa, il volto segnato, e sul carretto decine di pupazzi fosforescenti, accesi, improbabili. Un uomo vende cd dalle copertine ingiallite dal sole, accanto a banchi di verdura dove tutto e´ coperto di terra. Come se nulla cambiasse da quando una carota e´ immersa nel suolo a quando arriva sulla tavola: un´ immagine d´altri tempi che mi riporta alla realta´ della citta´ nella quale mi trovo. E mi fa dimenticare quella fila di bancarelle di giubbotti di pelle cosi´ dannatamente anni ottanta.

domenica, aprile 20, 2008

Reparto ortofrutta

Il principio della comunicazione sta nella trasmissione di un messaggio. Che siamo abituati a concepire come un susseguirsi di parole e fonemi che abbiano piu' o meno un senso compiuto. Ma in realta' e' molto di piu'.
Lo si puo' capire a pieno solo togliendo un ingranaggio al complesso meccanismo, rifondando da principio regole e significati. L'esperimento si svolge in questo modo: ci si butta in un paese straniero, differente stile di vita, temperatura. Differente ceppo linguistico, uro-finnico piuttosto che cirillico, evitando l'uso dell'inglese come chiave per conoscere il mondo.
Ogni nuova esperienza, ogni parola appresa, e' un gradino che ci avvicina all'infinito. In un attimo si palesa la difficolta' di un processo comunicativo, l'amplificarsi della gestualita'.
Sfogliare un giornale fatto solo di foto e geroglifici, attraversare il reparto verdura di un supermercato, fa vivere l'emozione di un archeologo alle prese con una civilta' sepolta. La soddisfazione, per quanto semplice, e' chiamare un caffe' e una ciambella col loro nome. L'ambizione, ancora distante, e' riconoscere l'ambulatorio di un dentista dall'insegna, senza scambiarlo con un centro internet.

martedì, aprile 15, 2008

Ordinaria amministrazione

L'ordinario sta nel rivivere un'esperienza conosciuta.
Nel sentire la tromba di Miles Davis che risuona nell'aria e capire chi e' che con dita leggere tira fuori quella melodia da un pezzo d'ottone. Ordinario e' guardare la ragazza seduta all'angolo del bar con due uomini in cravatta.
Uno si passa una mano sul viso, stringendo la penna, e segna appunti su un blocco. Il secondo pone le domande, la ragazza sostiene lo sguardo e cerca di essere a proprio agio. E per quanto possa essere preparata e sciolta nel presentare le proprie capacita' potrebbe perdere quell'occasione di lavoro solo per la sciarpa che porta intorno al collo. Perche' ha un colore, verde, che distrae l'attenzione di chi le sta di fronte. Il curriculum sembra fare un buon effetto, ma il tipo con il braccio disteso sul tavolo passa sempre la mano sul volto, rivela nervosismo, tensione. L'altro indossa una cravatta, rosa, e certamente continuera' a essere tormentato dalla sciarpa, verde, che gli sta di fronte.
Perche' dopo un po' e' inevitabile cadere nell'ordinario, nel "le faremo sapere".
P.S. Le elezioni sono passate. Dovrei commentare i risultati. Ma c'e' chi l'ha fatto gia' splendidamente e del quale condivido il messaggio. Date un'occhiata.

lunedì, aprile 14, 2008

Spaghetti western

Ore 15. Si chiudono le operazioni di voto. Mi guardo attorno, indifferente, lontano. Vedo solo la citta' di Dublino che si stende sotto i miei occhi, dall'alto del Gravity bar all'ultimo piano della fabbrica Guinness. Sento solo il sapore di una birra che e' del tutto differente da cio' che ci viene servito in Italia. Forse incontro soltanto uno stile di vita diverso da quello che ci viene propinato nel nostro paese.
Forse non e' tanto importante chi vincera', piuttosto quanto ognuno riuscira' a far valere le proprie idee. Abbiamo bisogno di rivalutarci, di credere nelle possibilita', nel rilancio. La competizione deve essere stimolo, il confronto un dialogo aperto.
Sono lontano, europeo, ma felice di essere italiano. Contento del rito del caffe' mattutino, della pasta a pranzo, delle parole gesticolate. Pronto ad affrontare l'avvicendamento politico, qualunque esso sia, con rinnovato entusiasmo.

domenica, aprile 13, 2008

Sfr 777

E' il volo che collega l'aereoporto di Glasgow Praestwick a quello di Dublino, le lande della Scozia alle colline d'Irlanda. Quasi verso la mezzanotte, una sala d'attesa deserta e gente seduta tranquillamente di fronte a una pinta di birra nel pub dedicato ad Elvis. Perche' Praestwick, in un qualche modo, e' l'unica citta' del Regno Unito visitata dal re del rock n' roll. Il 3 marzo del 1960 la leggenda della musica e' stata ben lieta di incontrare i fans, sopraggiunti all'aereoporto, mentre il suo jet personale si riforniva di carburante. E per una cittadina che ha attorno solo rocce e steccati tutto diventa motivo d'orgoglio. Una targa ricorda l'avvenimento, all'Elvis bar si inganna l'attesa di quel volo che chiude la giornata.
Un attimo, quaranta minuti di sali e scendi tra nuvole e scie luminose delle citta' dimenticate. L'aereoporto di Dublino, immenso, che sprizza vitalita'. Una citta' sulle sponde del fiume che sembra conoscere solo la birra come unico idolo.
Questa sera esco, vado nel leggendario Temple Bar, a cercare una piadina. Dopo tanto bere anche gli irlandesi vorranno mettere qualcosa sotto i denti.

sabato, aprile 12, 2008

Seduto all'angolo della strada

Momenti di vita di una giornata d'aprile, angolo di Roxburgh street, Edimburgo. Case tutte uguali, file di comignoli e pietre annerite, vetrate ampie come quelle di una cattedrale. Immagini riflesse di tetti aguzzi e torrette degne di un film di Harry Potter. Una di quelle strade in pieno centro nelle quali misteriosamente non passa nessuno, proprio mentre il traffico si congestiona nella via accanto.
Ore 13. Due turisti italiani stanno seduti all'angolo, visibilmente infreddoliti, improvvisano un aperitivo con pacco di patatine e qualche lattina. Un gruppetto di bambini dai capelli rossi passa in maniche corte. Un'ambulanza con un autista dai capelli rossi si avvicina suonando la sirena. Cade il pacco di patatine, senza un'apparente motivazione. Il suolo perfettamente pulito si ricopre di piccole foglie gialle. I turisti iniziano a raccogliere e nascondere le prove sotto lo sguardo indagatore di un sopraggiunto uomo in pantaloncini, che pur non avendo capelli rossi ha gli occhi di un grande e grosso scozzese infastidito.
L'ambulanza si ferma proprio all'angolo, le corrono incontro un ragazzo e una ragazza con immancabile testa rossa, urlando e agitandosi. Le patatine sono scomparse. Un passante interroga i turisti, che orgogliosi della loro nazionalita', non comprendono una parola. Uno dei due risponde un ipotetico "no, penso di no". Lo scozzese e' soddisfatto. I gabbiani anche, circondano la scena aspettando che si calmino le acque per fiondarsi sulle briciole.

Gli stessi turisti italiani sono avvistati poche ore piu' tardi mentre provano la veridicita' del gioco di prestigio chiamato "la scatola mangia soldi". A malincuore si rendono conto che non si tratta di un gioco. E le monete se ne vanno davvero.

martedì, aprile 08, 2008

Lost in highlands

E' stato un attimo attraversare Parigi, tra vicoli e quartieri inaspettati. Parti di un solo organismo che e' quella citta' instabile, romantica, mutevole. Dal quartiere di Montmartre, uscito dalla fervida immaginazione di un vignettista, relegato e imprigionato in un qualche modo sul tramonto degli anni ottanta. Con quel Moulin Rouge che e' simbolo di un'immaginario collettivo fatto di musica e storie d'amore, e che invece delude le aspettative. Fino alla zona popolare dove ho passato le nottate, fatta di palazzi alti che a loro modo raccontano una storia, dall'alto di strette scalinate coperte di tappeti. Ho visto e vissuto, con il freddo costante nelle ossa.
Ieri tutto si e' acceso e scaldato per un attimo, con il passaggio della torcia olimpica, le contestazioni, la caccia aperta ai turisti cinesi da parte dei manifestanti. Poi oggi tutto e' tornato nella morsa del gelo. La torre Eiffel si e' coperta di neve. Ma io a Parigi non ci sono piu'.
Sono appena atterrato in Scozia, a Glasgow. Ho visto volando le bianche scogliere di Dover e il canale della Manica, e poi la terra che mano a mano si fa piu' scura, si punteggia di rocce nere e di coste frastagliate. Steccati, greggi di pecore, colline erbose dal finestrino del treno. E infine la citta', ancora da scoprire.

sabato, aprile 05, 2008

Paris!

Sono partito. Senza troppi ripensamenti, senza sapere bene cosa ho messo in valigia. Che valigia non è, ma una casa ambulante, uno zaino che sarà tutto quello che ho per un mese. E' veramente incredibile il giorno dopo aver fatto un trasloco dalla casa di Bologna, tra pacchi borse e sacchetti, vedere l'armadio pieno e uno zaino con il nulla, l'indispensabile. Una sorta di compendio dell'anticonsumismo, nel quale ogni oggetto è simbolico, ogni abito funzionale.
Ho viaggiato una notte per risvegliarmi sulle sponde della Senna, ho camminato una giornata a dispetto della metropolitana che nascosta avvolge le viscere della città. Mi sento bene.
Commosso forse, di fronte alla spiritualità di Notre Dame, incuriosito di fronte a una tazza di caffè cosi' grande che mi terrà sveglio per giorni. Spero di perdere presto quella coscienza che mi costringe a continui paragoni, a confronti, rispetto all'Italia nella quale vivo. Spero di non essere un turista, ma un viaggiatore.
L'ostacolo maggiore, prendere e andare via, è superato. Ora devo imparare a scrivere con questa tastiera francese con le lettere scombinate. E lasciare che il vento che non mi da tregua diventi solo un compagno di viaggio.

mercoledì, aprile 02, 2008

Il gioco del gessetto

Qualcun altro ha deciso al posto mio . O forse non qualcun altro, ma una serie di condizioni. Detto in breve non andrò a votare. Perchè sarò lontano, in viaggio, il che mi sembra una giustificazione validissima. Mi tolgo dalla condizione di dover risolvere una marea di dubbi e rivendico invece il privilegio di criticare tutto e tutti.

Certo, il rovescio della medaglia è che non potrò lamentarmi nei prossimi anni, dovrò subire in silenzio il processo democratico che si rinnova. Dovrò guardare come sempre illusioni che svaniscono, aspettative disattese, senza concedermi il piacere di una sana polemica. Perchè è giusto contestare solo ciò che si è voluto, ciò che si è costruito con le proprie mani e il proprio voto.

Non ho la pretesa di giudicare le proposte, i programmi, non ho le competenze, le conoscenze. Altrimenti sarei candidato io stesso. Avevo anche pensato a un nome per la lista, qualcosa di ingannevole con simbolo tricolore, come partito delle libertà democratiche, o popolo democratico dei partiti liberi. Programma di lotta agli sprechi, energetici, economici. Taglio simbolico degli stipendi ai politici. Mi basterebbe sentire queste due cose, invece di vedere centinaia di pagine di idee e progetti, che puntano ad accontentare tutti sapendo che aumentare da una parte significa togliere dall’altra.
Starò lontano da tutto questo qualche settimana. Mi dispiace solo perdere l’avvincente finale, voto dopo voto, fino alla proclamazione del vincitore. Del Grande Fratello, ovviamente. Per le elezioni in fondo, comunque vada, non potrò lamentarmi.

martedì, aprile 01, 2008

Fine delle danze

Ho chiuso il mio rapporto con l’università. In una splendida giornata, con alcune delle persone con le quali ho diviso bei momenti, con la famiglia. Con un certo tono istituzionale che mi fa parlare come se fossi a una conferenza, strette di mano, e foglie d’alloro in testa. Ho messo pure una cravatta che fa molto evento, un completo gessato, scarpe nere e lucide. Ho raggiunto una prima tappa che vuole essere solo il prologo dovuto di ciò che succederà.

Per dovere di cronaca devo aggiungere che mi hanno fatto girare ore per Bologna vestito da pagliaccio. Un bambino mi ha chiesto un palloncino, qualcuno ha fatto il simpaticone, altri si sono complimentati. Un gruppo di irlandesi in vacanza ha voluto una foto con me.
Ho sentito addosso gli sguardi di tutti, ma non mi ha dato fastidio. In fondo mi sento proprio così, un po’ buffone e disimpegnato, con la voglia di calamitare l’attenzione del pubblico, dello spettatore, del lettore. Con un bagaglio di progetti che da oggi possono essere un po’ più vicini alla realtà.

giovedì, marzo 27, 2008

Pure imagination

Sono stato in una di quelle edicole, a labirinto, con scaffali di riviste mai incontrate. A volte non riesco proprio a capire come faccia ad esistere così tanta carta stampata. Forse è un bene, aumenta la pluralità di sguardi. O più semplicemente cresce la possibilità di occupazione di un laureato fotocopia di qualche disciplina umanistica. In fondo siamo definiti cittadini di un paese nel quale tutti scrivono e pochi leggono, in quei sondaggi da porta a porta nei quali il campione prescelto in proporzione acquista meno giornali del campione finlandese.

Certo, sono solo statistiche. Ma la certezza è che non tutto ciò che è scritto venga letto. Sarebbe impossibile seguire la fiumana di giornali, inserti, allegati, monografie, speciali, reportage. Molti dei quali, perlopiù, resistono grazie a finanziamenti statali e pagine su pagine di pubblicità. Diventa tutto, come sempre, un’operazione commerciale, nella quale non importa tanto il contenuto, ma il denaro che si mette in circolo. In una catena infinita.
Nello stesso tempo però apprezzo veramente chi scrive su questi giornali. Perchè svolge la propria missione con perseveranza, passione, e sorprendente inventiva. E’ necessaria l’immaginazione di un bambino per avere sempre una storia da raccontare su riviste come ‘Il gommone’, ‘Armi e tiro’, ‘Il comportamento del cavallo’.
Veramente, vi devo tutto il mio rispetto.

domenica, marzo 23, 2008

Un anno fa

Un anno fa non era un anno fa. Ovvero l’ultima Pasqua cadeva un paio di settimane dopo. Era sempre domenica, ovviamente. Ero lontano da casa, batteva un sole forte che scaldava la pelle. A pranzo ero da amici, al settimo piano di un palazzo in una via dal nome arabeggiante. Silenzio nelle strade, calma, inizio di primavera. Poi ricordo un tavolo rotondo, una televisione con un solo canale, i volti delle persone, lasagne e gamberi. La sera a mezzanotte avrei preso un autobus per partire, verso il sud e l’Andalusia. Era tutto diverso.
Non sto dicendo migliore, peggiore. Soltanto diverso. Oggi sono a casa, e mi sembra il momento giusto per esserci. Come era perfetto stare via un anno fa con un biglietto in tasca e qualche amico col quale condividere l’esperienza. Mi piace ripensare ai particolari, quelli splendidi e inutili, che ti fanno ricordare ciò che hai vissuto. Senza malinconia, ma con intensa partecipazione.

In questi giorni ho riguardato i luoghi dove sono cresciuto, quei panorami fatti di distese e colline, di colori. Ho rivisto tanti volti, che da troppo avevo lasciato in disparte. Come se avessi un limite, continuo, nel coltivare un rapporto, una relazione sociale.
Sento che la soluzione giusta è sempre guardare in alto, avanti, lontano, ricercando una strada differente. Ma senza dimenticare le persone, i dettagli, i momenti, che mi hanno reso la persona che sono.

sabato, marzo 15, 2008

Pro creazione assistita

Il mondo non finirà mai di sorprendermi.
Cercavo qua e la le informazioni meteo per prepararmi a un lungo viaggio. Forse non andrò troppo a nord, non vedrò l'aurora boreale o semplicemente la neve. Ma e' meglio sapere a cosa si va incontro. E allora guardavo la cartina, scorrere verso nord, con gli stati dell'Europa che passo passo si fanno più grandi e desolati. Siamo troppo abituati a fissare il cuore del continente, un'accozzaglia di staterelli dai confini irregolari, che nessuno sa con precisione quanti siano, come siano incastrati.
E invece lassù al nord i paesaggi sono senza tempo e senza spazio, si gettano nel mare e tra i ghiacci per le nazioni sono sconfinate. E' cosi' che ho scoperto le isole Svalbard, un arcipelago di terra gelata dimenticato da tutti. Scogli grandi come l'Irlanda, oltre il circolo polare, governati dalla corona norvegese. Duemila simpatici abitanti. Minatori perlopiù, qualcuno impiegato nel turismo e otto folli che gestiscono una stazione radio.
E' qui che nasce un progetto che sembra l'arca di Noè dei nostri giorni. E' la banca dei semi, una sorta di deposito mondiale di qualsiasi vegetale conosciuto, una vera e propria banca genetica. Il governo norvegese sta scavando una galleria di centoventi metri nella roccia sull'isola di Spitsbergen, portando la temperatura a -18 gradi centigradi dagli originari -6 della zona. La banca avrà porte blindate antiesplosione e due prese d'aria. Il motivo di questo progetto è prevenire l'estinzione delle piante a causa di una catastrofe mondiale come la guerra nucleare o il riscaldamento globale, tanto è vero che il tunnel si trova a centotrenta metri sopra il livello del mare.
Un'ipotesi decisamente poco ottimistica.

venerdì, marzo 14, 2008

Deja vu

Uno slancio di narcisismo e determinazione mi ha spinto ad un’azione inaspettata. Mi sono cercato su internet. Ovvero ho scritto il mio bel nome e cognome, virgolettato, e l’ho lanciato in quella ricerca di quattro millesimi che sfoglia un qualche milione di pagine web. Non tanto per scoprire quanto sono famoso. Anche perchè ognuno è famoso per quindici minuti, o quindici pagine, che dir si voglia.
Quanto per la curiosità di scopire un’omonimia, di incontrare un deja vu, un ricordo del passato, un parente perduto. E i risultati sono stati sorprendenti. Merito forse di un nome che è piuttosto diffuso, il sesto più usato in Italia. Sesto come Sven in Svezia, Ian in Polonia, Charles in Gran Bretagna. D’accordo, anche Sigurd in Norvegia.
A conti fatti ho scoperto che un omonimo si pubblicizza come mago del telemarketing, di una società che non ho ben capito cosa venda. Un altro ha inserito un annuncio su un sito di trattori usati, vende un Lamborghini quasi nuovo e una macchina specializzata per la raccolta delle bietole. E il solo fatto che esiste un macchinario del genere mi riempie di orgoglio. A Torino invece l’ennesima fotocopia di me stesso lavora come giullare e saltimbanco. Lo assicuro, non sono io. Anche se mi piacerebbe davvero.
Ma in assoluto l’esponente migliore di questa piccola famiglia è un calciatore del Lazio. Il referto arbitrale racconta: "Espulso per condotta violenta nei confronti di un avversario, alla notifica del provvedimento offendeva e minacciava l'arbitro e afferrava per i capelli lo stesso avversario. Mentre lasciava il terreno di gioco spingeva leggermente un assistente arbitrale, lo offendeva ed incitava il pubblico a comportamenti violenti. Dall'esterno continuava nelle minacce." E ovviamente col suo comportamento dava inizio a una gara di solidarietà. "I sostenitori durante la gara, in occasione di due espulsioni dei giocatori della squadra, sputavano più volte contro un assistente arbitrale attingendolo al viso, alle braccia e alle gambe".
Come sempre il calcio ha qualcosa da insegnarci.

sabato, marzo 08, 2008

Quel che deve succedere

Ieri sera sono andato a teatro. E quando vai a teatro non sai mai cosa aspettarti.
Oltretutto devo scrivere un pezzo, aggressivo, su questo spettacolo che è tutto un urlare in faccia, un continuo buttar fuori insofferenza, gioia e dolore. Sono entrato tra il pubblico, con il mio volto di studente alternativo, biglietto alla cassa, sopracciglio alzato di chi guarda tutto con interesse. Un passaggio come tanti che per me è sempre emozione, quando sento l’arte attorno, la tensione della scena, il calore del pubblico.
E tutto poteva essere un po’ diverso. Perchè proprio per la rappresentazione del giorno precedente avevo un accredito stampa. Ovvero un posto riservato, gratuito, da giornalista. Niente di importante, ma è la prima volta che qualcuno mi fa guardare uno spettacolo affinchè possa scriverne un pezzo. Anche se a conti fatti ho pagato il biglietto la soddisfazione rimane.
Intanto ripenso a immagini che possano tramutarsi in parole, a colori che possano diventare frasi, a movimenti che si possano lasciar imprigionare in un titolo, in un commento. Poi se è destino un’altra occasione arriverà.

giovedì, marzo 06, 2008

Punto di partenza

Leggendo questo blog potrebbe sembrare che io sia andato a Torino e non abbia più fatto ritorno. Perchè da quel momento in poi per infiniti giorni non ho più dato alcuna notizia. Non ho più scritto, commentato. O meglio, ho scritto tanto, troppo, ideato e cancellato, strappato (no, non il pc…) e rivisitato quella che potrebbe essere la mia tesi di laurea.
Ho anche una data, finalmente, ed è la mattina del 28 marzo. Un venerdì “di grande pregio storico e artistico”, come il palazzo che lo ospita. Nel quale non è consigliabile lanciare uova e farina, nè contro gli affreschi del settecento ne’ contro il sottoscritto.
Intanto sono successe tante cose. Colloqui di lavoro, qualche ipotesi presa in considerazione. Bisogna rimettere in gioco tutto. Poco tempo per pensare, meno per agire. Poi ho incontrato un ragazzo argentino che in realtà è marchigiano e viaggia alla scoperta delle origini. Devo viaggiare, devo partire. Sto decidendo cosa fare.
E poi è un classico andare via per un po’ finiti gli studi. Chissà. Il problema è capire da dove iniziare. Ho una cartina dell’Europa davanti. Provate voi a scegliere una città, a scartare il quadro dei girasoli di Van Gogh per preferirlo a un tramonto della Grecia. A gettare la sirenetta della baia di Copenaghen per un kebab in un paese dove fanno veramente il kebab.
Penso che sceglierò tutto, o lancerò una freccetta sulla cartina. Da qualche parte dovrò pur iniziare.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Evasioni

Salto su un treno, regionale, che farà centinaia di fermate. Destinazione Torino.
Chilometri di binari tra le campagne, alberi secchi che alzano le braccia al cielo, variazioni di distese pallide, gialle e verdi, qua e là mattoni rossi come scheletri di casali abbandonati. L’immagine che rompe la monotonia è fatta di terra scura, nella nebbia, dalla quale spuntano centinaia di paletti bianchi. Inquietanti, come croci, ai quali si sostengono le viti piantate di recente. Avvicinandosi alle città si incontrano invece quelle stazioni tutte uguali: uno stabile abbandonato, un vagone dimesso sullo sfondo, un lungo magazzino con le finestre a quadretti e i vetri rotti. Il mio arrivo a Porta Nuova è caratterizzato dai luoghi comuni. I treni sono sempre i ritardo, al nord fa sempre freddo. A fianco ho pure gli operai della Fiat, turno quattro, che oggi tornano al lavoro. Dopo trenta giorni di cassa integrazione. Sono tutti contenti, adesso hanno sessantamila motori da assemblare, e ce ne sarà per parecchio tempo.

Inizio a girare per le strade, a perdermi nella scoperta di una Torino che si rivela splendida. Ha questi portici con luci particolari, l’aspetto signorile, certi spaccati da rivoluzione industriale. Come le porte, i balconi, le cassette delle lettere in ferro battuto, tanti ingranaggi di un’unica macchina che è la città che si muove e respira. Una strada è costellata di piccole librerie all’aperto, di curiosi e studenti tra i banchi. A fianco un negozio etnico, due vetrine di vinili d’autore, all’improvviso un teatro che spunta di via in via. Un crocevia d’Europa che accoglie e conquista.

lunedì, febbraio 25, 2008

Underground

La chiamano cultura underground. Sotto il suolo, sotto l’apparenza. Come un qualcosa che si vede e non si vede, ma resta insito nelle pieghe delle società risorgendo a tratti con forza e passione. Scorre sotto pelle, disegna tratti che paiono fumetti della mente, colora e denuncia, suona e fa vibrare ciò che la circonda.
Come le foto che vedete qua accanto. Un impatto e uno stile che sono il biglietto da visita di Bloody Sound Fucktory, etichetta indipendente e molto di più. Feste rock sulla spiaggia, afterhours, e musica nuova. Diversa. Gruppi che si faranno conoscere e una selezione musicale che vuole prendere le distanze dalle leggi omologate di mercato.
Se vi va fate un salto sul loro sito, magari scorrete la lista degli eventi. Ascoltate un pezzo, affittate una fabbrica e organizziamo una serata. Insomma, se non possiamo cambiare il mondo, almeno cerchiamo di portare avanti le idee giuste.

sabato, febbraio 23, 2008

Yes, weekend

Oggi è arrivato il classico discorso aziendale. Puntuale come sempre. Il contenuto a grandi linee è fatto di forza ragazzi, siamo una grande famiglia, l’obiettivo è vicino. Dobbiamo darci da fare nell’interesse di tutti. Tra il mormorio generale mi è sembrato di sentire anche abolirò l’ici e liberalizzala. Insomma, riassumendo bisogna alzare la produttività, la qualità, la praticità. Yes we can. Si, noi possiamo. Non si poteva concludere meglio, facendo ancora un po’ di pubblicita’ a Pd e Barack Obama. Gli avrei volentieri risposto “yes, weekend”, ovvero dacci un po’ di calma adesso che è sabato sera e siamo ancora al lavoro quando tutti sono in giro a divertirsi.
Sembrava di essere ad un comizio elettorale, uno di quelli che vanno tanto di moda in questo periodo. Grandi promesse di benessere per il futuro, a patto di qualche rinuncia nel presente. E questa è una storia che già conosciamo. E ci piace riascoltarla, come una favola, la sera prima di andare a letto. E rinuncia a qualcosa per entrare nell’euro, rinuncia a qualcosa per rimanerci, rinuncia a qualcosa perchè arrivano i cinesi, rinuncia a qualcosa perchè governa la destra, rinuncia a qualcosa perchè governa la sinistra.
Fra tutti questi sacrifici rituali e’ rispuntato pure l’oracolo Beppe Grillo. Che una cosa giusta l’ha detta di sicuro: come si fa a scegliere chi votare se i programmi sono identici?