mercoledì, maggio 28, 2008

Cambiare direzione

Inversione di rotta o forse solo un’altra strada, comunque vada. Oggi parto per un’altra città, con una valigia di cartone in cerca di fortuna. Mi trasferisco a Roma, dove tutto mi sembra confusione e opportunità.
Proprio nel momento in cui tutti pensano a fuggire dal grigio, dal traffico, con l’estate che si avvicina. Ma sono contento di questa scelta: per la prima volta dopo quattro anni non passerò questi tre mesi sulla spiaggia, a saltellare e divertire, a vivere in quella realtà parallela che è il mondo del villaggio turistico. Avrà tutto l’aria della novità, dell’inusuale, per quanto normale e ordinario.

E’ il momento di cambiare direzione, forse. Senza preoccuparsene troppo. Sarà comunque un tentativo, un assaggio di vita metropolitana, una continua ricerca dell’occasione giusta. Che bisogna inseguire e saper riconoscere.

lunedì, maggio 26, 2008

La scoria infinita

Si parla tanto di energia nucleare. E trovare dei dati chiari, come sempre, è difficile. Trarre delle conclusioni, è complesso. Schierarsi da una parte o dall’altra è facile fino a che non si conoscono i fatti. Ovvero che le bollette dell’energia elettrica sono raddoppiate negli ultimi dieci anni, e che dipendiamo dall’estero per l’ottantacinque per cento del fabbisogno. Se usassimo solo quello che produciamo, dovremmo staccare il frigorifero ogni volta che accendiamo la tv.
L’energia nucleare non risolverebbe la situazione. Perchè è già previsto che consumeremo di più. Oltretutto ci sono una serie di problemi da considerare, scorie, sicurezza, tempi di realizzazione, disponibilità della materia prima. Che, neanche a dirlo, sta moltiplicando costantemente il prezzo di partenza rendendo sempre meno conveniente l’investimento.

E poi ci sono le energie rinnovabili. L’eolico, che ancora rende poco rispetto ai soldi spesi per gli incentivi statali. E che deturpa l’ambiente, con pali di centocinquantametri nelle campagne, descritti poeticamente da Sgarbi come falli che stuprano la terra.
Alla fine c’è il fotovoltaico, che non conviene a nessuno. O meglio conviene solo al cittadino, perchè il sole non si può privatizzare, sezionare, inquadrare. E’ una fonte praticamente inesauribile. Qualcuno obietta che non ha una resa paragonabile al nucleare, certo. Per dirlo con un esempio concreto un pannello solare di un metro quadrato tiene acceso solo il frigorifero, ma almeno potete lasciarlo in funzione mentre la centrale idroelettrica vi fa vedere la partita in tv.Il problema è che il fotovoltaico è una tecnologia che nessuno ha sviluppato. L’anno passato sono stati spesi soltanto quarantamila euro, che rappresentano lo zero virgola zero zero zero due di quanto destinato allo sviluppo energetico.

La conclusione non può che essere il solito vecchio luogo comune, la storia infinita: abbandonare il consumismo, ottimizzare i consumi e incentivare la ricerca. Per quanto banali possano sembrare, non vedo sinceramente altre strade.

venerdì, maggio 23, 2008

La metà della metà

Mi sorprendo di come il caos generale riesca sempre a dare come ultimo risultato una situazione equilibrata, precisa. Insomma di come la casualità, o l’inconscio, non riesca a prendere una decisione radicale, definitiva.
Penso agli Stati Uniti. Trecento milioni di abitanti. E si pensa subito ai grattacieli, a quelli che ci sono e quelli che non ci sono più, ai giganti di cemento, alle superstrade. Poi si legge trentuno abitanti per chilometro quadrato. Che sono pochi, in effetti. E allora uno si ricorda anche il gran canyon, le montagne rocciose, la casa nella prateria. E la signora in giallo, che girava in bicicletta nelle campagne di Cabot Cove.

Fatto sta che alle ultime elezioni per il re del mondo, insomma per il presidente, la partita è finita sostanzialmente in parità. Ma la storia continua, anche all’interno dello stesso partito. Hillary Clinton e Barack Obama, cinquanta e cinquanta, fifty fifty. Non si riesce a prendere una decisione. Nessuno vuol farsi da parte. Si vota in due stati, uno a testa. Per quella strana legge che tende a compensare chi si trova leggermente in svantaggio, dandogli un’altra opportunità, rimettendolo in corsa.
Perchè ogni americano è indeciso, combattuto, dentro di sè. E non vuole perdere l’alternativa. La possibilità di confronto. O forse soltanto ha paura di commettere nuovamente gli stessi errori.

lunedì, maggio 19, 2008

Sicilianismi parte seconda

La caratteristica che rende unica una spiaggia siciliana è che non sai mai cosa aspettarti.
Perchè le montagne si gettano nel mare, si fermano a un passo dall’acqua e incorniciano un cielo limpidissimo.
A Cefalù sembra di vivere nello stesso tempo in un’antica leggenda, nel racconto di un esploratore o in una cittadina strappata al mediterraneo. Una striscia di sabbia riposa sulla riva. Due ali di scogli ai lati, sui quali prudentemente avanzano le terrazze dei locali e i panni appesi alle finestre. Poi il centro storico, la chiesa normanna e le vie che si sostengono l’un l’altra per salire lentamente il fianco della collina. E il monte, alle spalle, che custodisce la bellezza della cittadina.
Vento costante, mare limpido e sconfinato. E' semplice immaginare in lontananza navi dal mondo che nei secoli si sono date appuntamento su queste spiagge. Portando un pezzo della loro cultura, della loro arte. Creando un crocevia di splendide singole emozioni.

domenica, maggio 18, 2008

Bollettino di guerra

L’Inter vince lo scudetto. E non è il titolo di una barzelletta fuori moda. Vince e lo fa alle spese del Parma che in fondo, con diciotto sconfitte e sessantadue gol subiti, un po’ se l’aspettava. Ma non è tanto questo che mi preoccupa, in fondo il mondo è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi sale.
Quello che mi inquieta è invece il solito caravan serraglio di violenza gratuita che accompagna il mondo del calcio. E sul quale, francamente, non so neppure se vale la pena di spendere qualche parola. Alcuni tifosi nerazzuri hanno infatti ben pensato di festeggiare l’agognata vittoria dello scudetto devastando una scuola materna, che ha l’unica colpa di trovarsi nei pressi della curva dei boys parmigiani. Sono state sfondate porte, rotti vetri, addirittura divelti alcuni alberi. Che poi mi chiedo come si fa a sradicare un albero. Penso non siano molte le persone che vadano allo stadio con un kit da giardinaggio.
Per la cronaca prima della partita fuori dallo stadio ne sono successe delle belle. Un agente è ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Parma per lesioni multiple alla milza. Multiple. Un altro è stato colpito da un sasso che ha sfondato il vetro di un furgone. Sfondato. Forse troppo spesso leggiamo con leggerezza il bollettino di guerra domenicale, non fa più effetto.

Non so cosa sta succedendo. So soltanto che sono felice di restare fuori dal mondo del calcio. Di aver passato questa domenica in spiaggia. Di non sapere dove si giocano gli europei e chi è convocato. E complimenti all'Inter.

giovedì, maggio 15, 2008

Sicilianismi

L’idea è affascinante. Una fonte d’acqua dolce su un isola, che scorre sotto il fondo del mare per sgorgare circondata da piante di papiro. Un muricciolo e dall’altra parte il mare, il porto. E’ la fonte Aretusa, cuore di un crocicchio di case, storie e leggende che è Ortigia. A sua volta centro pulsante di Siracusa, la splendente città prima tappa della mia scoperta della Sicilia.

Dall’altra parte, verso l’entroterra, l’anfiteatro, adagiato sul fianco di una collina che respira, svuotata nei secoli dalle pietre bianche che sono diventati spalti, scene, scale. Un trionfo della cultura e dello spettacolo che rivive in questo mese di maggio col festival del teatro greco, diventando quell’anello mancante tra passato e presente, tra tradizione e modernità. Ogni costruzione è in armonia con l’ambiente che la circonda, pervaso di pacato equilibrio. La natura ringrazia creando qua e la macchie di colore col rosso dei papaveri, con gli olivi millenari, con i fiori che sbocciano al sole.

Oggi giornata trascorsa alla scoperta di Agrigento e la valle dei templi. Disegnati nel cielo azzurro, immortali, perfetti. Gialli come la terra che li custodisce, tesori da ammirare o da guardare distrattamente, respirando sensazioni ed emozioni. Un viaggio che è soprattutto mente, voglia di conoscenza. O forse soltanto di riscoperta.

venerdì, maggio 09, 2008

Long train runnin'

Parto. Un’altra volta. Attraverso l’Italia da cima a fondo, verso la Sicilia. Attaccato al finestrino di un treno, dopo tanti viaggi aerei surreali, nei quali i paesaggi cambiavano in un istante senza lasciare traccia. Voli al di sopra di un manto perenne di nuvole, che solo a tratti lasciano intravedere cosa succedeva laggiù a valli e montagne, a fiumi e mari. Adesso voglio guardare il paese che piano piano si distende, si colora e si tuffa nel mare.

L'alba sullo stretto e poi via, alla scoperta di un'isola mai incontrata. Porto di arabi e normanni, greci e spagnoli. Un pezzetto di quell'Italia con una storia da rivivere e un futuro da affrontare.

mercoledì, maggio 07, 2008

Quote rosa

Camminando per strada all’improvviso mi sono accorto di una freccia rosa disegnata per terra. Un indizio da seguire, pallido e confuso nelll’asfalto. Dopo pochi metri ecco spuntare una seconda freccia. E un’altra. E un’altra ancora. Poi, finalmente, il grande mistero: il parcheggio rosa. Ovvero una serie di posti macchina, comodi da raggiungere, senza fastidiose retromarce, spine di pesce e doppie file, rigorosamente riservati alle donne.
Sembra uno scherzo, un’ulteriore presa in giro al pericolo costante delle donne al volante. Ma non è proprio così. L’iniziativa nasce con un intento lodevole, semplificare la vita delle donne incinte o con neonati appresso, senza dover affrontare lunghe attese alla ricerca di un parcheggio o grandi camminate per giungere a destinazione.
Certo nella mia graziosa cittadina si tratta più di un atto simbolico che di una reale necessità. Il parcheggio scelto è sempre vuoto e si trova sempre posto. Sarà per questo che il cartello recita una frase leggermente diversa da quella di altri comuni: “All’interno del parcheggio troverete questo simbolo che indica un’area destinata alla sosta delle auto utilizzate dalle donne. La vostra cortesia aumenterà la loro sicurezza”. Ora, ne sono sicuro, ci sentiamo tutti più tranquilli.

lunedì, aprile 28, 2008

Una storia da raccontare

Un anno dopo, un bus scende lungo la costa, scivola sinuoso tra due rive di rocce rosse e cespugli bassi. D'un tratto la terra si spiana, come un'immensa tavola che si getta nel mare e si apparecchia di paella e sangria. Ritorno a Valencia, per un paio di giorni.
Ritorno a un anno fa, a una giornata calda d'aprile. Passeggiavo lungo il porto, sospeso, indeciso, perdendo lo sguardo lontano, fra le onde dell'orizzonte. Senza sapere di preciso cosa mi avrebbe portato l'estate, quale strada avrei intrapreso. Silenzioso, di fronte a un viaggio che finisce. Perchè è semplice trovare le parole per un'avventura che inizia, ma non per una che volge al termine.
Non si puo' considerare la fine di un cammino come un punto d'arrivo o un'obiettivo centrato. Ma soltanto come una nuova storia da raccontare, da condividere e ritrovare di tanto in tanto.

Domani torno a casa, e sono felice di non sapere cosa mi aspetta. Forse un nuovo viaggio, un'altra pagina bianca da riempire di parole. Intanto mi piace pensare che Valencia mi sorrida. Che abbia gradito questo omaggio, questo ritorno dove forse tutto è iniziato un anno fa. A presto.

giovedì, aprile 24, 2008

I favolosi anni ottanta

Quant´erano belli i favolosi anni ottanta. La discomusic, gli abiti esagerati, una sorta d´idea della societa´ che si mostra e si esibisce, si circonda di status symbol, di oggetti inutili che tutti devono avere. Uno stile di vita che risplende nel momento stesso in cui si esaurisce, con tanto di battito di mani finale e velata malinconia.

Ecco perche´ ritrovarsi i favolosi anni ottanta sotto gli occhi da solo la sensazione di polvere sul viso, colori sbiaditi sulla pelle, tristezza nel cuore. Mi e´ successo camminando tra le vie del mercato di una qualche citta´ dell´est. Dove tutto sembra essersi fermato ai favolosi anni ottanta. E dove l´ aggettivo favoloso riesce solo ad essere una perfida ironia.
Una donna ha il fazzoletto in testa, il volto segnato, e sul carretto decine di pupazzi fosforescenti, accesi, improbabili. Un uomo vende cd dalle copertine ingiallite dal sole, accanto a banchi di verdura dove tutto e´ coperto di terra. Come se nulla cambiasse da quando una carota e´ immersa nel suolo a quando arriva sulla tavola: un´ immagine d´altri tempi che mi riporta alla realta´ della citta´ nella quale mi trovo. E mi fa dimenticare quella fila di bancarelle di giubbotti di pelle cosi´ dannatamente anni ottanta.

domenica, aprile 20, 2008

Reparto ortofrutta

Il principio della comunicazione sta nella trasmissione di un messaggio. Che siamo abituati a concepire come un susseguirsi di parole e fonemi che abbiano piu' o meno un senso compiuto. Ma in realta' e' molto di piu'.
Lo si puo' capire a pieno solo togliendo un ingranaggio al complesso meccanismo, rifondando da principio regole e significati. L'esperimento si svolge in questo modo: ci si butta in un paese straniero, differente stile di vita, temperatura. Differente ceppo linguistico, uro-finnico piuttosto che cirillico, evitando l'uso dell'inglese come chiave per conoscere il mondo.
Ogni nuova esperienza, ogni parola appresa, e' un gradino che ci avvicina all'infinito. In un attimo si palesa la difficolta' di un processo comunicativo, l'amplificarsi della gestualita'.
Sfogliare un giornale fatto solo di foto e geroglifici, attraversare il reparto verdura di un supermercato, fa vivere l'emozione di un archeologo alle prese con una civilta' sepolta. La soddisfazione, per quanto semplice, e' chiamare un caffe' e una ciambella col loro nome. L'ambizione, ancora distante, e' riconoscere l'ambulatorio di un dentista dall'insegna, senza scambiarlo con un centro internet.

martedì, aprile 15, 2008

Ordinaria amministrazione

L'ordinario sta nel rivivere un'esperienza conosciuta.
Nel sentire la tromba di Miles Davis che risuona nell'aria e capire chi e' che con dita leggere tira fuori quella melodia da un pezzo d'ottone. Ordinario e' guardare la ragazza seduta all'angolo del bar con due uomini in cravatta.
Uno si passa una mano sul viso, stringendo la penna, e segna appunti su un blocco. Il secondo pone le domande, la ragazza sostiene lo sguardo e cerca di essere a proprio agio. E per quanto possa essere preparata e sciolta nel presentare le proprie capacita' potrebbe perdere quell'occasione di lavoro solo per la sciarpa che porta intorno al collo. Perche' ha un colore, verde, che distrae l'attenzione di chi le sta di fronte. Il curriculum sembra fare un buon effetto, ma il tipo con il braccio disteso sul tavolo passa sempre la mano sul volto, rivela nervosismo, tensione. L'altro indossa una cravatta, rosa, e certamente continuera' a essere tormentato dalla sciarpa, verde, che gli sta di fronte.
Perche' dopo un po' e' inevitabile cadere nell'ordinario, nel "le faremo sapere".
P.S. Le elezioni sono passate. Dovrei commentare i risultati. Ma c'e' chi l'ha fatto gia' splendidamente e del quale condivido il messaggio. Date un'occhiata.

lunedì, aprile 14, 2008

Spaghetti western

Ore 15. Si chiudono le operazioni di voto. Mi guardo attorno, indifferente, lontano. Vedo solo la citta' di Dublino che si stende sotto i miei occhi, dall'alto del Gravity bar all'ultimo piano della fabbrica Guinness. Sento solo il sapore di una birra che e' del tutto differente da cio' che ci viene servito in Italia. Forse incontro soltanto uno stile di vita diverso da quello che ci viene propinato nel nostro paese.
Forse non e' tanto importante chi vincera', piuttosto quanto ognuno riuscira' a far valere le proprie idee. Abbiamo bisogno di rivalutarci, di credere nelle possibilita', nel rilancio. La competizione deve essere stimolo, il confronto un dialogo aperto.
Sono lontano, europeo, ma felice di essere italiano. Contento del rito del caffe' mattutino, della pasta a pranzo, delle parole gesticolate. Pronto ad affrontare l'avvicendamento politico, qualunque esso sia, con rinnovato entusiasmo.

domenica, aprile 13, 2008

Sfr 777

E' il volo che collega l'aereoporto di Glasgow Praestwick a quello di Dublino, le lande della Scozia alle colline d'Irlanda. Quasi verso la mezzanotte, una sala d'attesa deserta e gente seduta tranquillamente di fronte a una pinta di birra nel pub dedicato ad Elvis. Perche' Praestwick, in un qualche modo, e' l'unica citta' del Regno Unito visitata dal re del rock n' roll. Il 3 marzo del 1960 la leggenda della musica e' stata ben lieta di incontrare i fans, sopraggiunti all'aereoporto, mentre il suo jet personale si riforniva di carburante. E per una cittadina che ha attorno solo rocce e steccati tutto diventa motivo d'orgoglio. Una targa ricorda l'avvenimento, all'Elvis bar si inganna l'attesa di quel volo che chiude la giornata.
Un attimo, quaranta minuti di sali e scendi tra nuvole e scie luminose delle citta' dimenticate. L'aereoporto di Dublino, immenso, che sprizza vitalita'. Una citta' sulle sponde del fiume che sembra conoscere solo la birra come unico idolo.
Questa sera esco, vado nel leggendario Temple Bar, a cercare una piadina. Dopo tanto bere anche gli irlandesi vorranno mettere qualcosa sotto i denti.

sabato, aprile 12, 2008

Seduto all'angolo della strada

Momenti di vita di una giornata d'aprile, angolo di Roxburgh street, Edimburgo. Case tutte uguali, file di comignoli e pietre annerite, vetrate ampie come quelle di una cattedrale. Immagini riflesse di tetti aguzzi e torrette degne di un film di Harry Potter. Una di quelle strade in pieno centro nelle quali misteriosamente non passa nessuno, proprio mentre il traffico si congestiona nella via accanto.
Ore 13. Due turisti italiani stanno seduti all'angolo, visibilmente infreddoliti, improvvisano un aperitivo con pacco di patatine e qualche lattina. Un gruppetto di bambini dai capelli rossi passa in maniche corte. Un'ambulanza con un autista dai capelli rossi si avvicina suonando la sirena. Cade il pacco di patatine, senza un'apparente motivazione. Il suolo perfettamente pulito si ricopre di piccole foglie gialle. I turisti iniziano a raccogliere e nascondere le prove sotto lo sguardo indagatore di un sopraggiunto uomo in pantaloncini, che pur non avendo capelli rossi ha gli occhi di un grande e grosso scozzese infastidito.
L'ambulanza si ferma proprio all'angolo, le corrono incontro un ragazzo e una ragazza con immancabile testa rossa, urlando e agitandosi. Le patatine sono scomparse. Un passante interroga i turisti, che orgogliosi della loro nazionalita', non comprendono una parola. Uno dei due risponde un ipotetico "no, penso di no". Lo scozzese e' soddisfatto. I gabbiani anche, circondano la scena aspettando che si calmino le acque per fiondarsi sulle briciole.

Gli stessi turisti italiani sono avvistati poche ore piu' tardi mentre provano la veridicita' del gioco di prestigio chiamato "la scatola mangia soldi". A malincuore si rendono conto che non si tratta di un gioco. E le monete se ne vanno davvero.

martedì, aprile 08, 2008

Lost in highlands

E' stato un attimo attraversare Parigi, tra vicoli e quartieri inaspettati. Parti di un solo organismo che e' quella citta' instabile, romantica, mutevole. Dal quartiere di Montmartre, uscito dalla fervida immaginazione di un vignettista, relegato e imprigionato in un qualche modo sul tramonto degli anni ottanta. Con quel Moulin Rouge che e' simbolo di un'immaginario collettivo fatto di musica e storie d'amore, e che invece delude le aspettative. Fino alla zona popolare dove ho passato le nottate, fatta di palazzi alti che a loro modo raccontano una storia, dall'alto di strette scalinate coperte di tappeti. Ho visto e vissuto, con il freddo costante nelle ossa.
Ieri tutto si e' acceso e scaldato per un attimo, con il passaggio della torcia olimpica, le contestazioni, la caccia aperta ai turisti cinesi da parte dei manifestanti. Poi oggi tutto e' tornato nella morsa del gelo. La torre Eiffel si e' coperta di neve. Ma io a Parigi non ci sono piu'.
Sono appena atterrato in Scozia, a Glasgow. Ho visto volando le bianche scogliere di Dover e il canale della Manica, e poi la terra che mano a mano si fa piu' scura, si punteggia di rocce nere e di coste frastagliate. Steccati, greggi di pecore, colline erbose dal finestrino del treno. E infine la citta', ancora da scoprire.

sabato, aprile 05, 2008

Paris!

Sono partito. Senza troppi ripensamenti, senza sapere bene cosa ho messo in valigia. Che valigia non è, ma una casa ambulante, uno zaino che sarà tutto quello che ho per un mese. E' veramente incredibile il giorno dopo aver fatto un trasloco dalla casa di Bologna, tra pacchi borse e sacchetti, vedere l'armadio pieno e uno zaino con il nulla, l'indispensabile. Una sorta di compendio dell'anticonsumismo, nel quale ogni oggetto è simbolico, ogni abito funzionale.
Ho viaggiato una notte per risvegliarmi sulle sponde della Senna, ho camminato una giornata a dispetto della metropolitana che nascosta avvolge le viscere della città. Mi sento bene.
Commosso forse, di fronte alla spiritualità di Notre Dame, incuriosito di fronte a una tazza di caffè cosi' grande che mi terrà sveglio per giorni. Spero di perdere presto quella coscienza che mi costringe a continui paragoni, a confronti, rispetto all'Italia nella quale vivo. Spero di non essere un turista, ma un viaggiatore.
L'ostacolo maggiore, prendere e andare via, è superato. Ora devo imparare a scrivere con questa tastiera francese con le lettere scombinate. E lasciare che il vento che non mi da tregua diventi solo un compagno di viaggio.

mercoledì, aprile 02, 2008

Il gioco del gessetto

Qualcun altro ha deciso al posto mio . O forse non qualcun altro, ma una serie di condizioni. Detto in breve non andrò a votare. Perchè sarò lontano, in viaggio, il che mi sembra una giustificazione validissima. Mi tolgo dalla condizione di dover risolvere una marea di dubbi e rivendico invece il privilegio di criticare tutto e tutti.

Certo, il rovescio della medaglia è che non potrò lamentarmi nei prossimi anni, dovrò subire in silenzio il processo democratico che si rinnova. Dovrò guardare come sempre illusioni che svaniscono, aspettative disattese, senza concedermi il piacere di una sana polemica. Perchè è giusto contestare solo ciò che si è voluto, ciò che si è costruito con le proprie mani e il proprio voto.

Non ho la pretesa di giudicare le proposte, i programmi, non ho le competenze, le conoscenze. Altrimenti sarei candidato io stesso. Avevo anche pensato a un nome per la lista, qualcosa di ingannevole con simbolo tricolore, come partito delle libertà democratiche, o popolo democratico dei partiti liberi. Programma di lotta agli sprechi, energetici, economici. Taglio simbolico degli stipendi ai politici. Mi basterebbe sentire queste due cose, invece di vedere centinaia di pagine di idee e progetti, che puntano ad accontentare tutti sapendo che aumentare da una parte significa togliere dall’altra.
Starò lontano da tutto questo qualche settimana. Mi dispiace solo perdere l’avvincente finale, voto dopo voto, fino alla proclamazione del vincitore. Del Grande Fratello, ovviamente. Per le elezioni in fondo, comunque vada, non potrò lamentarmi.

martedì, aprile 01, 2008

Fine delle danze

Ho chiuso il mio rapporto con l’università. In una splendida giornata, con alcune delle persone con le quali ho diviso bei momenti, con la famiglia. Con un certo tono istituzionale che mi fa parlare come se fossi a una conferenza, strette di mano, e foglie d’alloro in testa. Ho messo pure una cravatta che fa molto evento, un completo gessato, scarpe nere e lucide. Ho raggiunto una prima tappa che vuole essere solo il prologo dovuto di ciò che succederà.

Per dovere di cronaca devo aggiungere che mi hanno fatto girare ore per Bologna vestito da pagliaccio. Un bambino mi ha chiesto un palloncino, qualcuno ha fatto il simpaticone, altri si sono complimentati. Un gruppo di irlandesi in vacanza ha voluto una foto con me.
Ho sentito addosso gli sguardi di tutti, ma non mi ha dato fastidio. In fondo mi sento proprio così, un po’ buffone e disimpegnato, con la voglia di calamitare l’attenzione del pubblico, dello spettatore, del lettore. Con un bagaglio di progetti che da oggi possono essere un po’ più vicini alla realtà.

giovedì, marzo 27, 2008

Pure imagination

Sono stato in una di quelle edicole, a labirinto, con scaffali di riviste mai incontrate. A volte non riesco proprio a capire come faccia ad esistere così tanta carta stampata. Forse è un bene, aumenta la pluralità di sguardi. O più semplicemente cresce la possibilità di occupazione di un laureato fotocopia di qualche disciplina umanistica. In fondo siamo definiti cittadini di un paese nel quale tutti scrivono e pochi leggono, in quei sondaggi da porta a porta nei quali il campione prescelto in proporzione acquista meno giornali del campione finlandese.

Certo, sono solo statistiche. Ma la certezza è che non tutto ciò che è scritto venga letto. Sarebbe impossibile seguire la fiumana di giornali, inserti, allegati, monografie, speciali, reportage. Molti dei quali, perlopiù, resistono grazie a finanziamenti statali e pagine su pagine di pubblicità. Diventa tutto, come sempre, un’operazione commerciale, nella quale non importa tanto il contenuto, ma il denaro che si mette in circolo. In una catena infinita.
Nello stesso tempo però apprezzo veramente chi scrive su questi giornali. Perchè svolge la propria missione con perseveranza, passione, e sorprendente inventiva. E’ necessaria l’immaginazione di un bambino per avere sempre una storia da raccontare su riviste come ‘Il gommone’, ‘Armi e tiro’, ‘Il comportamento del cavallo’.
Veramente, vi devo tutto il mio rispetto.