sabato, gennaio 12, 2008

Intolerance

Mi sto rendendo conto che non ho molte cose da raccontare. Tutto sta diventando un po’ ordinario, ripetitivo. Parlo solo di lavoro. E per fortuna piano piano me ne sto accorgendo. Mi sono lasciato condizionare. Va bene, basta.
In fondo però non è tutta colpa mia. Sarà perchè Bologna non è più cosi cordiale, accogliente, comunicativa. E ti getta addosso tutta la sua insofferenza. Un immigrato urla se gli chiedono un documento in un internet point. Quello stesso internet point che ti addebita il costo della navigazione anche se devi solo fare una stampa. Il cinema di martedì costa otto euro. Si, martedì quello che viene dopo lunedì. Al supermercato non mettono i prezzi al posto giusto, la cassa batte diverso da quello scritto, dai la tua banconota da dieci e mancano ancora cinque euro. Non si vive tranquilli.
Bisogna portare a termine gli impegni presi e cambiare aria. Voglio andare a trovare i cinesi in Cina, i pakistani in Pakistan, gli argentini in Argentina. Voglio vedere quelle stesse persone che incontro sotto casa nei loro paesi d’origine, nel loro ambiente, rilassati e con un sorriso sul volto.

mercoledì, gennaio 09, 2008

Tic tac

Quando inizi a lavorare e hai un contratto a termine non ti rendi nemmeno conto di cosa sia. Il primo giorno arriva il capo e ti mette qualcosa nel taschino della camicia. E tu chiedi :”Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.” E subito rimani un po’ sconcertato, ma già dopo un paio di giorni non ci fai più caso. L’orecchio si abitua al ticchettio e lavori con calma, tanta ce n’è di tempo prima che finiscano due mesi. Dopo qualche settimana riguardi nella tasca della camicia e vedi ancora la bomba. “Ma si, manca ancora un mese”. E il ticchettio torna ad essere un ronzio senza senso. Quando però manca una settimana al termine senti di nuovo qualcosa. Sempre più insistente, tic, tac. Sei nervoso, agitato. Tre giorni. La testa ti scoppia, il ticchettio è un martello pneumatico nel cervello. Due giorni. Uno. Finchè arriva il capo, toglie la bomba e ti rimette qualcosa nel taschino. “Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.”

Così qualcuno mi aveva spiegato il lavoro interinale, o a progetto, o come preferite chiamarlo. E in questi giorni in ufficio si vive la tensione del termine contratto che si avvicina. Qualche rinnovo, qualche esclusione. Di sicuro nessuna certezza.

sabato, gennaio 05, 2008

Automatic for the people

Il nuovo collega si chiama Federico, è alto un metro e novantaquattro e pesa circa trecentoventi chili. Certo, non rientra proprio nel peso forma. Anche perchè Federico, detto l’Imperatore, è un distributore automatico di pasti caldi. Ha la funzione di conservare i cibi precotti in vaschetta alla temperatura di -18 gradi per poi riscaldarli nei forni microonde dopo averli selezionati e prelevati dalla apposita bocca di erogazione. Insomma, un simpaticone. Ha dodici piatti da selezionare, un serbatoio da quasi duecentocinquanta e accetta monete, banconote, chiavi elettroniche e sistemi rendiresto. E' l’ultimo arrivato in azienda, glorioso frutto della lotta agli sprechi e taglio dei costi. Dopo il pandoro e spumante scomparsi dalle previsioni del capodanno lavorativo, ecco ora la mensa che chiude a cena. E Federico e colleghi a salvare la situazione. Insieme a lui faranno infatti trionfale ingresso in organico Veronica la Vanitosa e Emilio il Cuoco. E non sto inventando nulla, anzi rendo doveroso omaggio a chi ha scelto i nomi dei distributori. Un mago del marketing, senza dubbio.

Tralaltro sembra che a Manhattan sia l’ultima moda, anche perchè elimina il momento sociale e velocizza i tempi, abbassa i costi. In definitiva rende la nostra vita sempre più automatizzata: solo semplici unità che si muovono, producono e di tanto in tanto trovano anche il tempo per pranzare.

venerdì, gennaio 04, 2008

Vacanze di Natale

“Durante le vacanze di Natale, in un albergo di Cortina, si intrecciano le avventure di un gruppo di turisti”. Era il 1983 e qualcuno a suo modo stava segnando la storia del cinema. Una trama fatta di incroci e fraintendimenti che come non mai ha saputo rinnovarsi di anno in anno. O meglio, rinnovarsi solo nel titolo, visto che la breve trama riportata si adatta perfettamente a ogni pellicola. Poca importa che sia una crociera, un viaggio in India, una settimana a New York.
Ma non è di questo che volevo parlare. Piuttosto del fatto che adesso tanti vanno in vacanza e si fanno un sacco di problemi. Poca avventura e molta programmazione, tanto relax e poco viaggio. Vogliono sapere i dettagli meno importanti, le particolarità trascurate. Il primo pensiero del vacanziero a quanto pare e’ trovare il modo di restare in contatto con tutto ciò che ha a casa. Allora sappiate che il vostro telefono ultima generazione funziona in tutto il mondo, ma che non potete mandare messaggi se siete in Iraq o Afghanistan. Che novità, direte voi. Qualche problema pure in Pakistan, Sudan, Ghana e Giordania. In più dall’Olanda non potete telefonare a Papua, come in Repubblica Ceca sarete bloccati verso le isole Salomon. Bene, ora sapete tutto, andate e divertitevi.

Intanto io che ancora sono impegnato in questa città invece di concedermi un viaggio mi sono portato i viaggiatori a casa: una coppia di Boston, conosciuta tramite questo meraviglioso programma di scambio di ospitalità. Così anche a me sembra di trascorrere queste vacanze in qualche lontana località.

martedì, gennaio 01, 2008

Controcorrente

La tradizione impone che l’anno inizi con una lista di buoni propositi. Come se da oggi tutto riprendesse nuova vita, come se fosse un’occasione da prendere al volo per rimettere in sesto sogni e speranze. D’altronde tra un tortellino e un arrosto si e’ sempre ottimisti.
Il fatto e‘ che la rete pullula di messaggi di buoni propositi. Tutti vogliono esprimere il loro desiderio di dimagrire dopo la catena cena pranzo cena delle vacanze, tutti si rendono disponibili ad aiutare gli altri, tutti aspettano il momento opportuno per rivelare le proprie capacita’. E io non voglio sembrare controcorrente. Anche perche’ internet straripa di cinici metodici che stroncano la buona volonta’ del prossimo. Quindi dire che non si vogliono fare buoni propositi perche’ non serve aspettare capodanno per darsi da fare e’ un po’ come seguire la moda.

Non scrivo i miei progetti e non leggo i vostri. Restiamo d’accordo.
Ce l’ho fatta, anche quest’anno sono controcorrente.

venerdì, dicembre 28, 2007

Stakanovismi

L’idea che mi frulla per la testa è questa. Oggi mi hanno comunicato i turni per la prossima settimana e se non sbaglio dovremmo essere negli ultimi giorni del duemilasette. Anzi, ne sono quasi certo. E mi hanno anche detto che si usa festeggiare, non si sa bene se per l’anno che se ne va o quello che arriva. Comunque il piano d’azione è questo: arrivo in ufficio alle quindici del trentuno dicembre, resto fino alle ventitre. Festino fino all’alba, sei e mezza sette. Caffè e doccia gelata. Autobus festivo, vuoto immagino. Lavoro dalle dieci alle diciotto. Un after hour come si deve, con tanto di fame chimica e palpebra calante.

D’altronde mi sembra l’unica soluzione, non bisogna mai farsi condizionare troppo dagli impegni. Un po’ come faceva Stakanov, che se ne stava giorni e giorni nella sua bella miniera di carbone e non era mai stanco. Specializzatissimo, svolgeva da solo tutta l’opera di precisione e lasciava i trasporti pesanti ai colleghi, con un aumento della produttività di quattordici volte. Tutto bene, fino a quando l’Unione Sovietica non iniziò a chiedere a tutti di fare come lui.
Grazie Stakanov, se lavoriamo anche a capodanno e anche un po’ merito tuo.

mercoledì, dicembre 26, 2007

Segnali di fumo

Devo essere sincero e dire che il mondo dei blog mi affascina. Il termine nasce dalla contrazione di web-log, “traccia su rete”, che non rende a pieno la dimensione che questo fenomeno ha ormai raggiunto. Trionfo della liberta’ di comunicazione, immediatezza, condivisione e confronto. L’aspetto che pero’ mi inquieta maggiormente e’ la capacita’ dei blog di guidare la coscienza collettiva. Perche’ molti non cercano piu’ risposte nella grande rete, ma nelle esperienze personali. E nei commenti dei blog.
Anche se i sentieri che portano alle informazioni sono tortuosi e pieni di insidie. Vedo che chi arriva in questo mio piccolo spazio molte volte cerca tutt’altro. Un negozio che vende biciclette usate a Valencia, dove si trova la piramide di Giza, addirittura quali sono le regole per la battuta nel ping pong. Giusto per rispondervi in fretta, biciclette in Ruzafa, la piramide uscendo dal Cairo sempre dritto dopo la sfinge a destra, lanciare la pallina verticalmente e senza effetto per almeno sedici centimetri prima di servire. Qualcuno ha addirittura visualizzato queste pagine cercando un rivenditore di home theatre, un film di Hitchcock, la storia del gaspacho. Il record lo stabilisce “gruppo norvegese cantante rossa di capelli video con levitazione”.
Ogni navigazione diventa cosi’ un'esperienza inaspettata, un momento di smarrimento tra migliaia di diramazioni. Come trovarsi al bivio dell'autostrada con centinaia di cartelli tra i quali scegliere e il tir che incombe alle spalle. Una disperata ricerca che non porta mai il risultato previsto.

martedì, dicembre 25, 2007

Interruzione di pubblico servizio

Si potrebbe pensare che il giorno di Natale non lavori nessuno. Non e’ cosi’. Almeno io, ingenuamente, ci ho sempre creduto. E segretamente sperato, di non ritrovarmi mai in un ufficio il pomeriggio del venticinque. Ora mi guardo in giro e vedo il solito vecchio pc, il telefono, le statistiche e il bicchiere di spumante. Piccole differenze, certo, dalla routine. E una certa solidarieta’ che si instaura tra tutte le persone che si trovano nella mia stessa situazione.
Poi ho scoperto un’altra novita’. Che quasi cinque milioni di persone fanno il pranzo di Natale al ristorante. Mentre mi immaginavo suocere mamme nonne e nuore attorno ai fornelli tutta la mattina. Il che significa che in Italia restano aperti 52.000 ristoranti, e li di persone che lavorano ce ne sono veramente tante. E poi treni, ospedali, tecnici. Hotel e piste da sci, camerieri e animatori.
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Rimane pero’ una consolazione per tutti quelli che in queste ore si trovano davanti al computer: possono gustarsi su internet gli auguri di buone feste di una grande celebrita’. Vi assicuro, la prima volta della regina Elisabetta su YouTube e’ uno spettacolo da non perdere.

venerdì, dicembre 21, 2007

Tutta mia la città

Succede che Bologna si svuota. Piccole valigie colorate corrono per le strade. Il colpo d’occhio dal cavalcavia della stazione racconta di sciarpe e piumini che fanno a gara lungo i binari; In lontananza treni che vanno e vengono col loro carico di familiari e panettoni.
E’ venerdi’ e per molti e’ gia’ vacanza. Anche il mio edicolante di fiducia, che in realta’ e’ il pakistano al semaforo che distribuisce Metro, mi ha annunciato che sta partendo per le ferie. Chiudono le redazioni dei quotidiani gratuti, si svuota la biblioteca che per la prima volta ha decine di computer liberi per la navigazione. Si affollano i supermercati, gli autobus, la pista da pattinaggio un po’ kitsch all’inizio di via indipendenza. Tra le casette di legno della regione Trentino si addensano i curiosi: un banchetto di prodotti artigianali, una bancarella di legno intagliato, anche un chiosco di specialita’ calabresi, giusto per essere political correct.
Tutti se ne vanno, tornano a casa, perche’ Bologna e’ soprattutto luogo di passaggio, nessuno ci abita realmente. Io pero’ quest’anno resto qui. Questioni d’affari. Si, insomma, lavoro. Una scappata a casa, quella vera, appena sara’ possibile. Qualche visita, spero, da amici parenti e sconosciuti. Tanto nell’appartamento non c’e’ nessuno. Come in tutta la città.

mercoledì, dicembre 19, 2007

Pensieri nascosti

Ho in testa un’idea così grande che non riesco a visualizzarla. O forse più semplicemente ho lasciato scappare tutti i pensieri. In definitiva oggi dalla mia mente non esce nulla.

Sono bastati due giorni lontano dal lavoro, dagli orari: un viaggetto in treno verso Ancona con tanto di incontro con americano ubriaco e rimpatriata con compagni di viaggio. Il cervello si è disconnesso dalla routine e ha iniziato a rimuginare. Progetti, confini, frontiere. Voglia di inventare tutto dal principio, di percorrere nuove strade. Pensieri che nella quotidianità vengono sommersi da tutto ciò che è necessario ma mai indispensabile: affitto, lavoro, quattro euro per una margherita, i piatti da lavare, la scrivania sommersa di volantini, la bolletta dell’enel, il design svedese delle lampade.

Nella confusione mi sembra di scorgere infiniti punti di uno stesso disegno che non riesco a definire, linee tracciate dall’uno al trentuno sull’inserto della settimana enigmistica. E’ come vedere i frammenti di un quadro che ci sembra conosciuto per le tonalità, i tratti, i colori. Ma del quale non riusciamo più a ricordare la trama. E’ in un giorno come questo che ogni piccola azione rivela la pulsione segreta verso l’altro, lo sconosciuto, il nascosto.

Ascolto la colonna sonora di Amelie, cucino crema catalana (tralaltro fallita per la seconda volta), mi sparo Neverland in prima serata. Pensando a quanto mi aspetta nel futuro lontano, senza preoccupazioni per il cartellino da timbrare domattina alle dieci.

domenica, dicembre 16, 2007

Lenzuola bianche sotto la neve

Ti svegli una domenica mattina e trovi fiocchi di neve che scendono leggeri, piano piano, proprio sulle lenzuola lavate e stese il giorno prima. L’aria gelida, il cielo livido, e una spolverata di bianco a chiazze sui tetti delle case. Ma i panni stesi fuori dal balcone si scoprono miracolosamente asciutti quando si soffia via un centimetro di cristalli di ghiaccio. Certo, asciutti. Ma ad una temperatura che oscilla intorno ai zero gradi, se non ricordo male.
La città è ferma, non tanto per la neve quanto per la mattina di festa che già preannuncia il Natale. Oggi pomeriggio i negozi saranno intasati, le vie piene di luci, i banchetti di caramelle e castagne tirati a lucido. Alle dieci del mattino, girando per le vie senza metà, si scopre invece l’altra popolazione. Quella che fa sembrare Bologna una città di frontiera, punto di incontro di carovane e culture.
In piazza c’è il mercato straordinario, tutte le domeniche questo mese. Cinesi e pakistani a perdita d’occhio. A quanto pare per i commercianti bolognesi il rituale del pranzo festivo a base di tortellini è irrinunciabile, e il freddo polare ha certo dato una mano. Vicino all’autostazione c’è un pulmino che scarica pacchi e lettere. E’ il corriere rumeno, l’uomo che una volta alla settimana fa Bucarest andata e ritorno e tiene i contatti con le famiglie lontane. Padri e madri che lavorano in Italia spediscono alle famiglie in Romania soldi, abiti, giocattoli, e ne hanno indietro foto, messaggi, a volte pure qualche visita. Al semaforo di fronte un omino distribuisce con poco successo volantini del Circo di Mosca (italianissimo il circo, non l’omino).
A volte è proprio quando la città dorme che si può scoprirne gli aspetti più interessanti.

venerdì, dicembre 14, 2007

Principio di relativita'

Come la cronaca influisce sulla vita privata. Sciopero degli autotrasportatori, traffico paralizzato, tutti a piedi nelle citta' ecologiche per paura di restare senza benzina. Mi raccontano anche di scene di panico nei supermercati, vecchietti che svuotano gli scaffali e riempiono i carrelli, scorte da crisi cubana e crisi atomica. In mezzo a tutta questa frenesia non mi sono accorto di nulla. Si, forse c'erano meno posti liberi sull'autobus. Forse anche meno pasta nel piatto della mensa. Ma niente che non potesse essere spiegato con uno speciale di Bruno Vespa sul consumismo della vita moderna. Abbiamo tutti paura di essere presi alla sprovvista, alla faccia dell'istinto di sopravvivenza che ci porta avanti da qualche milione di anni.

Come la cronaca influisce sulla vita privata. Ieri mattina alle undici i funerali degli operai della Tyssen Krupp presso il duomo di Torino. Tutti i luoghi di lavoro in Italia osservano un minuto di silenzio. Doveroso, sicuramente. Ma provate voi a stare al telefono con qualcuno e seguire le linee guidee aziendali: "Signor (cognome del Cliente), se non le dispiace desidero osservare un minuto di silenzio nazionale in occasione del funerale delle vittime delle acciaiere di Torino. Fra un minuto saro' nuovamente a sua disposizione. (Rimanere in silenzio, possibilmente senza mettere il cliente in attesa). Se il cliente non accetta di essere messo in attesa, ringraziarlo ed invitarlo a contattarci piu' tardi".

mercoledì, dicembre 12, 2007

Corri, Forrest!

Notiziario straordinario. Sono trascorse solo poche ore da quando ho scritto contro un sistema di autobus e controlli che non mi convice per niente, e subito l’azienda di trasporti bolognese ha reagito con rabbia.

Luogo dello scontro il 27b, quello che a mezzanotte e un quarto scivola lungo via indipendenza per riportare a casa i giovanotti con la testa sulle spalle che pensano già alla giornata ricca di impegni che li attende il mattino seguente. Tre controllori, armati di blocchetto delle multe, salgono con arroganza sul mezzo. Niente giacche blu, solo tesserino di riconoscimento plastificato e volto inespressivo. E’ un colpo basso, sono consapevoli del fatto che a quell’orario è pressochè impossibile che qualcuno abbia fatto il biglietto. L’intero autobus è messo sotto sequestro, i pochi passeggeri si preparano a fornire documenti, la corsa continua. Qualcuno restio rifiuta di consegnarsi al nemico. Non è permesso scendere, a nessuno. Spiego le mie ragioni, non ottengo risposta, minacciano di chiamare le forze dell’ordine. Tutti i malcapitati si stringono in un cerchio di solidarietà, si da la colpa alle macchinette che non funzionano. Nessun risultato.

Intanto l’autista continua il suo lavoro, raggiunge una fermata, apre la porta in fondo per permettere alle persone di salire. Basta un attimo di distrazione del controllore e con uno scatto fulmineo percorro i pochi metri che mi separano dalla libertà.

Un attimo prima che la porta si richiuda salto gli scalini e mi perdo correndo nella notte.

martedì, dicembre 11, 2007

Full metal jacket

Eliminate le giacche a vento blu. Quelle di finto tessuto traslucido, impermeabili, con i bordini argentati. Perchè non si può viaggiare tranquilli in autobus senza biglietto senza trasalire ogni volta che sale qualcuno con la giacca blu. Troppo simile a quella dei controllori, organizzati come una squadriglia da combattimento, pronti a colpire chi si sposta frettoloso da una parte all’altra e deve pure pagare. Che poi sarebbe anche giusto comprare il biglietto. E non vale neppure la scusa di dover perdere tempo a cercare una rivendita, visto che ogni autobus ha la sua bella macchinetta automatica a bordo. Un euro all’andata, un euro al ritorno. Per un biglietto che vale settantacinque minuti e userai si e no per dieci. Ma se devi andare al lavoro tutti i giorni, schiacciato tra due ali di folla, sempre in anticipo per timore di perdere la coincidenza, il prezzo non vale più il servizio. E’ per questo che ho deciso per l’autoriduzione del costo del biglietto.
Adesso ogni viaggio è più equo, rilassato, solidale. Venticinque centesimi, una monetina gialla con la statua di Boccioni e una color rame con il colosseo. L’inconveniente è che in questo modo compro un biglietto su quattro. E la società di trasporti non è d’accordo con questa mia filosofia aziendale. Perciò mi faccio un viaggio tranquillo e poi tre di assoluta insicurezza, dissimulata sotto un’aspetto rilassato e disinteressato. Anche se una palpebra si scuote ogni volta che in lontananza scorge una giacca blu salire la scaletta dell’autobus.

sabato, dicembre 01, 2007

Foglie gelate findus

Al mattino le foglie sono congelate. Bianche e intirizzite tra fili d'erba che si raggomitolano nel vano tentativo di scaldarsi l'un l'altro. Solo fuori citta' pero'. Tra quelle terre di nessuno macchiate qua e la da zone industriali e colorate magliette da jogging. In centro invece le foglie non hanno freddo.
Colpa dello smog, dei palazzi alti, del silenzio della notte che non esiste. O del fatto che le foglie non ci sono. Sinceramente non lo so. Non ci ho mai fatto caso.

Restando in tema di vegetali, in ufficio ho trovato questo: "Le piante favoriscono la depurazione e l'umidificazione naturale dell'aria. La tillandsia per esempio si nutre di radiazioni fisiche quindi e' utile se viene collocata accanto al computer, la dracena assorbe i vapori delle stampanti mentre la palmetta neutralizza la formaldeide". Bella idea.

Anche se ancora sulla mia scrivania il verde scarseggia.

martedì, novembre 27, 2007

Alibi

Devo fuggire in qualche posto lontano. Potrebbero trovarmi. Sono già sulle mie tracce. Hanno indirizzo, cellulare, codice fiscale. Mi sento marchiato per qualche reato grave, per sempre. Eppure non ho fatto nulla di male. Sono pieno di giustificazioni da sfoderare al momento opportuno. Ero al lavoro, non ho avuto tempo, sono stato trattenuto, ho un alibi per quel giorno.
La grande mancanza della quale mi sono macchiato è non avere restituito un libro in biblioteca nei termini previsti. Quattro giorni di ritardo. Certo ci sono reati più spregevoli al mondo, anche se non la pensano allo stesso modo coloro che gestiscono questa libera circolazione della cultura che è il prestito dei libri. A nulla è valsa la fedina penale immacolata, i motivati interessi di studio, la giuria compiacente e l’arringa finale nel nome di un sistema più elastico. Sono stato sospeso per un mese. Mi è stato anche indicato il passo del regolamento che sostiene una pena commisurata al ritardo e comunque mai inferiore a un mese. Giusto nel periodo in cui devo cercare i libri per la tesi.

Intanto la mia casa raggiunge il nuovo record d’inquilini: undici. Cinque abitanti, un ospite a tempo indeterminato, un altro quasi stabilizzato, due temporanei, un cane residente e uno in visita.Cosa succederà nei prossimi giorni non ci è dato saperlo.

giovedì, novembre 22, 2007

Libera competizione

Può sembrare strano che questo mese abbia scritto solo quattro messaggi. La valida spiegazione è che internet ancora non è arrivato. Dopo la battaglia di offerte degli operatori vinta da Fastweb, tutto è entrato in un allarmante e silenzioso stato di immobilità. Cinque settimane per portarci un modem e attivare la linea mi sembrano un’esagerazione senza giustificazioni. Va detto che l’offerta comprende tre mesi iniziali gratuiti: bene, uno è già passato. E la soluzione non è vicina come potrebbe sembrare. Alla faccia di tutela del consumatore, liberalizzazioni, decreto Bersani e via discorrendo. Passa sempre un mese quando si cambia abbonamento o si trasferisce un numero di cellulare a un altro operatore. Tutti avvisati, i signori delle telecomunicazioni hano stabilito che non si possono gestire più di settemila passaggi al giorno. Un numero ridicolo se si pensa ai settanta milioni di schede attive in Italia; chi ha programmato qualche novità per le vacanze natalizie dovrà mettersi in coda e pazientare parecchio.

Tra pochi giorni partono anche le promozioni per i cellulari: ieri mattina ho assistito alla segretissima presentazione del progetto. Per poi scoprire che anche i diretti avversari avranno uguali tariffe, costi, bonus. Precisi al centesimo. E poi la chiamano libera competizione.

mercoledì, novembre 14, 2007

Viaggio ai confini del divano

La domenica in tv c’è un programma che molti dovrebbero vedere. Non tanto per lo stile da avanspettacolo che lo caratterizza, ma piuttosto per il messaggio che trasmette. “Sofa SoGood”, tre del pomeriggio, AllMusic. Due matti che girano il mondo e lo raccontano a modo loro, in equilibrio tra irriverenza e provocazione. Interviste al limite dello scandalo e una sana voglia di raccontare il tutto con occhi diversi.
Quello che mi fa veramente piacere è vedere finalmente un programma che si interessa alla grande rete di Couchsurfing (www.couchsurfing.com). Un sito che raccoglie tutti coloro che nel mondo sono predisposti a incontrare gente nuova, altre culture, a viaggiare per vivere realmente la realtà che ci circonda. Ogni iscritto offre il proprio divano a chi cerca ospitalità, crea un profilo e può essere ospitato in tutto il mondo. Può anche solo offrirsi per prendere un caffè con i viaggiatori o mostrare loro la propria città. Una volta in Spagna, Groenlandia, Nuova Zelanda può contattare chi ha un divano libero. Viaggiare a costo zero e incontrare chi vive nel paese che si sta visitando. Ogni città organizza poi incontri, feste, aperitivi.
Una comunità in continua espansione che parla decine di lingue, cucina sushi e kebab, spaghetti e paella. Un’opportunità per chi desidera fare della propria casa il centro del mondo. O per chi vuole saltare da un divano all’altro in giro per il mondo.

venerdì, novembre 09, 2007

Norma di sicurezza

Certi giorni sento il bisogno di affermare la mia identità. Indossare una felpa al contrario, salire in piedi su un tavolo, ballare per strada. Staccare per un momento da ciò che è ordinato e preimpostato. Una sensazione che si amplifica in queste giornate lavorative. Perchè tutto intorno a me è così preciso, segreto, militarizzato. In nome della privacy e della tutela dei dati personali.
Può sembrare cosa da poco, ma l’accesso totale alla scheda del cellullare di uno sconosciuto può rivelare molte cose. Forse troppe. Ecco che allora entrare in ufficio è come entrare in un carcere di massima sicurezza: telecamere, documenti di identificazione. Ogni porta si apre solo con tessera magnetica che visualizza sul display nome e cognome. Ogni computer è personale e tutte le operazioni vengono tracciate. Ogni persona ha abilitazioni differenti in base a una severa gerarchia. Ogni pagina è cifrata. Non si sa bene dove si trovi il reparto anti frodi e chi vi lavori.
Uno scenario degno del migliore film di spionaggio. O forse di una commedia, quando il cliente chiama e lascia con noncuranza numero di carta di credito e codice segreto.

mercoledì, novembre 07, 2007

Palla al centro

Da oggi ho ventotto milioni di clienti. Punti vendita, centri assistenza, rivenditori. Calciatori come testimonial e il marchio sulla Ferrari campione del mondo. Certo, non è tutto mio. Anzi, per essere onesti di mio non c’è proprio niente. Ma quando accendo il computer so di dover aspettare parecchio prima che il sistema carichi ventotto quasi ventinove milioni di contatti. Si, potrei anche semplicemente dire che ho iniziato a lavorare, ma non farebbe lo stesso effetto. Non dirò per quale grande azienda, anche se in fondo si è capito. Una qualche multinazionale delle comunicazione, settore assistenza clienti.
Ed ecco un mondo sconosciuto che si apre. Segreti meccanismi e strategie commerciali, marketing e nuove tecnologie. Due settimane di formazione per poter essere in grado di muovere i primi passi. E capire presto come funziona questo circolo vizioso di corsi e agenzie interinali.

Esistono fondi creati dalle pubbliche amministrazioni per finanziare la formazione e la specializzazione di futuri lavoratori. Insomma, lo stato paga un’azienda per insegnare il mestiere a qualche giovane disoccupato. L’azienda al termine del corso assume i lavoratori con contratto a termine, un mese, due settimane, non si sa bene quanto per coprire una sua necessità. Al prossimo giro assumerà gli stessi giovani, già formati ed esperti. E invece no. Perchè altrimenti non incasserebbe il contributo statale. Quindi spazio ad altri nullafacenti senza esperienza. Guadagna l’azienda che assume e licenzia quando vuole, guadagna l’agenzia che fa da tramite tra domanda e offerta. E il lavoratore si ributta nella mischia.