venerdì, febbraio 04, 2011
giovedì, febbraio 03, 2011
Vite parallele
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Tags: bogota, casa, couchsurfing
mercoledì, febbraio 02, 2011
Corri, Forrest
GIORNO 11, BOGOTA', COLOMBIA
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martedì, febbraio 01, 2011
Siempre viva l'ipnorospo
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lunedì, gennaio 31, 2011
Romanzo criminale
GIORNO 9, CUCUTA, COLOMBIA
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Tags: bucamaranga, colombia, cucuta, frontiera
domenica, gennaio 30, 2011
La mia casa ambulante
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sabato, gennaio 29, 2011
Writerismi andini
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venerdì, gennaio 28, 2011
Full
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Tags: cibo, inglese, traduzione
mercoledì, gennaio 26, 2011
La tana delle tigri
GIORNO 4, MARACAY, VENEZUELA
ezolano di baseball. In campo i Tigres di Aragua, squadra locale di Maracay, contro i Caribes.martedì, gennaio 25, 2011
Trafficante
GIORNO 3, CARACAS, VENEZUELA
'Anche il padrino ha iniziato con il contrabbando di liquori'. Mi dice con simulato accento siciliano. E via, nella notte, verso un'altra consegna.
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lunedì, gennaio 24, 2011
Relativita'
Tutto molto differente. Sfasato. Sveglio alle sette, senza motivo, con un sole alto e luce innaturale. Stiamo a meno cinque ore e mezza rispetto alla vecchia Europa.
Un paesaggio da videogioco. Boschi di palme e un fiume melmoso di macchine che invade la pianura. Ford degli anni 70, Chevrolet e macchine ultramoderne. Una Mustang rossa da boss della malavita. Gente in piedi sui pick-up. Appesi fuori le porte dei pulmann.
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domenica, gennaio 23, 2011
Blocchi di partenza
Atterro quasi senza rendermene conto. La notte precedente non ho dormito. Forse per i preparativi, per l'emozione, l'indecisione. Su quello che e' necessario e quello che non lo e'. Ho trovato qualcosa da fare fino alle cinque del mattino. Poi via, in aeroporto. Con un soddisfacente bagaglio a mano. E basta. Sette chili e duecento grammi.
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Tags: partenza, sudamerica, viaggio
sabato, gennaio 22, 2011
Spiegazioni ai gentili lettori
Ma l'occasione di raccontare il viaggio che sto per intraprendere non me la voglio perdere. E se qualcuno vorra' leggere queste poche righe, mi fara' piacere. Perche' e' un modo per sentirsi vicini. Per condividere. Per scoprire ogni giorno come le cose appaiono differenti a secondo del lato dal quale si guardano.
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Tags: blog, spiegazioni
mercoledì, gennaio 21, 2009
En una noche
Mi ero quasi dimenticato di quanto sia bella la notte. Silenzio attorno, tempo relativo, immagini sfumate in un generale senso di quiete.Sarà forse perchè ogni cosa di notte ha una diversa sfumatura, o perchè le ore scorrono senza fretta, ma tutto mi sembra più chiaro, più semplice. Sarà anche perchè in città il contrasto tra le due parti del giorno è fortissimo, dalla confusione al nulla, dallo stress al relax.
E questo accentua un nuovo punto di vista: non mi sembra di buttare le giornate, che iniziano molto più tardi del solito. Perchè la notte, con il suo fascino immobile, mi regala la voglia di creare ed esprimere. Ed è questa l'unica cosa che conta.
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Tags: creatività, notte, tempo
martedì, gennaio 20, 2009
Waiting list
Ho scoperto che non mi piace che troppe persone si interessino della mia vita privata. D'accordo, lo sapevo già, e ho sempre esagerato in questo senso, raccontando poco, a tratti, senza dare mai informazioni complete e precise. Ecco perchè ho un profilo di social network così anonimo, ecco anche perchè questo blog è sempre così scarso nei riferimenti alla vita concreta. Ma nello stesso tempo mi sono reso conto che vorrei condividere emozioni e sentimenti con certe persone, e che invece tengo sempre tutto per me, in una sorta di gelosia fine a se stessa.
In fondo si tratta solo di periodi, nientaltro. Nei quali è bello non dover rendere conto a nessuno, nei quali non si è sotto gli occhi di tutti per una scelta azzardata. Nei quali ogni piccolo evento può giocare un ruolo determinante.
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domenica, gennaio 04, 2009
Tre pensieri di inizio anno
La notte è piena di musica. Ho scoperto di abitare sopra un pub, che avevo intravisto passeggiando, e che ora ritrovo curiosamente sotto la finestra di casa. Voci allegre si mescolano a sbadigli e a una selezione di rock anni ottanta. Un suo confuso, piacevole, sommesso. Una macchina di tanto in tanto irrompe con un fruscio di marce tirate e foglie che scricchiolano.
Domani è l'ultimo giorno in scena per lo spettacolo che ormai mi accompagna da tre mesi. E che mi ha segnato, nel bene e nel male, portandomi forse a scelte non così semplici. Vedrò le quinte, gli oggetti, sciogliersi lentamente per lasciare spazio al palco vuoto. E nella notte crescerà una nuova scena, un nuovo ambiente, che mi convolge in modo differente, che piano piano mi induce a riaprire il cassetto dei sogni e a scegliere il più bello, il più nascosto.
Un susseguirsi di sensazioni non mi da pace. Non cerco certezze, risposte, segnali. Ma nulla è chiaro o definito. E capire quali siano i passi da muovere in questo inizio d'anno è un'impresa dal risultato incerto.
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Tags: buoni propositi, domenica, fine, pensieri, spettacolo
sabato, gennaio 03, 2009
We can start all over again
E' giunta un'altra volta l'ora di cambiare casa. Resto a Roma, mi sposto solo di un paio di chilometri, resto nell'ambito del conosciuto almeno per le vie che incontro, i tavoli dei ristoranti, le linee tortuose degli autobus. Ma ogni volta che trasloco rivivo un insieme di emozioni contrastanti, fatte di piccoli ricordi, oggetti nascosti. Passo in rassegna gli ultimi mesi. Affondo le mani nel cassetto del comodino, ritrovo di inutilità, biglietti gettati, scontrini sbiaditi, tappi di bottiglia.Preparo subito uno zaino che mi consentirebbe di vivere tranquillamente per i prossimi sei mesi. E poi inizio a spostare la massa di oggetti superflui che mi circonda. Ogni volta penso che ridurrò il tutto all'indispensabile, all'essenziale, per affrancarmi dalla schiavitù del consumismo, dal dilemma di come abbinare un pantalone nero con una maglietta rossa. E invece eccomi da capo.
E allora esco, nella notte, con indosso una felpa, un gilet e una giacca dell'abito. Per non sgualcirli. E un cilindro in testa, l'eskimo, la kefia, lo zaino da viaggio, lo zainetto, la borsa del pc. Che, tra l'alimentatore e le cuffie, accoglie volentieri anche un paio di lenzuola, una bottiglietta di shampoo, una camicia arrotolata che non incontrerà mai un ferro da stiro. Ho un tappo di spumante nella tasca dei jeans.
Una volta a casa non ho sonno. Penso di scrivere qualcosa. Preparo un risotto, anche se sono le tre. E mi guardo intorno. Saluto la mia stanza. Dove tutto ha di nuovo inizio.
domenica, dicembre 28, 2008
Ovemai
E’ sufficiente continuare a costruire, a sognare. Dimenticare le parole lontano, impossibile, un giorno, non posso, non è la cosa giusta, perchè io, quando mai. Non avere paura delle scelte, dei bivi, dei cambi di direzione. Giusto o sbagliato che sia ogni passo che facciamo è un passo in avanti, un rompere quella stabilità che ci lascia con l’amaro in bocca, con la voglia di provare una sensazione. Il che non significa saltellare da una parte all’altra senza ragione: il più delle volte è più difficile seguire una strada già tracciata che imboccarne una nuova.
Certo, credo a quello che dico. Profondamente, aldilà del luogo comune, della frase fatta, del già sentito, dello scontato. E provo a condividere questa filosofia con chi mi sta accanto, con le persone che incontro, con chi si lamenta senza rendersi conto di avere piena libertà, capacità di azione e decisione.
Ma posso avere anch’io un attimo di sconforto. Posso disinnamorarmi della vita, delle possibilità. Posso essere estremamente cinico, pragmatico, attenendomi a quello che vedo, a numeri che parlano da soli. Posso creare una consuetudine che non mi dia più modo di capire le cose. Posso dimenticare le esperienze, i libri, gli sguardi, le emozioni e vivere tranquillo. E in quel momento non voglio che qualcuno mi rinfacci i discorsi che ho fatto, i propositi di speranza, i sogni.
Ma voglio che un altro mi parli delle sue ambizioni, di come sta inseguendo un obiettivo irraggiungibile, di cosa sente quando capisce quanto è lunga la strada. E voglio riuscire a dargli ragione.
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Tags: filosofia, riflessione, sogno
domenica, dicembre 14, 2008
Il popolo del surf
Non dico che i disagi non ci siano stati: stazioni allagate, sottopassaggi impraticabili, tombini otturati che non riescono a smaltire l’acqua in eccesso. Ma la situazione è stata amplificata in modo inaspettato: si è parlato di Roma sommerse dalle acque, di inondazioni previste per lo straripamento del fiume. E la sera della piena erano tutti lì, sul lungotevere, ad aspettare l’onda. Che ovviamente non esiste. Il livello sale piano piano, magari di una decina di centimetri in una serata, eppure il pubblico assiepato sugli argini era proprio convinto di dover aspettare un’onda distruttiva, a mezzanotte, alle tre, non si è mai capito bene quando. In fondo costa meno del cinema e del teatro, ed è comunque uno spettacolo dignitoso. Preti in preghiera sull’isola tiberina, che si trova a un livello più basso rispetto all’argine e se la è quindi passata male. Protezione civile che dispone sacchetti di sabbia, polizia ad ogni ponte, foto ricordo con gli alberi sommersi. Almeno in questa confusione abbiamo imparato qualcosa: una parola nuova, esondazione, che rende tutti immediatamente esperti quando la pronunciano. E anche che i grandi muraglioni che imprigionano il Tevere nel suo corso sono stati costruiti da Garibaldi, che oggi non è più solo l’eroe dei due mondi ma anche, in un certo modo, l’eroe di Roma.
giovedì, dicembre 11, 2008
Il lento divagare
Sarà solo un'impressione, o il natale che si avvicina e rende le persone pazienti e disponibili, o la neve che nasconde la fretta e blocca i camion alle frontiere.
Ma negli ultimi giorni mi sono ritrovato a viaggiare a velocità dimezzata. Ho cucinato con calma senza la smania dell'apporto energetico, soffermandomi a guardare la superficie dell'acqua nella pentola che trema prima di bollire. Sono stato a teatro e lo spettacolo mi è sembrato così lento, scandito, quasi che il pubblico avesse bisogno dello spelling per capire bene le parole, per avere il tempo di pensare a quello che stava succedendo. E ho visto la mostra di un genio della video-art che gira video a trecento fotogrammi al secondo invece dei classici ventiquattro, per poter dilatare la visione e il tempo, sfumando un'espressione del volto in lunghe sequenze di interminabili micromovimenti.
E poi piove, vedo un lampo di luce che illumina la finestra e poi conto i secondi. Uno, due, tre, trecentoquaranta metri di distanza per ogni secondo che passa. E nessun tuono arriva mai prima del tre.
Quasi che anche il fulmine voglia rallentare, prendere un bel respiro prima di farsi sentire. Senza fretta, facendo le cose con la giusta cura, dando la giusta importanza ad ogni frazione di tempo.
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