giovedì, luglio 17, 2008

Atto primo

Il dubbio è: ritornando indietro, faremmo le stesse scelte? Mi sono sempre sentito di rispondere di si. Eppure non posso fare a meno di pensare a quei momenti, a quelle scelte, forse dettate dal caso, che hanno condizionato fortemente il susseguirsi degli avvenimenti. Una mail mandata quasi per gioco, una notte a chiaccherare invece di buttarsi nel letto senza forze, anche quel colpo di testa senza riflettere tanto.
Perchè tutto è equilibrio di istinto, coscienza, fortuna, circostanza. Nel gioco dei ruoli chiamato vita ognuno è chiamato a recitare una parte, diceva Shakespeare. Buona o cattiva che sia, mutevole e inevitabile, vicina o distante dalla nostra realtà.

A volte compiamo delle scelte senza sapere se siano quelle giuste. Seguendo il copione, le battute, senza discuterle. Tenendo solo un briciolo di indecisione nel cuore e un pizzico di coraggio nella mente. Ansiosi di un nuovo giorno da affrontare.

sabato, luglio 12, 2008

Intolerance (quando nulla cambia)

Intolerance è un film muto del 1916, con la regia dello statunitense David Wark Griffith. Una pellicola che descrive come l'intolerranza, in quattro momenti cruciali della storia dell'umanità, abbia giocato un ruolo fondamentale per la rovina della società. Il film nasce come risposta alle accuse di razzismo della prima opera del regista, il controverso Nascita di una nazione uscito l'anno precedente. La storia di due famiglie sullo sfondo della guerra di secessione, la ricerca di una giustificazione per la nascita del ku klux klan come mezzo per mettere ordine nella confusione creata dagli ideali abolizionisti della gente di colore. A Griffith vennero rivolte pesanti critiche, accusa di xenofobia e apologia di ideali nazisti, quando nella vacchia europa il fuhrer se ne stava ancora placido in culla.

Era, come abbiamo detto, il 1915. E mi sento di dire che nulla è cambiato. Certo, non abbiamo più i bianchi cavalieri incappucciati che linciano e bruciano, ma il loro animo sopravvive nella mente di tante persone. Non si riesce ad estirpare la discriminazione, il razzismo, la paura del diverso. Alla faccia di una globalizzazione imperante la società si racchiude in microcelle, in piccole cerchie di privilegiati gelosi della propria esistenza.
Vorrei girare un film e chiamarlo Ignorance, perchè è questo il segreto di tutto. E' la mancanza di conoscenza che continua a renderci così antichi nel nuovo millennio. Che ci fa alzare la guardia contro un calderone di rom, gay, musulmani. Senza differenze. Senza tolleranza.

domenica, luglio 06, 2008

Into the wild

Parto per qualche giorno, in macchina questa volta. Senza un itinerario ben definito, verso la Spagna, approfittando di quella libertà che viene dall'avere un proprio mezzo di trasporto. Niente orari, musica dall'autoradio e paesaggi che scorrono veloci fuori dal finestrino.
Sto pensando che la mia destinazione non è poi così vicina come la ricordavo: un'ora e mezza di volo, giusto il tempo di sfogliare un giornale, si traduce in un intera giornata di viaggio, in ruote che si consumano sull'asfalto. Quindi non ho ancora deciso quanto lontano mi spingerò, mi lascerò guidare un po' dall'istinto. In fondo sarà un modo per scoprire quel sud della Francia troppo spesso dimenticato eppure splendido nell'immaginario di ognuno. Sempre dritto fino all'Atlantico, in mezzo ai Pirenei, visioni da cartoline di cespugli gialli, rami attorcigliati e cielo limpido.
E' molto tempo che non viaggio d'estate. Anzi, forse non l'ho mai fatto. Giusto qualche vacanza marittima e poi per diversi anni confinato in qualche località turistica, per lavoro, senza il respiro del viaggiatore, senza la possibilità di scoprire una costa, l'entroterra.
Si parte, di nuovo, con lo stesso entusiasmo di sempre.

venerdì, luglio 04, 2008

Cocce

Roma parla sempre. Non riesce a farne a meno, deve raccontare storie ed episodi con le bocche dei suoi abitanti, deve riaffermare ogni giorno il suo ruolo, centrale, nella storia e nell'arte. In poche settimane ho già una serie di racconti metropolitani, scaturiti da incontri, più o meno fortunati.
Questa mattina la nuova puntata, sulla linea autobus centosettanta, una sorta di luogo d'incontro per un'umanità varia e appassionata. Il principio, con le prime fasi del discorso, è sempre uguale, con piccole variazioni. Che caldo che fa, l'autobus è in ritardo, in città c'è traffico, non mi piace la metro, però è comoda, ma non si può scavare, hai visto adesso, che gente c'è in giro.
Poi si ricama, si sviluppa, si sorprende. Oggi ho incontrato un signore del ventinove, con il classico dolore al ginocchio, affabile e felice di raccontare la propria vita.

A Roma, negli anni della guerra, era tutto diverso. Ogni tanto sentivi il rombo delle fortezze volanti che portavano le bombe, qualche mitragliata della contraerea, e poi il cielo si illuminava e si sporcava di grigio. Il sabato si andava tutti a Piazza Venezia per l'adunata, che non interessava a nessuno, ma bastava stare lì a battere le mani ai discorsi e si saltava un giorno di scuola. Poi c'era la tessera per il pane, una rosetta al giorno, e la sera si mangiava semolino di farina, sempre. Che poi la farina bisognava andarla a prendere fuori città, e un giorno passava un camion d'arance, e allora abbiamo chiesto all'uomo sul mezzo di lanciarcene qualcuna. Ma lui ci ha buttato solo le cocce, e noi ce le siamo mangiate lo stesso. E mia moglie stava pure peggio. Si mangiavano le fave un giorno, e il giorno dopo le cocce delle fave, bollite, perchè altrimenti non si mandavano giù.
E stato come vivere per un attimo in un tempo distante, dimenticato. Capace di farci apprezzare ancor di più la semplice realtà di ogni giorno.

giovedì, luglio 03, 2008

Slow motion

Per il bene dell'umanità e dei viaggiatori oggi ho compiuto un serio esperimento scientifico. Navigando nei meandri di trenitalia ho trovato un sito di pubblica utilità, che informa sul ritardo dei treni, fornisce dati esaurienti sul traffico e i numeri del trasporto nazionale. Pieno di fiducia ho allestito un'improvvisata indagine statistica: ho scelto, del tutto casualmente, quattro tratte, distanti una dall'altra, nord sud e le due coste. Il risultato, alquanto prevedibile, è il seguente.
In questo istante sulla ferrovia che collega Rimini ad Ancona sono in viaggio tre treni: l'intercity proveniente da Milano ritarda di ventun minuti, quello diretto a Lecce di quarantuno. Non sfugge neppure l'eurostar per Taranto, indietro di tredici minuti.
Tra Pisa e Roma l'intercity verso la capitale ha ventisette minuti, in senso contrario, destinazione Ventimiglia, trentatre minuti. Un altro ritardo minimo, sei minuti, e finalmente due convogli in orario.
Al nord, tratta Milano Verona, pochi minuti di attesa per tutti e un treno paradossalmente in anticipo. Che però arriva dalla Svizzera.
Per concludere notizie dalla ferrovia Salerno Paola, tre intercity e due eurostar. Venti, quattro, quarantanove, tredici, quindici. Come numeri del lotto andrebbero anche bene.
Ogni viaggio è un incognita, relativa, indefinibile. Alla quale siamo talmente abituati da restare indifferenti anche a quest'elenco di disagi e disservizi chiamati ritardi.

mercoledì, luglio 02, 2008

Evidenza

L'obiettivo dichiarato di oggi è creare un mondo migliore. Lo dicono un po' tutti, qualcuno in fondo ci spera, e per una volta voglio seguire il branco e accodarmi a quest'ondata di ottimismo. Cambiamo il mondo, d'accordo. Come i quattro amici al bar, come Obama e Gorbaciov prima di lui, come i verdi e Scajola, anche se non nello stesso modo.
L'importante è essere d'accordo che c'è qualcosa che non va. Giusto così, in linea generale, senza approfondire troppo. Sono sempre belli gli ideali, comunque vada, ma nella realtà delle cose tutto è un po' differente.

Premetto che quello che dirò da adesso in avanti è solo una banale generalizzazione, che si contraddice nel momento stesso in cui esiste. Comunque, prendiamo un problema a caso, di quelli che crescono in maniera esponenziale e attanagliano l'umanità.
Esempio numero uno, la fame nel mondo. E' scientificamente provato che se fossero tutti vegetariani ci sarebbe cibo in abbondanza ovunque. Basterebbe coltivare a cereali le distese utilizzate per l'ingrasso di animali in allevamenti intensivi, che il più delle volte mangiano nel terzo mondo e sono mangiati qui da noi. Esempio due, la crisi energetica. Ben venga la ricerca di fonti alternative, ma il problema è un altro. La domanda cresce ogni giorno, il benessere dilaga, si bruciano più risorse nel solo anno duemilaotto che in tutto il medioevo. Esempio tre, l'inquinamento. Qui vago un po' nell'incertezza, le soluzioni probabilmente ci sono ma hanno un costo difficile da gestire, con un conseguente calo del tenore di vita difficile da accettare.
Con questo cosa voglio dire: che il mondo può cambiare, sta cambiando. Con i piccoli gesti di ogni giorno, con la liberalizzazione della cultura e della conoscenza, che pone le basi per un futuro più consapevole. Prenderemo coscienza della necessità di fare delle rinunce. E sceglieremo tranquillamente il mondo che vorremo creare. Perchè a tutto c'è rimedio, basta avere la volontà per seguire la strada corretta.

lunedì, giugno 30, 2008

Il giardino di casa

Qualche giorno in giro per Roma, come un turista. Perchè in fondo quando si vive in una città si scade inevitabilmente nell'ordinario, nel già visto. Ed è in quei momenti che l'incontro con qualcuno che visita per la prima volta l'Italia può cambiare il tuo modo di vedere le cose.
Sto diventando un sostenitore sempre più accanito dello scambio culturale, della scoperta che nasce da un confronto, del divanismo. Ovvero dell'ospitare ed essere ospitato, da persone che non conosco ma delle quali condivido una certa concezione della vita, come un viaggio mai banale e sempre ricco di novità ed emozione. Forse non riesco neppure ad immaginare cosa significhi per un giapponese, un texano, un uzbeko, mettere piede per la prima volta a Roma. Tanto è abitudinario per un italiano vivere in mezzo all'arte e alla cultura.
C'è bisogno di apertura mentale, è necessario considerare sempre molteplici punti di vista. Senza parlare dei turisti attraverso luogni comuni, senza pensare a come truffarli facendo loro pagare un bicchiere d'acqua un euro. Il mondo si fa sempre più piccolo e affollato, in continuo movimento. Bisogna apprezzare, conoscere, anche quello che si trova fuori dal giardino di casa.

lunedì, giugno 23, 2008

Prove sul campo

Sono stato a un concorso, di letteratura creativa. Forse più per la curiosità di capire in che modo funzioni questo genere di manifestazione piuttosto che per un'ambizione da scrittore. E per ironia della sorte sono dovute tornare a Bologna, nonostante le selezioni si tengano in tutta Italia; ma essendo una delle ultime prove non avevo molta alternativa. Ottima organizzazione e una bella location, un teatro che sa trasformarsi per accogliere l'arte in molteplici modi.
Il meccanismo è abbastanza semplice: una traccia da seguire, quasi sei ore di tempo per completare il tutto e un limite massimo per la lunghezza. A scuola l'avremmo chiamato semplicemente 'tema', ora lo definiamo 'estemporanea di scrittura'.

Il problema però è far rientrare tutto in 2550 battute. Chi ha un po' di dimestichezza con la funzione conteggio parole di word avrà già capito che si tratta di un po' più di mezza pagina. E condensare un racconto, un'emozione, una sensazione in così poche righe è un'operazione abbastanza complessa. Si punta tutto sull'impatto, sulla capacità di sintesi, sul creare un atmosfera con pochi aggettivi. Senza allontanarsi troppo da quella scaletta fissata dagli organizzatori.
Due tracce: una riunione di famiglia, con i suoi mille personaggi e un segreto custodito gelosamente. O un aeroporto affollato, un volo in ritardo e sguardi in sala d'attesa. Fate voi. Liberate la fantasia. In fondo, con le parole, nulla è impossibile.

giovedì, giugno 19, 2008

Ossi di seppia

Un bel mattino sono uscito di casa e mi sono diretto verso quel simbolo di quartiere che è il ponte di ferro sul Tevere. Ho imboccato lo stretto sentiero che porta alla riva, e ho incontrato un uomo che dormiva per terra: disorientato, stanco, mi si avvicina chiedendomi di comprargli una bottiglia d'aranciata. Io, più barbone di lui, non avevo in tasca neanche cinquanta centesimi; ma l'arzillo viandante ha aperto il sacchetto delle monetine e mi ha indicato la strada per il discount.
Al mio ritorno due persone dei servizi sociali gli stavano accanto, proponendogli di portarlo in un centro d'accoglienza, dove avrebbe potuto fare una doccia e avere un pranzo come si deve. Il barbone, con mia grande sorpresa, ha rifiutato, sdraiandosi irremovibile dalle sue posizioni.

Con questo cosa voglio dire: che ho scoperto dove si trova il discount. E che ci sono persone, pagate dal comune, che si occupano di monitorare la zona, aiutare i disagiati, evitare che siano abbandonate a loro stesse. Mi spiegano che con il nuovo sindaco molto è cambiato: sono stati abbattuti i campi abusivi, centinaia di persone sfollate, alcune trasferite nei centri permanenti, altre non si sa bene dove.
Non si può ancora capire se il problema è stato affrontato nel modo corretto, se c'è la possibilità di risolverlo. L'unica cosa che ora interessa e che non ci siano persone sulla strada. Che l'immagine della città sia di ordine e pulizia. Anche li, sotto il ponte di ferro, dove si accumulano gli scheletri delle baracche abbattute.

martedì, giugno 17, 2008

Azioni salienti

Nella notte resa silenziosa dalla partita decisiva degli azzurri, una figura scivola lungo la strada deserta. Pioggia battente, misto di umidità e calore calcistico. Camminando si ascolta di tanto in tanto un frammento di telecronaca, come uscito da una vecchia radio malandata, instabile. Alzando gli occhi si possono vedere qua e la stanze piene di luce gialla e sagome di persone, con gli sguardi rivolti verso la scatola che trasmette immagini.

E’ il momento di agire. La figura nel buio si avvicina al margine della strada, dove è stato gettato un antico mobile, di quelli di vero legno, ad angolo. In un attimo lo afferra e lo mette in spalla, avviandosi con passo spedito verso casa. Silenzioso e invisibile, nessuno si accorge di nulla.
Quando gioca la nazionale non esiste nient’altro.

domenica, giugno 15, 2008

Tracce

A volte penso a un determinato momento, a un istante, a una sensazione. E mi viene in mente una canzone. Rivedo l'immagine di me stesso che ascolta un particolare pezzo, canticchia, simula un assolo di chitarra con il manico della scopa. O suona i bicchieri con la forchetta e il coltello, resta in silenzio lasciando fluire emozioni.
Quella mattina, alle sei del sei gennaio, in macchina nella nebbia con uno strumentale infinito dei Chemical Brothers, Surface to air. Una notte, salendo un cavalcavia dell'autostrada, Eyeless degli Slipknot con quattro amici a fianco. Anche una sonata di piano nelle cuffie guardando gli alberi distendersi sulle sponde di un lago ghiacciato. Keny Arkana e rap francese, interno giorno, pizza prosciutto funghi e bottiglia. I still haven't found, U2, tante mattine quando mi sveglio. I Blur e quel giorno che sono uscito per comprare il Best of, finito, e allora via col treno in un altro paese, alla ricerca.
Oggi ho preso un vinile, un trentatre giri, lucido nella polvere di una bancarella. Festivalbar 86, con tanti nomi che nessuno ricorda più, successi di una stagione, miti e nuove speranze. Cancellati, intrappolati in quel cerchio nero ridotto ad oggetto di design. O a semplice, splendido, ricordo.

sabato, giugno 14, 2008

Fatti realmente accaduti

In città non esiste il silenzio. L’orario non fa alcuna differenza: la giornata è scandita da echi di ambulanze lontane e la notte è rotta dalle corse di motorini impazziti. Dovrò farci l’abitudine, lasciare che tutto diventi un sottofondo indistinto, una colonna sonora che accompagni i dialoghi, le pause, i risvegli.
Mi sto calando lentamente nella dimensione della metropoli, percorrendo i vicoli del quartiere, familiarizzando con le distanze relative dettate dal traffico. Non può esistere una conoscenza precisa, non si può determinare il tempo necessario per spostarsi da un punto all’altro. Vaghe supposizioni, indizi, pronostici. Dettati da intuizioni sulla mappa che raffigura forse un terzo dell’area metropolitana.
Il fatto positivo è che qui nessuno si spaventa se gli chiedi un’informazione. Non c’è diffidenza, paura, ognuno è felice di poter essere utile. Può addirittura succedere che un cameriere di ristorante vada a prendere il TuttoCittà per mostrarvi la strada. O può anche accadere che una turista vi domandi gentilmente un indirizzo e siate in grado di darle una risposta. Perchè in tutta quella confusione ha chiesto casualmente proprio la via per il bar sotto casa vostra.

mercoledì, giugno 11, 2008

Children of revolution

Semplifichiamo le cose. Breve riassunto di quello che ha dichiarato il ministro dell’istruzione Gelmini. Gli studenti italiani sono i peggiori d’Europa, per colpa dei professori che non sono pagati abbastanza.
Continua dicendo che è inaccettabile che un insegnante delle superiori dopo quindici anni guadagni 27500 euro; se fosse tedesco ne prenderebbe ventimila in più, finlandese sedicimila in più. Fatti due conti un professore prende duemilaeuro al mese, per un lavoro che gestisce un po’ come crede, che gli permette ogni anno settimana bianca libera e pasquetta al mare, oltre a un paio di mesi di vacanze estive. Bisogna sottolineare l’importanza sociale di un ruolo difficile, d’accordo. Aggiornamenti, lavoro a casa, situazioni complicate. Bene.
Ma nella mia personale esperienza non posso dire di avere incontrato delle grandi cime, dei sapienti custodi della saggezza, o semplicemente delle persone in grado di garantire una corretta crescita dello studente. Con le dovute eccezioni, ovviamente, per persone appassionate e competenti.

Resta il fatto che i paragoni con il resto d’Europa mi sembrano un po’ senza fondamento, non si fanno le dovute proporzioni. Parliamo di Finlandia, dove i professori sono pagati sedicimila euro in più. Una bottiglia d’acqua costa in media un euro contro i nostri trenta centesimi, un biglietto dell’autobus due euro e cinquanta. Stesso discorso per la Germania, dove non è lo stipendio degli insegnanti a essere più alto, ma la retribuzione di un qualsiasi impiego.
La riforma di un sistema che non funziona non passa attraverso un aumento di stipendio. E’ importante investire sul’istruzione, ma sono altre le strade. Per ora io e il ministro concordiamo su un solo punto: “La scuola italiana resta mediocre nei risultati, mediocre nelle speranze”. E la strada verso la rivoluzione culturale sembra ancora lunga e piena di incertezze.

giovedì, giugno 05, 2008

Oscillazioni

Ogni volta che il prezzo del petrolio sale, esce una vecchia storia fatta di costi, oscillazioni e tassi di cambio.
Ciò che si racconta è più o meno questo: nel 2001 il prezzo di un barile di greggio era di sessanta dollari, un biglietto verde valeva 1,2 euro e quindi, fatti due conti, portavamo a casa il nostro bel barile a settantadue euro. Al giorno d'oggi è pur vero che il prezzo unitario supera i centoventi dollari: ma con il tasso di cambio aggiornato, che svaluta la moneta americana a poco più di 0,6 euro, il nostro barile sarebbe sempre all'incredibile cifra di settantadue euro.
Migliaia di persone scandalizzate, indignate, di fronte all'evidenza dei fatti e ai continui aumenti immotivati del prezzo della benzina. Tutti pronti a scagliare la prima pietra, a diffondere la storiella senza cercare di capire se sia vera o meno.

Perchè invece i fatti stanno così: intanto nel 2001 il prezzo oscillava in media a ventisei dollari, e questo basterebbe per smontare la bufala. Perciò, anche se sembra assurdo affermarlo, il costo del greggio non ha niente a che fare con la benzina. E la vera bugia è credere il contrario.
Basti pensare che nel lontano 1999 si portava a casa un barile con nove dollari, ora ne servono quasi centotrenta. Mentre la benzina è passata da un euro a uno e cinquanta. Dieci anni fa si affermava che se mai si fosse arrivati a cento dollari sarebbe arrivato un tracollo dell'economia. Mentre a dispetto delle previsioni la macchina prosegue la sua corsa, la domanda aumenta ogni giorno e il prezzo cavalca l'onda come un titolo di borsa.
Facciamo un esperimento: domani provate tutti ad andare a piedi, o in bicicletta. Così per il weekend potremo fare benzina a novantanove cent e saltare in macchina, verso nuove avventure.

mercoledì, giugno 04, 2008

Tutto ebbe inizio così

Primi passi nella nuova città. Alberi larghi come sul lungomare, colonne di turisti e pietre millenarie. Quartieri nascosti, case come formicai che crescono senza controllo, e giornate trascorse con gli occhi sul giornale degli annunci. Per capire come funziona un affitto, quanto velocemente si sposta la metro, se conviene o meno abitare a un capolinea, sul raccordo, nel quartiere popolare o nella palazzina dell'università.
Non è semplice orientarsi in una capitale. O in una città cresciuta apparentemente senza una forma prestabilita.

Ho trovato casa, a Trastevere: un quartiere che affascina e conquista, a ridosso del centro storico. Anche se prenderò possesso della camera soltanto la prossima settimana; intanto vago per le vie di Roma, cercando di conoscere e riconoscere, perdendomi tra quegli scorci da cartolina. Ancora senza la consapevolezza di tutto ciò che sta accadendo.

mercoledì, maggio 28, 2008

Cambiare direzione

Inversione di rotta o forse solo un’altra strada, comunque vada. Oggi parto per un’altra città, con una valigia di cartone in cerca di fortuna. Mi trasferisco a Roma, dove tutto mi sembra confusione e opportunità.
Proprio nel momento in cui tutti pensano a fuggire dal grigio, dal traffico, con l’estate che si avvicina. Ma sono contento di questa scelta: per la prima volta dopo quattro anni non passerò questi tre mesi sulla spiaggia, a saltellare e divertire, a vivere in quella realtà parallela che è il mondo del villaggio turistico. Avrà tutto l’aria della novità, dell’inusuale, per quanto normale e ordinario.

E’ il momento di cambiare direzione, forse. Senza preoccuparsene troppo. Sarà comunque un tentativo, un assaggio di vita metropolitana, una continua ricerca dell’occasione giusta. Che bisogna inseguire e saper riconoscere.

lunedì, maggio 26, 2008

La scoria infinita

Si parla tanto di energia nucleare. E trovare dei dati chiari, come sempre, è difficile. Trarre delle conclusioni, è complesso. Schierarsi da una parte o dall’altra è facile fino a che non si conoscono i fatti. Ovvero che le bollette dell’energia elettrica sono raddoppiate negli ultimi dieci anni, e che dipendiamo dall’estero per l’ottantacinque per cento del fabbisogno. Se usassimo solo quello che produciamo, dovremmo staccare il frigorifero ogni volta che accendiamo la tv.
L’energia nucleare non risolverebbe la situazione. Perchè è già previsto che consumeremo di più. Oltretutto ci sono una serie di problemi da considerare, scorie, sicurezza, tempi di realizzazione, disponibilità della materia prima. Che, neanche a dirlo, sta moltiplicando costantemente il prezzo di partenza rendendo sempre meno conveniente l’investimento.

E poi ci sono le energie rinnovabili. L’eolico, che ancora rende poco rispetto ai soldi spesi per gli incentivi statali. E che deturpa l’ambiente, con pali di centocinquantametri nelle campagne, descritti poeticamente da Sgarbi come falli che stuprano la terra.
Alla fine c’è il fotovoltaico, che non conviene a nessuno. O meglio conviene solo al cittadino, perchè il sole non si può privatizzare, sezionare, inquadrare. E’ una fonte praticamente inesauribile. Qualcuno obietta che non ha una resa paragonabile al nucleare, certo. Per dirlo con un esempio concreto un pannello solare di un metro quadrato tiene acceso solo il frigorifero, ma almeno potete lasciarlo in funzione mentre la centrale idroelettrica vi fa vedere la partita in tv.Il problema è che il fotovoltaico è una tecnologia che nessuno ha sviluppato. L’anno passato sono stati spesi soltanto quarantamila euro, che rappresentano lo zero virgola zero zero zero due di quanto destinato allo sviluppo energetico.

La conclusione non può che essere il solito vecchio luogo comune, la storia infinita: abbandonare il consumismo, ottimizzare i consumi e incentivare la ricerca. Per quanto banali possano sembrare, non vedo sinceramente altre strade.

venerdì, maggio 23, 2008

La metà della metà

Mi sorprendo di come il caos generale riesca sempre a dare come ultimo risultato una situazione equilibrata, precisa. Insomma di come la casualità, o l’inconscio, non riesca a prendere una decisione radicale, definitiva.
Penso agli Stati Uniti. Trecento milioni di abitanti. E si pensa subito ai grattacieli, a quelli che ci sono e quelli che non ci sono più, ai giganti di cemento, alle superstrade. Poi si legge trentuno abitanti per chilometro quadrato. Che sono pochi, in effetti. E allora uno si ricorda anche il gran canyon, le montagne rocciose, la casa nella prateria. E la signora in giallo, che girava in bicicletta nelle campagne di Cabot Cove.

Fatto sta che alle ultime elezioni per il re del mondo, insomma per il presidente, la partita è finita sostanzialmente in parità. Ma la storia continua, anche all’interno dello stesso partito. Hillary Clinton e Barack Obama, cinquanta e cinquanta, fifty fifty. Non si riesce a prendere una decisione. Nessuno vuol farsi da parte. Si vota in due stati, uno a testa. Per quella strana legge che tende a compensare chi si trova leggermente in svantaggio, dandogli un’altra opportunità, rimettendolo in corsa.
Perchè ogni americano è indeciso, combattuto, dentro di sè. E non vuole perdere l’alternativa. La possibilità di confronto. O forse soltanto ha paura di commettere nuovamente gli stessi errori.

lunedì, maggio 19, 2008

Sicilianismi parte seconda

La caratteristica che rende unica una spiaggia siciliana è che non sai mai cosa aspettarti.
Perchè le montagne si gettano nel mare, si fermano a un passo dall’acqua e incorniciano un cielo limpidissimo.
A Cefalù sembra di vivere nello stesso tempo in un’antica leggenda, nel racconto di un esploratore o in una cittadina strappata al mediterraneo. Una striscia di sabbia riposa sulla riva. Due ali di scogli ai lati, sui quali prudentemente avanzano le terrazze dei locali e i panni appesi alle finestre. Poi il centro storico, la chiesa normanna e le vie che si sostengono l’un l’altra per salire lentamente il fianco della collina. E il monte, alle spalle, che custodisce la bellezza della cittadina.
Vento costante, mare limpido e sconfinato. E' semplice immaginare in lontananza navi dal mondo che nei secoli si sono date appuntamento su queste spiagge. Portando un pezzo della loro cultura, della loro arte. Creando un crocevia di splendide singole emozioni.

domenica, maggio 18, 2008

Bollettino di guerra

L’Inter vince lo scudetto. E non è il titolo di una barzelletta fuori moda. Vince e lo fa alle spese del Parma che in fondo, con diciotto sconfitte e sessantadue gol subiti, un po’ se l’aspettava. Ma non è tanto questo che mi preoccupa, in fondo il mondo è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi sale.
Quello che mi inquieta è invece il solito caravan serraglio di violenza gratuita che accompagna il mondo del calcio. E sul quale, francamente, non so neppure se vale la pena di spendere qualche parola. Alcuni tifosi nerazzuri hanno infatti ben pensato di festeggiare l’agognata vittoria dello scudetto devastando una scuola materna, che ha l’unica colpa di trovarsi nei pressi della curva dei boys parmigiani. Sono state sfondate porte, rotti vetri, addirittura divelti alcuni alberi. Che poi mi chiedo come si fa a sradicare un albero. Penso non siano molte le persone che vadano allo stadio con un kit da giardinaggio.
Per la cronaca prima della partita fuori dallo stadio ne sono successe delle belle. Un agente è ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Parma per lesioni multiple alla milza. Multiple. Un altro è stato colpito da un sasso che ha sfondato il vetro di un furgone. Sfondato. Forse troppo spesso leggiamo con leggerezza il bollettino di guerra domenicale, non fa più effetto.

Non so cosa sta succedendo. So soltanto che sono felice di restare fuori dal mondo del calcio. Di aver passato questa domenica in spiaggia. Di non sapere dove si giocano gli europei e chi è convocato. E complimenti all'Inter.