mercoledì, gennaio 30, 2008

Casa base

Nuovi ospiti a casa. Questa volta arrivano dal Belgio, da un luogo perso nelle fiandre di nome Antwerpen. O Anversa, per dirlo in parole piu’ semplici. Una citta’ famosa in passato per i suoi commercianti e per avere ospitato le Olimpiadi; diventata addirittura celebre per il numero esorbitante di missili v2 che l’hanno colpita durante la seconda guerra. Che poi, a essere sinceri, non mi ricordavo neppure che il Belgio fosse in guerra. O forse non lo era davvero, ma si sa che in questi casi gli errori di pochi li devono pagare un po’ tutti.
Comunque i due giovanotti hanno ben pensato di farsi un viaggetto non convenzionale in Italia. Tappe inusuali, lontani da grandi centri, lontano dalla confusione del carnevale in laguna. Ma un viaggio rilassato tra Padova, Ferrara, Mantova e inevitabilmente Bologna. Intento ammirevole.
Anche se la prima cosa che mi raccontano al nostro incontro e’ che hanno trovato un pub in centro dove servono un’ottima birra belga. Lezione pratica di come fare un viaggio con la casa legata sulle spalle.

domenica, gennaio 27, 2008

Gangsta's paradise

E’ il fine settimana che precede carnevale, e la tradizione vuole che un angelo voli su Venezia. Scenda dal campanile di San Marco, plani sulla folla, saluti le maschere e inauguri i festeggiamenti. Negli ultimi anni si sono alternate nel ruolo dell’angelo brillanti atlete e qualche soubrette, con tanto di veste candida e ali leggere appese alla carrucola che dai novanta metri delle torre porta fino alla piazza.
Ma questo e’ l’anno della rivoluzione, della Venezia sotto i riflettori, dell’attenzione mediatica. E gli organizzatori hanno cercato in ogni modo di stupire con un colpo di scena. E la scelta per il ruolo dell’angelo è stata sofferta, dibattuta. Inizialmente era stato contattato un personaggio che incarna eleganza ma senza dubbio si discosta dalla lista delle prime donne: Mike Tyson. La città ha rabbrividito per qualche istante, anche se poi l’accordo è saltato per la richiesta giudicata eccessiva del compenso del pugile, centocinquantamila euro. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che il nuovo ingaggio lascia tutti senza parole. A scendere dal cielo con bianco piumaggio è il rapper californiano Coolio. E scatta la polemica.
Perchè non è proprio il simbolo della bellezza, perchè non è italiano, perchè ha la classica storia di superstar tossica e con rapina a mano armata alle spalle. Ma senza dubbio è una scelta coraggiosa.
E per uno che è diventato famoso cantando Gangsta’s Paradise volare su piazza San Marco dev’essere una bella soddisfazione.

venerdì, gennaio 25, 2008

Waiting list

“Vedete, io ho vissuto per molto tempo nell'oscurità perché mi accontentavo di suonare quello che ci si aspettava da me, senza cercare di aggiungerci qualcosa di mio.”
Mi ritrovo molto in queste parole, nulla da dire. E forse mi rispecchio anche in chi le ha pronunciate, un uomo che per mezzo della sua arte ha rivoluzionato il mondo. Certo, capisco che si tratti di un progetto ambizioso. Ma in fondo a volte basta un attimo, un punto di vista differente, un voto contrario. E tutto cambia.
Penso che molti, anzi troppi, vivano in attesa di questo cambiamento. Come viaggiatori stanchi fermi in una sala d’attesa, logorati da noia e monotonia, concentrati sui minuti che li separano dalla partenza piuttosto che sul viaggio che li attende. Si guardano intorno, si lamentano. Cercano la novità che dia una scossa a tutto, ma che in realtà getta solo altro fumo negli occhi. Ora non abbiamo neanche piu’ il governo. Anche i poltici hanno pensato che sia meglio restarsene con le mani in mano, tutto si sistemera’ da solo. Invece penso che più che mai serva darsi da fare.
L’unica cosa certa è che oggi ho finalmente chiesto i moduli per la laurea. E la grande attesa sta volgendo al termine.

domenica, gennaio 20, 2008

Scatole cinesi

Da bambino bevevo l’acqua del rubinetto. Poi abbiamo cambiato citta’ e l’acqua non si poteva piu’ bere. Forse perche’ prima stavamo al piano terra e poi nell’attico, e l’acqua fa cosi’ tanta fatica per arrivare in cima alle scale che non e’ piu’ buona. E allora devi riempirti la casa di bottiglie, di etichette, di tappi. Avevo un cassetto pieno di tappi, centinaia, non so per quale motivo, ma a guardarci dentro capivi in un attimo quante bottiglie potevi aver gettato nella spazzatura. Quella stessa spazzatura che adesso inonda le strade del napoletano e parte con tanti piccoli mezzi verso tutta l’Italia.
Il fatto e’ che qualunque cosa compriamo e’ impacchettata, sigillata, contornata da plastica e polistirolo. E questo e’ abbastanza evidente a tutti. Le leggi del mercato riempiono gli scaffali di incarti sempre piu’ piccoli, piu’ pratici, aumentando in modo spropositato le confezioni da smaltire. Le leggi della concorrenza aumentano immagine e pubblicita’, inserti e imballi non necessari. Ogni prodotto e’ una scatola cinese, fatta di plastica che inghiotte carta, che divora alluminio, che ingloba null’altro che spazzatura. A Parma esiste pure un corso di laurea in scienze e tecnologie del packaging, giusto per rendere l’idea di come vanno le cose.
Ma in un paesino del Piemonte pare che tutto sia differente e che sia realmente iniziata la guerra agli sprechi. Si puo’ andare dal panettiere col proprio sacchetto, al banco salumi con una vaschetta gia’ usata, si usano borse di tela per la spesa.
Certo sara’ il massimo della comodita’ fare colazione con biscotti incartati singolarmente, pane gia’ affettato e imbustato, caffe’ solubile in bustine monodose. Ma forse e’ arrivato il momento di rinunciarci.

venerdì, gennaio 18, 2008

Note del redattore

Va bene. Lo so che i blog dovrebbero essere i veicoli della cultura alternativa, della libertà d'informazione. L'espressione democratica di chi vuole raccontare i fatti come realmente sono. Con momenti di discussione costruttiva e argomenti elevati. Ma non potevo proprio resistere alla tentazione di un commento sulle selezioni del Festival di Sanremo. Mi perdoneranno Mastella e la sua poltrona, Napoli e i suoi sacchetti, Prodi e la sua poltrona (che è sempre la stessa di Mastella). Ma ho bisogno ancora di tempo per capire come stanno le cose. Mentre non serve riflettere per farsi due risate con la lista di selezionati e bocciati del festival della musica italiana.

Va detto prima di tutto che io rientro nella corrente buonista, che considerà l'appuntamento di Sanremo una tradizione che, per quanto datata in forme e contenuti, conserva immutata il suo fascino. Due parole sui partecipanti: da una parte i soliti nomi che spuntano regolari ogni anno a gennaio, Zarrillo, Bertè, Tatangelo, Meneguzzi. Una canzone e poi si campa di rendita tutto l'anno. Dall'altrà belle novità, Frankie Hi Nrg su tutti e a sorpresa Giò Di Tonno con Lola Ponce, che sono nientemeno che i protagonisti di Notre Dame de Paris con un pezzo scritto da Gianna Nannini. In mezzo gli intramontabili Toto Cutugno e Little Tony, che tralaltro si presenta con una squadra di cinque medici, visto che ultimamente non se la passa troppo bene.

Ma è tra gli esclusi che si nascondono artisti sorprendenti. A parere della giuria sono stati infatti giudicati "inascoltabili" il mago Otelma, Luca Sardella e Pippo Franco. Ma penso che per arrivare a questa conclusione non servisse neppure una giuria. Fuori l'interessante accoppiata Banda Osiris e Quintorigo e l'inedito duo Tony Dallara Teo Teocoli. Fuori Andrea Rivera, che tutto ha fatto e adesso vuole anche cantare... Fuori Annalisa Minetti, la ipovedente diventata miss, la miss diventata cantante, la cantante arrivata prima tra i giovani e poi unico caso nella storia anche tra i big, la vincitrice che poi ha ripreso pure la vista e ha perso una scarpetta di cristallo. Nel dubbio ha mandato cinque pezzi, ma niente da fare.

Consoliamoci, in questo periodo di cupa instabilità avremo ancora modo di rilassarci tra i fiori e le musiche di Sanremo.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Chiunque può cucinare

Così diceva uno dei protagonisti di un recente film d’animazione. Chiunque può cucinare. Chiunque può creare con pochi semplici ingredienti un piatto insuperabile, basta essere dotati d’inventiva e coraggio. Passo dopo passo, tentativo dopo tentativo, mescolando sapientemente esperienza e novità.
Ma questo mio slancio non è un nascosto tentativo di autocelebrazione anzi, tutto il contrario. Non ho regalato al mondo una nuova ricetta, ho già abbastanza problemi con quelle esistenti. Perchè basta un piccolo particolare, un dosaggio sbagliato, per rompere i sottili equilibri che coesistono all’interno di un piatto. E poi oggi è stata la classica giornata sfasata e senza impegni nella quale non si è predisposti alla cucina creativa, specialmente con una pila di pentole da lavare ancora nel lavandino.
Ma ora voglio provare, sperimentare. Allontanarmi dal manuale degli spaghetti col quale sono cresciuto. Voglio assaggiare tutto ciò che è distante e diverso. Potrei ricreare lo zaziki preparato dal conquilino greco, yogurt, cetrioli e aceto. O l’ogokpap coreano assaggiato l’anno scorso, riso e cereali al vapore. Poi qualche muffin, che dicono che quest’anno sono di moda. L’unica certezza è tenersi ben lontano dai surgelati, dai piatti pronti, da tutto ciò che è in polvere e con un po’ d’acqua riprende la sua forma.
Vale la pena passare un po' di tempo tra i fornelli piuttosto che inghiottire la prima cosa a portata di mano. Tanto i piatti da lavare ci saranno sempre.

lunedì, gennaio 14, 2008

Testa a testa

Quanto mi piacciono le elezioni americane. Con tutti quegli stati che piano piano si colorano, i colpi di scena, le alleanze nascoste. Tutti dicono che mai come quest’anno la situazione e’ incerta e senza un reale favorito: ogni volta che un repubblicano o un democratico sembra sull’orlo del precipizio ecco che il pronostico viene ribaltato e l’arzillo pretendente torna in corsa.

Un mondo fatto di obiettivi e voti conquistati passo passo da quei candidati che sembrano usciti da un film. Che poi uno ne è davvero uscito dal piccolo schermo. Una star del telefilm Law and order, reciclato e candidato presidente. Giusto per non far mai dimenticare il ruolo dei media nella società moderna. Tanto più che un altro concorrente di questa girandola elettorale è il fondatore di un canale televisivo cristiano, una sorta di pastore da televendita. C’è poi ovviamente spazio per i reduci, che mai come in questo periodo di insicurezza riescono a riscaldare gli animi delle folle. Da una parte il combattente ruspante, eroe del Vietnam, che parla chiaro e senza compromessi; dall’altra il militare che ha fatto carriera, che ha guidato la commissione forze armate, che ha voluto innalzare una barriera tra Usa e Messico per fermare l’immigrazione. E, ironia della sorte, di nome fa Hunter (si, insomma, Cacciatore).

Ma queste sono soprattutto le elezioni delle novità. Una donna che non ha bisogno di presentazioni perche’ la parola Clinton spiega già tutto, un uomo di colore simbolo del sogno americano, addirittura un mormone che non gira come si potrebbe pensare con barba lunga e cappello nero. Tante alternative e buoni propositi, con la segreta speranza che non vinca a sorpresa un terzo componente della famiglia Bush.

sabato, gennaio 12, 2008

Intolerance

Mi sto rendendo conto che non ho molte cose da raccontare. Tutto sta diventando un po’ ordinario, ripetitivo. Parlo solo di lavoro. E per fortuna piano piano me ne sto accorgendo. Mi sono lasciato condizionare. Va bene, basta.
In fondo però non è tutta colpa mia. Sarà perchè Bologna non è più cosi cordiale, accogliente, comunicativa. E ti getta addosso tutta la sua insofferenza. Un immigrato urla se gli chiedono un documento in un internet point. Quello stesso internet point che ti addebita il costo della navigazione anche se devi solo fare una stampa. Il cinema di martedì costa otto euro. Si, martedì quello che viene dopo lunedì. Al supermercato non mettono i prezzi al posto giusto, la cassa batte diverso da quello scritto, dai la tua banconota da dieci e mancano ancora cinque euro. Non si vive tranquilli.
Bisogna portare a termine gli impegni presi e cambiare aria. Voglio andare a trovare i cinesi in Cina, i pakistani in Pakistan, gli argentini in Argentina. Voglio vedere quelle stesse persone che incontro sotto casa nei loro paesi d’origine, nel loro ambiente, rilassati e con un sorriso sul volto.

mercoledì, gennaio 09, 2008

Tic tac

Quando inizi a lavorare e hai un contratto a termine non ti rendi nemmeno conto di cosa sia. Il primo giorno arriva il capo e ti mette qualcosa nel taschino della camicia. E tu chiedi :”Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.” E subito rimani un po’ sconcertato, ma già dopo un paio di giorni non ci fai più caso. L’orecchio si abitua al ticchettio e lavori con calma, tanta ce n’è di tempo prima che finiscano due mesi. Dopo qualche settimana riguardi nella tasca della camicia e vedi ancora la bomba. “Ma si, manca ancora un mese”. E il ticchettio torna ad essere un ronzio senza senso. Quando però manca una settimana al termine senti di nuovo qualcosa. Sempre più insistente, tic, tac. Sei nervoso, agitato. Tre giorni. La testa ti scoppia, il ticchettio è un martello pneumatico nel cervello. Due giorni. Uno. Finchè arriva il capo, toglie la bomba e ti rimette qualcosa nel taschino. “Cos’è?” “E’ una bomba a orologeria. Ma non ti devi preoccupare. Scoppia tra due mesi.”

Così qualcuno mi aveva spiegato il lavoro interinale, o a progetto, o come preferite chiamarlo. E in questi giorni in ufficio si vive la tensione del termine contratto che si avvicina. Qualche rinnovo, qualche esclusione. Di sicuro nessuna certezza.

sabato, gennaio 05, 2008

Automatic for the people

Il nuovo collega si chiama Federico, è alto un metro e novantaquattro e pesa circa trecentoventi chili. Certo, non rientra proprio nel peso forma. Anche perchè Federico, detto l’Imperatore, è un distributore automatico di pasti caldi. Ha la funzione di conservare i cibi precotti in vaschetta alla temperatura di -18 gradi per poi riscaldarli nei forni microonde dopo averli selezionati e prelevati dalla apposita bocca di erogazione. Insomma, un simpaticone. Ha dodici piatti da selezionare, un serbatoio da quasi duecentocinquanta e accetta monete, banconote, chiavi elettroniche e sistemi rendiresto. E' l’ultimo arrivato in azienda, glorioso frutto della lotta agli sprechi e taglio dei costi. Dopo il pandoro e spumante scomparsi dalle previsioni del capodanno lavorativo, ecco ora la mensa che chiude a cena. E Federico e colleghi a salvare la situazione. Insieme a lui faranno infatti trionfale ingresso in organico Veronica la Vanitosa e Emilio il Cuoco. E non sto inventando nulla, anzi rendo doveroso omaggio a chi ha scelto i nomi dei distributori. Un mago del marketing, senza dubbio.

Tralaltro sembra che a Manhattan sia l’ultima moda, anche perchè elimina il momento sociale e velocizza i tempi, abbassa i costi. In definitiva rende la nostra vita sempre più automatizzata: solo semplici unità che si muovono, producono e di tanto in tanto trovano anche il tempo per pranzare.

venerdì, gennaio 04, 2008

Vacanze di Natale

“Durante le vacanze di Natale, in un albergo di Cortina, si intrecciano le avventure di un gruppo di turisti”. Era il 1983 e qualcuno a suo modo stava segnando la storia del cinema. Una trama fatta di incroci e fraintendimenti che come non mai ha saputo rinnovarsi di anno in anno. O meglio, rinnovarsi solo nel titolo, visto che la breve trama riportata si adatta perfettamente a ogni pellicola. Poca importa che sia una crociera, un viaggio in India, una settimana a New York.
Ma non è di questo che volevo parlare. Piuttosto del fatto che adesso tanti vanno in vacanza e si fanno un sacco di problemi. Poca avventura e molta programmazione, tanto relax e poco viaggio. Vogliono sapere i dettagli meno importanti, le particolarità trascurate. Il primo pensiero del vacanziero a quanto pare e’ trovare il modo di restare in contatto con tutto ciò che ha a casa. Allora sappiate che il vostro telefono ultima generazione funziona in tutto il mondo, ma che non potete mandare messaggi se siete in Iraq o Afghanistan. Che novità, direte voi. Qualche problema pure in Pakistan, Sudan, Ghana e Giordania. In più dall’Olanda non potete telefonare a Papua, come in Repubblica Ceca sarete bloccati verso le isole Salomon. Bene, ora sapete tutto, andate e divertitevi.

Intanto io che ancora sono impegnato in questa città invece di concedermi un viaggio mi sono portato i viaggiatori a casa: una coppia di Boston, conosciuta tramite questo meraviglioso programma di scambio di ospitalità. Così anche a me sembra di trascorrere queste vacanze in qualche lontana località.

martedì, gennaio 01, 2008

Controcorrente

La tradizione impone che l’anno inizi con una lista di buoni propositi. Come se da oggi tutto riprendesse nuova vita, come se fosse un’occasione da prendere al volo per rimettere in sesto sogni e speranze. D’altronde tra un tortellino e un arrosto si e’ sempre ottimisti.
Il fatto e‘ che la rete pullula di messaggi di buoni propositi. Tutti vogliono esprimere il loro desiderio di dimagrire dopo la catena cena pranzo cena delle vacanze, tutti si rendono disponibili ad aiutare gli altri, tutti aspettano il momento opportuno per rivelare le proprie capacita’. E io non voglio sembrare controcorrente. Anche perche’ internet straripa di cinici metodici che stroncano la buona volonta’ del prossimo. Quindi dire che non si vogliono fare buoni propositi perche’ non serve aspettare capodanno per darsi da fare e’ un po’ come seguire la moda.

Non scrivo i miei progetti e non leggo i vostri. Restiamo d’accordo.
Ce l’ho fatta, anche quest’anno sono controcorrente.

venerdì, dicembre 28, 2007

Stakanovismi

L’idea che mi frulla per la testa è questa. Oggi mi hanno comunicato i turni per la prossima settimana e se non sbaglio dovremmo essere negli ultimi giorni del duemilasette. Anzi, ne sono quasi certo. E mi hanno anche detto che si usa festeggiare, non si sa bene se per l’anno che se ne va o quello che arriva. Comunque il piano d’azione è questo: arrivo in ufficio alle quindici del trentuno dicembre, resto fino alle ventitre. Festino fino all’alba, sei e mezza sette. Caffè e doccia gelata. Autobus festivo, vuoto immagino. Lavoro dalle dieci alle diciotto. Un after hour come si deve, con tanto di fame chimica e palpebra calante.

D’altronde mi sembra l’unica soluzione, non bisogna mai farsi condizionare troppo dagli impegni. Un po’ come faceva Stakanov, che se ne stava giorni e giorni nella sua bella miniera di carbone e non era mai stanco. Specializzatissimo, svolgeva da solo tutta l’opera di precisione e lasciava i trasporti pesanti ai colleghi, con un aumento della produttività di quattordici volte. Tutto bene, fino a quando l’Unione Sovietica non iniziò a chiedere a tutti di fare come lui.
Grazie Stakanov, se lavoriamo anche a capodanno e anche un po’ merito tuo.

mercoledì, dicembre 26, 2007

Segnali di fumo

Devo essere sincero e dire che il mondo dei blog mi affascina. Il termine nasce dalla contrazione di web-log, “traccia su rete”, che non rende a pieno la dimensione che questo fenomeno ha ormai raggiunto. Trionfo della liberta’ di comunicazione, immediatezza, condivisione e confronto. L’aspetto che pero’ mi inquieta maggiormente e’ la capacita’ dei blog di guidare la coscienza collettiva. Perche’ molti non cercano piu’ risposte nella grande rete, ma nelle esperienze personali. E nei commenti dei blog.
Anche se i sentieri che portano alle informazioni sono tortuosi e pieni di insidie. Vedo che chi arriva in questo mio piccolo spazio molte volte cerca tutt’altro. Un negozio che vende biciclette usate a Valencia, dove si trova la piramide di Giza, addirittura quali sono le regole per la battuta nel ping pong. Giusto per rispondervi in fretta, biciclette in Ruzafa, la piramide uscendo dal Cairo sempre dritto dopo la sfinge a destra, lanciare la pallina verticalmente e senza effetto per almeno sedici centimetri prima di servire. Qualcuno ha addirittura visualizzato queste pagine cercando un rivenditore di home theatre, un film di Hitchcock, la storia del gaspacho. Il record lo stabilisce “gruppo norvegese cantante rossa di capelli video con levitazione”.
Ogni navigazione diventa cosi’ un'esperienza inaspettata, un momento di smarrimento tra migliaia di diramazioni. Come trovarsi al bivio dell'autostrada con centinaia di cartelli tra i quali scegliere e il tir che incombe alle spalle. Una disperata ricerca che non porta mai il risultato previsto.

martedì, dicembre 25, 2007

Interruzione di pubblico servizio

Si potrebbe pensare che il giorno di Natale non lavori nessuno. Non e’ cosi’. Almeno io, ingenuamente, ci ho sempre creduto. E segretamente sperato, di non ritrovarmi mai in un ufficio il pomeriggio del venticinque. Ora mi guardo in giro e vedo il solito vecchio pc, il telefono, le statistiche e il bicchiere di spumante. Piccole differenze, certo, dalla routine. E una certa solidarieta’ che si instaura tra tutte le persone che si trovano nella mia stessa situazione.
Poi ho scoperto un’altra novita’. Che quasi cinque milioni di persone fanno il pranzo di Natale al ristorante. Mentre mi immaginavo suocere mamme nonne e nuore attorno ai fornelli tutta la mattina. Il che significa che in Italia restano aperti 52.000 ristoranti, e li di persone che lavorano ce ne sono veramente tante. E poi treni, ospedali, tecnici. Hotel e piste da sci, camerieri e animatori.
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Rimane pero’ una consolazione per tutti quelli che in queste ore si trovano davanti al computer: possono gustarsi su internet gli auguri di buone feste di una grande celebrita’. Vi assicuro, la prima volta della regina Elisabetta su YouTube e’ uno spettacolo da non perdere.

venerdì, dicembre 21, 2007

Tutta mia la città

Succede che Bologna si svuota. Piccole valigie colorate corrono per le strade. Il colpo d’occhio dal cavalcavia della stazione racconta di sciarpe e piumini che fanno a gara lungo i binari; In lontananza treni che vanno e vengono col loro carico di familiari e panettoni.
E’ venerdi’ e per molti e’ gia’ vacanza. Anche il mio edicolante di fiducia, che in realta’ e’ il pakistano al semaforo che distribuisce Metro, mi ha annunciato che sta partendo per le ferie. Chiudono le redazioni dei quotidiani gratuti, si svuota la biblioteca che per la prima volta ha decine di computer liberi per la navigazione. Si affollano i supermercati, gli autobus, la pista da pattinaggio un po’ kitsch all’inizio di via indipendenza. Tra le casette di legno della regione Trentino si addensano i curiosi: un banchetto di prodotti artigianali, una bancarella di legno intagliato, anche un chiosco di specialita’ calabresi, giusto per essere political correct.
Tutti se ne vanno, tornano a casa, perche’ Bologna e’ soprattutto luogo di passaggio, nessuno ci abita realmente. Io pero’ quest’anno resto qui. Questioni d’affari. Si, insomma, lavoro. Una scappata a casa, quella vera, appena sara’ possibile. Qualche visita, spero, da amici parenti e sconosciuti. Tanto nell’appartamento non c’e’ nessuno. Come in tutta la città.

mercoledì, dicembre 19, 2007

Pensieri nascosti

Ho in testa un’idea così grande che non riesco a visualizzarla. O forse più semplicemente ho lasciato scappare tutti i pensieri. In definitiva oggi dalla mia mente non esce nulla.

Sono bastati due giorni lontano dal lavoro, dagli orari: un viaggetto in treno verso Ancona con tanto di incontro con americano ubriaco e rimpatriata con compagni di viaggio. Il cervello si è disconnesso dalla routine e ha iniziato a rimuginare. Progetti, confini, frontiere. Voglia di inventare tutto dal principio, di percorrere nuove strade. Pensieri che nella quotidianità vengono sommersi da tutto ciò che è necessario ma mai indispensabile: affitto, lavoro, quattro euro per una margherita, i piatti da lavare, la scrivania sommersa di volantini, la bolletta dell’enel, il design svedese delle lampade.

Nella confusione mi sembra di scorgere infiniti punti di uno stesso disegno che non riesco a definire, linee tracciate dall’uno al trentuno sull’inserto della settimana enigmistica. E’ come vedere i frammenti di un quadro che ci sembra conosciuto per le tonalità, i tratti, i colori. Ma del quale non riusciamo più a ricordare la trama. E’ in un giorno come questo che ogni piccola azione rivela la pulsione segreta verso l’altro, lo sconosciuto, il nascosto.

Ascolto la colonna sonora di Amelie, cucino crema catalana (tralaltro fallita per la seconda volta), mi sparo Neverland in prima serata. Pensando a quanto mi aspetta nel futuro lontano, senza preoccupazioni per il cartellino da timbrare domattina alle dieci.

domenica, dicembre 16, 2007

Lenzuola bianche sotto la neve

Ti svegli una domenica mattina e trovi fiocchi di neve che scendono leggeri, piano piano, proprio sulle lenzuola lavate e stese il giorno prima. L’aria gelida, il cielo livido, e una spolverata di bianco a chiazze sui tetti delle case. Ma i panni stesi fuori dal balcone si scoprono miracolosamente asciutti quando si soffia via un centimetro di cristalli di ghiaccio. Certo, asciutti. Ma ad una temperatura che oscilla intorno ai zero gradi, se non ricordo male.
La città è ferma, non tanto per la neve quanto per la mattina di festa che già preannuncia il Natale. Oggi pomeriggio i negozi saranno intasati, le vie piene di luci, i banchetti di caramelle e castagne tirati a lucido. Alle dieci del mattino, girando per le vie senza metà, si scopre invece l’altra popolazione. Quella che fa sembrare Bologna una città di frontiera, punto di incontro di carovane e culture.
In piazza c’è il mercato straordinario, tutte le domeniche questo mese. Cinesi e pakistani a perdita d’occhio. A quanto pare per i commercianti bolognesi il rituale del pranzo festivo a base di tortellini è irrinunciabile, e il freddo polare ha certo dato una mano. Vicino all’autostazione c’è un pulmino che scarica pacchi e lettere. E’ il corriere rumeno, l’uomo che una volta alla settimana fa Bucarest andata e ritorno e tiene i contatti con le famiglie lontane. Padri e madri che lavorano in Italia spediscono alle famiglie in Romania soldi, abiti, giocattoli, e ne hanno indietro foto, messaggi, a volte pure qualche visita. Al semaforo di fronte un omino distribuisce con poco successo volantini del Circo di Mosca (italianissimo il circo, non l’omino).
A volte è proprio quando la città dorme che si può scoprirne gli aspetti più interessanti.

venerdì, dicembre 14, 2007

Principio di relativita'

Come la cronaca influisce sulla vita privata. Sciopero degli autotrasportatori, traffico paralizzato, tutti a piedi nelle citta' ecologiche per paura di restare senza benzina. Mi raccontano anche di scene di panico nei supermercati, vecchietti che svuotano gli scaffali e riempiono i carrelli, scorte da crisi cubana e crisi atomica. In mezzo a tutta questa frenesia non mi sono accorto di nulla. Si, forse c'erano meno posti liberi sull'autobus. Forse anche meno pasta nel piatto della mensa. Ma niente che non potesse essere spiegato con uno speciale di Bruno Vespa sul consumismo della vita moderna. Abbiamo tutti paura di essere presi alla sprovvista, alla faccia dell'istinto di sopravvivenza che ci porta avanti da qualche milione di anni.

Come la cronaca influisce sulla vita privata. Ieri mattina alle undici i funerali degli operai della Tyssen Krupp presso il duomo di Torino. Tutti i luoghi di lavoro in Italia osservano un minuto di silenzio. Doveroso, sicuramente. Ma provate voi a stare al telefono con qualcuno e seguire le linee guidee aziendali: "Signor (cognome del Cliente), se non le dispiace desidero osservare un minuto di silenzio nazionale in occasione del funerale delle vittime delle acciaiere di Torino. Fra un minuto saro' nuovamente a sua disposizione. (Rimanere in silenzio, possibilmente senza mettere il cliente in attesa). Se il cliente non accetta di essere messo in attesa, ringraziarlo ed invitarlo a contattarci piu' tardi".

mercoledì, dicembre 12, 2007

Corri, Forrest!

Notiziario straordinario. Sono trascorse solo poche ore da quando ho scritto contro un sistema di autobus e controlli che non mi convice per niente, e subito l’azienda di trasporti bolognese ha reagito con rabbia.

Luogo dello scontro il 27b, quello che a mezzanotte e un quarto scivola lungo via indipendenza per riportare a casa i giovanotti con la testa sulle spalle che pensano già alla giornata ricca di impegni che li attende il mattino seguente. Tre controllori, armati di blocchetto delle multe, salgono con arroganza sul mezzo. Niente giacche blu, solo tesserino di riconoscimento plastificato e volto inespressivo. E’ un colpo basso, sono consapevoli del fatto che a quell’orario è pressochè impossibile che qualcuno abbia fatto il biglietto. L’intero autobus è messo sotto sequestro, i pochi passeggeri si preparano a fornire documenti, la corsa continua. Qualcuno restio rifiuta di consegnarsi al nemico. Non è permesso scendere, a nessuno. Spiego le mie ragioni, non ottengo risposta, minacciano di chiamare le forze dell’ordine. Tutti i malcapitati si stringono in un cerchio di solidarietà, si da la colpa alle macchinette che non funzionano. Nessun risultato.

Intanto l’autista continua il suo lavoro, raggiunge una fermata, apre la porta in fondo per permettere alle persone di salire. Basta un attimo di distrazione del controllore e con uno scatto fulmineo percorro i pochi metri che mi separano dalla libertà.

Un attimo prima che la porta si richiuda salto gli scalini e mi perdo correndo nella notte.