mercoledì, novembre 07, 2007

Palla al centro

Da oggi ho ventotto milioni di clienti. Punti vendita, centri assistenza, rivenditori. Calciatori come testimonial e il marchio sulla Ferrari campione del mondo. Certo, non è tutto mio. Anzi, per essere onesti di mio non c’è proprio niente. Ma quando accendo il computer so di dover aspettare parecchio prima che il sistema carichi ventotto quasi ventinove milioni di contatti. Si, potrei anche semplicemente dire che ho iniziato a lavorare, ma non farebbe lo stesso effetto. Non dirò per quale grande azienda, anche se in fondo si è capito. Una qualche multinazionale delle comunicazione, settore assistenza clienti.
Ed ecco un mondo sconosciuto che si apre. Segreti meccanismi e strategie commerciali, marketing e nuove tecnologie. Due settimane di formazione per poter essere in grado di muovere i primi passi. E capire presto come funziona questo circolo vizioso di corsi e agenzie interinali.

Esistono fondi creati dalle pubbliche amministrazioni per finanziare la formazione e la specializzazione di futuri lavoratori. Insomma, lo stato paga un’azienda per insegnare il mestiere a qualche giovane disoccupato. L’azienda al termine del corso assume i lavoratori con contratto a termine, un mese, due settimane, non si sa bene quanto per coprire una sua necessità. Al prossimo giro assumerà gli stessi giovani, già formati ed esperti. E invece no. Perchè altrimenti non incasserebbe il contributo statale. Quindi spazio ad altri nullafacenti senza esperienza. Guadagna l’azienda che assume e licenzia quando vuole, guadagna l’agenzia che fa da tramite tra domanda e offerta. E il lavoratore si ributta nella mischia.

lunedì, ottobre 29, 2007

Occhi di straniero

Un altro giorno scorre placido qui a Chinatown. Si, perchè quello che forse non ho detto è che abito nel quartiere cinese. Il che non stupisce: ormai ogni città ha il suo, di conseguenza anche Bologna si è adeguata. Regime di monopolio, negozi colonizzati, carichi scarichi e marciapiedi ingombri, tecnologia. Gente tranquilla, volti ogni giorno diversi o forse tutti uguali. Perchè la nostra scarsa abitudine alla fisionomia orientale non aiuta a distinguere, e sotto sotto nessuno sa bene in quanti vivano qui. Il primo fatto che colpisce è l’attaccamento al lavoro. Si capisce subito. Il misterioso negozio di stoffe senza clienti non chiude mai, sette giorni la settimana per quattordici ore. Internet point disponibile fino a tardi, con tanto di ritrovo della gioventù cinese per giochi di ruolo on line.
Il secondo momento che desta un certo interesse è la rituale partita del weekend a basket. Avrò la testa piena di preconcetti ma non ho mai collegato un orientale a una palla di pallacanestro. Perchè sono tutti piccoli, tutti uguali, tranne uno gigantesco di nome Yao Ming che gioca pure nel campionato americano. Invece sembra una grande passione. Perlomeno per chi vive in questo quartiere e si sfida con inaspettato agonismo.
Sono contento. Riesco di nuovo a vedere una città con gli occhi di uno straniero. Niente di scontato, di già visto.

sabato, ottobre 27, 2007

Star system

Tutte le strade portano a Roma. Sarà per questo che una volta entrati in città non si riesce più a uscirne. Specialmente se si presta più attenzione a vicoli e quartieri che alla via che si sta percorrendo. La mattina alla Festa del Cinema si respira un’aria da grande evento. Il tappeto rosso, le migliaia di curiosi, le troupe televisive. Ci sono le radio che trasmettono in diretta e ti fanno vivere la magia dello studio, le persone accalcate per scorgere gli attori hollywoodiani, ristoranti con cuochi internazionali affianco al bar dell’autogrill. In concreto il festival si risolve in proiezioni continue e presentazioni di film per pochi invitati; tutti gli altri girano smarriti tra gli stand pervasi da un misterioso senso d’attesa. Per qualcosa d’indefinito, non ben chiarito. Una sensazione, un desiderio represso d’appartenza a questo star system.
La sera grande musical con Giulietta e Romeo, emozioni e spettacolo, un’ulteriore prova di quanti artisti validissimi e completamente sconosciuti affollino le scene. La notte si conclude con la caccia all’ostello tra le mille viuzze della metropoli deserta, voglia di viaggiare e di scoprire quanto può essere grande la città.

lunedì, ottobre 22, 2007

Fenomenologia canina

Eccomi qui. Mi guardo attorno, camera nuova, cuscini indiani, specchio, armadio, scrivania, addirittura un divano. E’ già una settimana che sono nel nuovo appartamento bolognese. Ancora senza connessione internet, confinato ai margini del mondo, lontano da blog, informazioni, contatti. Ma nel compenso la nuova sistemazione non ha deluso le attese: gente simpatica, ambiente interessante. Ancora rimane il dubbio su quante siano le persone che effettivamente vivono qui. Io ne ho contate sette. Anche se uno si tratta sicuramente di un ospite, con tanto di cane appresso. Sabato sera altri due ospiti in casa, altri due cani. Sembra la consuetudine; uomo trova uomo e cane trova cane. Un binomio uomo natura stupendo, se si escludono i primi momenti di tensione per chi come me non ha animali in casa e si sente tra i due fuochi di una lotta territoriale.
Inizio settimana a caccia di lavoro, esami che stanno per arrivare, freddo fuori controllo. Giro con blocco e penna in tasca, decine di numeri e indirizzi, impressioni dei momenti che vivo. Voglio iniziare a scrivere tutto quello che mi sta attorno. Domani vado a Roma per perdermi tra festival del cinema e il tanto atteso musical di Giulietta e Romeo; carta e penna alla mano, beninteso.

giovedì, ottobre 11, 2007

Edizione straordinaria

Immagina una giornata ad Alessandria. Città sconosciuta che mi accoglie come meglio non potrebbe, con una festa del cioccolato per le vie del corso. Il pretesto di questo piccolo viaggio è “Ring!”, festival di critica cinematografica, che vede frontaggiarsi i migliori esponenti del settore in accattivanti dibattiti nello stile delle riprese pugilistiche. Non per niente il miglior interlocutore si aggiudica il Guantone d’oro. Ma in serata c’è molto di più: la proclamazione del vincitore del prestigioso premio “Adelio Ferrero”, giunto alla ventisettesima edizione e rivolto agli emergenti critici cinematografici. E primo fra tutti quest’anno c’è il caro amico Matteo, con la recensione del film “L’aria salata” di Angelini. I miei sinceri complimenti.

Ready to go

Dieci giorni che non so come riempire. Una casa che slitta, complicazioni, l’idea di un viaggio, forse. Roma, Parigi, New York. La convinzione che ci sono tante cose da sistemare, e subito. Ma anche la certezza che se non si prova adesso poi non ci sarà più la convinzione per farlo.
Basta, ho mollato la camera che ormai era sicura, dovevo incontrare il padrone oggi, portare l’acconto, firmare le carte. Un contratto nuovo nuovo per quattro anni, il che significa sei mesi di preavviso prima di poter andar via: un’enormità di tempo per chi già pensa dove poter sfuggire con l’arrivo della primavera e una laurea messa nel cassetto.
E allora via, altro giro di annunci, di telefonate, di visite. E finalmente una nuova casa. Bella gente, un greco che fa un dottorato in archeologia, una ragazza che studia teatro, un antropologo, forse un cane anche se non l’ho ancora capito. Un paio di giorni e si va.

giovedì, ottobre 04, 2007

Quattro ottobre

Oggi è il quattro ottobre. Il giorno in cui si celebra San Francesco. Patrono d’Italia, fondatore dell’ordine mendicante che poi da lui prese il nome, iniziatore della tradizione letteraria italiana con il Cantico delle creature. La sua città d’origine, Assisi, è diventata un simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i due grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002. Da quarantasei anni vi si svolge la famosa marcia della pace. La città è gemellata nientemeno che con Betlemme e Santiago de Compostela. E il suo patrono è ovviamente... san Rufino.

Ma ciò che mi stupisce maggiormente è che, mentre in tutta Italia oggi è il giorno di San Francesco, a Bologna no. Domani. Celebrazione spostata perchè il quattro ottobre è anche san Petronio, patrono della città. A me sembra un giorno come gli altri: eppure nella storia è uno di quei giorni che catalizza le attenzioni. Il Messico e il Portogallo diventano repubbliche (1824 e 1910), nasce il Belgio (1830), primo satellite nello spazio (Sputnik, 1957), introduzione del calendario gregoriano (1582).
Chissà, forse ogni istante nella storia è così pieno di avvenimenti. Resta il fatto che oggi Bologna non studia e non lavora, e il tempo sembra scorrere un po’ più lentamente.

mercoledì, ottobre 03, 2007

Partenze intelligenti

Ci sono momenti nei quali tutto si concentra. Giorni, luoghi, istanti, nei quali migliaia di persone decidono di fare contemporaneamente la stessa cosa. Andare in vacanza. Chiamare un call center. Pagare un bollettino postale. Come quando si lavora in un’agenzia di scommesse sportive e nel giorno della champions league arrivano cento persone uno dopo l’altra a piazzare una giocata. Alle otto di sera, quando dopo sette ore di gesti ripetitivi e meccanici a rigor di logica avresti pensato di essere già seduto a tavola per la cena. E invece ti tocca raggiungere il massimo della frenesia, tra le lamentele di chi aspetta in coda. Sindrome da ultimo minuto, portare a termine un progetto il più tardi possibile. Se non sbaglio una volta si diceva “chi ha tempo non aspetti tempo”, ma forse la saggezza popolare è andata perduta.

La mia partenza intelligente, rivelatosi disastrosa, è stata quella di scegliere di comprare un paio di biglietti su internet dopo cena. Momento di picco massimo di affluenza utenti. Su questo sito, TicketOne, che agisce in regime di monopolio nel mercato virtuale. Ovvero, o compri da loro o rimani senza. Fatto sta che dopo aver inserito tutti i dati vengo parcheggiato in una sala d’attesa, col mio numerino, come dal salumiere. Ho davanti settecentoquarantadue persone. E la pagina che dovrebbe aggiornarsi in automatico rimane ferma, disegnata. Provo a visualizzare, nella mia mente, una coda di quasi mille persone alla cassa di un supermercato.
Penso che ripasserò domani.

venerdì, settembre 28, 2007

Cento passi

Forse ho trovato casa. Se così fosse in ventiquattro mesi mi sarei spostato di cento metri. Due anni fa abitavo da un lato del ponte, immenso, che sovrasta quel fiume di binari che sfocia dalla stazione centrale di Bologna. Ora potrei finire dalla parte opposta, cento passi più vicino al pulsante centro storico della città. Quarto piano, vista invidiabile su un incrocio di sette strade risolto in un elegante gioco di semafori e rotatorie, cinque minuti dalla via delle università. Tralaltro appartamento totalmente vuoto, cinque persone che se ne vanno contemporaneamente a metà mese. Lasciando una casa che rinasce in piena democrazia, dove nessun inquilino può vantare diritti sugli altri, tutti ultimi arrivati.

Una città che si riscopre malinconica in una giornata di pioggia, quando tutto nell’aria umida sembra scorrere lentamente. Lunghe camminate lungo i viali, ombrelli colorati, un paio di conversazioni in spagnolo a distanza di mesi con ragazzi di Madrid. Uniche scosse della mattinata un esame di storia del cinema affrontato con spavalderia da studente consumato e grandinata improvvisa che cristallizza per qualche minuto la fretta di chi passeggia per strada. E che permette di scoprire passo passo percorsi tra le infinite file di portici, vicoli e quartieri.

lunedì, settembre 24, 2007

Il mondo è piccolo

Il mondo è piccolo. Perchè un giorno puoi passeggiare per Bologna e incontrare un ragazzo di Macerata che studia a Venezia e che avevi conosciuto a Valencia. Cinque minuti dopo aver accompagnato una ragazza straniera che ti ha chiesto di aiutarla a trovare un ufficio e che casualmente proviene dall’unica città estera dove hai vissuto cinque mesi. Puoi anche tornare in luoghi che non vedevi da un anno e riscoprire tutte quelle semplici azioni che ti fanno sentire così cittadino. Camminare con noncuranza, attraversare col rosso, evitare chi dorme per terra, correre guardando l’orologio. Puoi girarti attorno e accorgerti di essere solo un puntino tra migliaia di persone. Un puntino che per l’ennesima volta, disperato, si lancia alla ricerca di una casa. Muovendosi come un segnale gps sulla cartina di Bologna.

Perchè, grande novità di questo inizio anno, la città si è digitalizzata. Ovvero qualcuno ha ben pensato di togliere tutti gli annunci d’affitto appesi nelle vie universitarie, in nome di una nuova politica di lotta al degrado. Ed ora internet rimane l’unica risorsa per trovare una camera libera.

venerdì, settembre 21, 2007

Quelli che ben pensano

Canzone ossessione di quest’ultimo periodo. Quelli che ben pensano, 1997, Frankie hi nrg mc. Forse perchè ho tanto da riflettere in questi giorni. Ho un mondo da progettare, pensieri da sostenere con una convinzione che cresce piano piano. E avrei cento interventi da scrivere su questo blog per cancellare il silenzio degli ultimi tre mesi. Cento giorni frenetici, conoscenze, attività, idee, emozioni, novità, sensazioni. Un lavoro affascinante, che provo a riassumere in una semplice fotografia. Uno scatto che probabilmente lascia intendere poco a chi non l’ha vissuto, ma che ugualmente parla di luce, suoni, colori.
Intanto sono di nuovo a casa. Tornato in silenzio mentre la cittadina è piena di persone, movimento e frastuono per l’inizio di Miss Italia. Il che fa sembrare Salsomaggiore una piccola metropoli, un centro della dolce vita dove modelle striminzite sfilano su tappeti rossi inseguite da stormi di paparazzi. Il posto dove tutti in questi giorni vorrebbero essere, tranne forse le persone che ci abitano.

venerdì, giugno 01, 2007

Restart 2.0

Questa sera riparto. Destinazione calabria, tre mesi e mezzo all’opera in un villaggio turistico. Si ricomincia a costruire, immaginare, realizzare. Con l’impazienza di affrontare nuove sfide e scrollarsi di dosso questa settimana di relax.
Un ultimo sguardo a Valencia, questa volta in televisione, visto che oggi inizia la battaglia che deciderà lo sfidante di Alinghi per l’America’s Cup. Italiani contro neozelandesi che si muovono tra quei luoghi che negli ultimi mesi sono stati come una casa per me. Poche ore e via, riparto non più all’avventura con uno zainetto in spalla, ma con un set di valigie piene di non so cosa, probabilmente oggetti e abiti inutili insaccati nell’ansia di dimenticare qualcosa.

Oggi cambia anche il nome del blog. Di questo spazio che non voglio lasciar perdere perchè ormai è diventato un consueto momento di riflessione, di ricordo, d’immaginazione. Perchè come diceva qualcuno molto più acculturato di me: “la parola è in sè un atto di fondazione e le cose esistono a forza di essere nominate”. E’ importante lasciare traccia di sè, ripercorrere talvolta tutto ciò che si ha attraversato. Anche soltanto con i semplici interventi di un blog.

lunedì, maggio 28, 2007

Forse no

Che strana storia. Tra quattro ore devo essere in piedi, allegro e pimpante, farmi centotrenta chilometri in treno, più venti minuti di corsetta perchè ovviamente il ‘regionale veloce’ non sarà così rapido. Presentarmi alle otto all’università, sostenere un esame scritto su seicento anni di letteratura. Che avrei potuto studiare solo con riassunti a appunti senza aver mai sfogliato una pagina dei trenta libri che ho in bibliografia. Che poi se va male tanti saluti e ci si rivede a settembre. Se non si fosse capito è un sistema che non mi piace molto. Sarà che sono diventato insofferente a queste mezze misure, al pressapochismo.

In questi giorni ho rivisto e ritrovato, oggetti, persone, situazioni che avevo messo in disparte in quest’ultimo periodo. Momenti che apprezzo e altri che disprezzo. Ho rivisto le risse in discoteche, gente che balla tra le bodyguard, ragazze scostanti. Mi mancavano? Forse no. Ho parlato con menti inquadrate, persone che criticano per il gusto di farlo. E’ stato un piacere? Forse no. Per fortuna ho anche incontrato amici che non vedevo da tanto, ma con i quali è sempre bello passare il tempo, parlare, raccontarsi i vecchi tempi e i nuovi progetti. Mentre mancano soltanto pochi giorni a una nuova partenza.

venerdì, maggio 25, 2007

Data da destinarsi

Dopo lunghe peripezie ho lasciato definitivamente Valencia.
Ritorno a casa, ritorno a una vita completamente diversa da quella degli ultimi mesi. Perchè attorno non scorre l’energia di una città che si tuffa nel mare, ma la tranquillità di un paesino tra le colline. Uno di quei posti che a guardarli ti fanno venire in mente un sonetto di Leopardi. Qualche amico, lauree e compleanni, famiglia, una passeggiata. Altri ritmi e altri orari fanno da sfondo alla necessità ancora una volta di riflettere, pensare, programmare quello che succederà più avanti. Quando, beninteso, non si ha la minima intenzione di fissare date e scadenze.

Perchè non è indispensabile seguire l’arrivismo dilagante: si possono portare avanti sogni più che progetti, idee piuttosto che convinzioni. Penso che ogni esperienza mi insegni che non bisogna accontentarsi. Nel senso buono del termine. E’ importante trovare sempre un nuovo stimolo, un obiettivo differente, una strada complicata da affrontare. Ma se devo parlare di fatti concreti, intanto nei prossimi giorni mi aspetta uno studio ‘matto e disperatissimo’. Quindi considerazioni rimandate. Data da destinarsi.

martedì, maggio 22, 2007

Cancelled

Il primo pensiero di questa mattina è che la Spagna non vuole lasciarmi. E per questo cancella tutti i voli per l’Italia, scombinando i piani di persone ben più impegnate di me che sbraitano con la signorina del check-in.
La realtà invece racconta di sciopero, ovviamente dei dipendenti Alitalia (come fosse una novità) ma sopratutto degli uomini radar, figure leggendarie che con cento occhi dirigono il traffico aereo. Senza riempire il cielo di segnali stradali, caselli e corsie preferenziali. Ma semplicemente disegnando rotte fatte di numeri e linee sottili. Niente controllo e niente radar con conseguente chiusura di ogni aeroporto italiano. Una sorta di festa nazionale, con tanto di processione (di scioperanti in manifestazione), laudi al cielo (di viaggiatori bloccati), pranzi a base di caffè e croissant (tra i turisti solidali nella sventura).

Tutto il resto si commenta da solo. Cielo grigio, freddo e vento, valige su e giù per scale mobili, nuovi biglietti della metro, tentativo di ritorno per una notte nella stanza lasciata vuota solo poche ore fa. E lo spettro di un nuovo sciopero che aleggia sulla giornata di domani.

The last good day

Dire cosa siano stati questi mesi a Valencia è un’impresa impossibile. Fra poche ore si decolla, per l'ultima volta, verso casa. In Italia.
E le emozioni si sovrappongono, in uno stato di ansia costante, mentre la notte scivola via. Settimane intense, esperienze e conoscenze, stili di vita, clima di festa costante. Dai primi giorni passati su un divano di quelli che sarebbero poi diventati grandi amici e dispensatori di kalimoxo, fino all’america’s cup, passando per Fallas e viaggio in Andalusia. Gente da ogni angolo del mondo, lingue improbabili, partite notturne di calcio limone, piazze deserte e a volte colme di persone, feste in appartamenti, botteleon, compleanni, fuochi d’artificio e petardi, pedalate e camminate, pioggia e tuffi in mare, musica e sangria, prove tecniche di veganesimo, squatter e un euro per arrivare a fine giornata. Impossibile ricordare tutti i momenti unici, le risate e i pensieri scaturiti da un nuovo modo di concepire il mondo e ciò che ci circonda. E la voglia che un’esperienza simile ti lascia dentro, di conoscere tutto e tutti, di segnare su quella cartina ancora vuota i nomi delle città e delle persone che ti accompagnano lungo il cammino.
Però si possono ricordare i nomi e i volti con i quali si ha condiviso tutto questo: Ale, Paolo, Lorenzo, Giulio. A voi va il mio saluto più caloroso, in attesa della prossima occasione. A presto.

lunedì, maggio 21, 2007

Appunti rovesciati

Sera. La città irremediabilmente italiana, turisti e solo turisti. Tramonto. Luna Rossa in finale. Il pomeriggio al porto e il vento in faccia. Il sole che preannuncia l’estate, all’orizzonte macchie colorate di asciugamani sulla spiaggia. Incontri, Filippo in visita dall’Italia e la leggenda Paul Cayard che passeggia tra le basi degli equipaggi. Gli spagnoli che ci credono, fino in fondo. Mattina. Opaca, sonnolenta, domenica. Notte fonda. Chilometri come tenaglie nelle gambe. Gente per le strade fino all’alba di un nuovo giorno, festa affollata in appartamento, ultimo bottelleon alla playa. Un ambulanza e polizziotti molesti. Bottiglie, sabbia e sangria. Cena di pizza e tortilla. Viaggi metropolitani, un’aeroporto che mi aspetta.

Lo strano desiderio di rivivere al contrario tutto quello che è successo dall’inizio dell’anno, dal primo post di questo blog, dal primo giorno in una nuova splendida città. E semplicemente rallentare tutto, per avere il tempo di capire l’attimo prima che sia trascorso.

sabato, maggio 19, 2007

Un viaggio chiamato amore

Non so perchè oggi sento la necessità di fare il punto delle cose. Di mettermi davanti a una cartina geografica per rendermi conto una volta di più che c’è un mondo, la fuori, da scoprire.
Fermarsi a riflettere mi lascia sempre con un senso di piccolezza nei confronti di quanto mi circonda. Penso di essere fortunato, comunque, di aver visto posti incredibili e conosciuto persone uniche. Di aver fatto esperienze e aver per un attimo sfiorato l’idea di comprenderle.
Penso anche alla ragazza americana in visibilio mentre le parlavo di una nazione antichissima e minuscola costruita in cima a una montagna. Dove sono stato. Che poi è San Marino, e a volte non ci si pensa neppure a quanto sia incredibile questo stato. Guardo questa cartina, mai più a nord di Copenaghen, mai più a sud di Granada. Mai a ovest di Siviglia o a est di Skhiatos. Che è un isoletta greca sperduta dove si gira solo in scooter, perchè di strade non ce ne sono. Guardo le migliaia di chilometri attraverso l’Italia. Con la famiglia, d’estate. Con gli amici, nei weekend. Con la squadra, per andare a correre. O da solo, in macchina, duemila chilometri in quattro giorni. Tra alberghi a quattro tre due una stella, stazioni, anche qualche notte in strada o sulle panchine. Per lavoro, vacanza, divertimento. O forse soltanto per il gusto di viaggiare, per aggiungere un altro passo a questa avventura chiamata vita.

mercoledì, maggio 16, 2007

Connessioni inaspettate

Sono successe tante cose nelle ultime quarantotto ore. Belle, oltretutto. Piccole soddisfazioni, scoperte, progetti che prendono forma, contatti ritrovati.

Per la prima volta un cantante, che passa in questi giorni tra AllMusic e Mtv, ha messo una mia recensione in prima pagina sul suo sito. (http://www.alekama.it) Si chiama Kama, artista in gamba, al quale auguro tanta fortuna per il disco d’esordio. E per me è già un bel traguardo, che la persona della quale scrivo legga cosa ne penso. Se poi è anche contenta, tanto meglio.
Intanto ieri mattina un amico finisce in diretta su Radio Deejay, con Fabio Volo. E spara a tutta Italia una frase secolare. Complimenti davvero. La sera si riunisce la redazione del giornale web dove scrivo. (http://www.nokoss.net) Belle idee, gente attiva, propositiva. E soprattutto cultura, alternativa, a tutto tondo.
Infine sorprese della rete. Giro, cerco, tra video e musica, spunta un’intervista a un vecchio amico, che stimo ma che avevo perso di vista. E che scopro essere candidato al premio nazionale per miglior dj emergente. Anzi, se non vi costa troppo, votatelo. (http://www.trendweb.it/sondaggio.php?id=4) Si chiama Indiano, e vi assicuro che è uno che vale.

Piccole cose. Anche se, chiudendo con una frase degna di stare in un cioccolatino, in fin dei conti sono le cose più semplici ad essere quelle importanti.

martedì, maggio 15, 2007

Seven

Ci sono opere che ti tolgono il fiato. Sparse negli angoli remoti del mondo, orgoglio dell’ingegno umano. Messe in fila su cartoline, riviste, più raramente nei nostri ricordi e pensieri. Ora qualcuno ha deciso che tutto questo dovrà rientrare in una classifica, in una graduatoria, che designerà le sette meraviglie del mondo. Dopo una prima votazione popolare si è arrivati a un elenco di settantasette opere, ridotto da alcuni esperti a ventuno. E ora ognuno può dare il suo voto, per telefono, messaggio, o su internet. Il sette luglio 2007, a Lisbona, la proclamazione delle sette meraviglie. E qui nascono i problemi.
Perchè all’Italia, che vanta il 50% del patrimonio artistico mondiale, è andata male: solo un finalista in gara, il Colosseo. Che tralaltro rischia di non farcela, vuoi per il disinteresse della nazione o per lo strapotere numerico dei votanti indiani e cinesi. Anche se gli americani ci stanno dando una mano, giudicando dai loro commenti grazie al film “Il Gladiatore”. C’è da dire che al primo turno le cose erano andate diversamente: le prime cinque meraviglie votate dalla gente sono state la Grande Muraglia cinese, il tempio Potala a Lhasa (Tibet), il Taj Mahal (India), il Colosseo e le piramidi maya di Chichèn Itzà (Messico). Torre di Pisa settima ma dall’altra parte Basilica di San Pietro sessantunesima, dietro lo stadio olimpico di Monaco e la ruota panoramica di Londra. Appena davanti al canale di Panama. A sua volta davanti al duomo di Milano.
E alla fine gli esperti hanno mescolato epoche, stili, strutture: sono piovute critiche sulle esclusioni celebri, ma i giochi sono fatti. Non ci resta che provare a spingere il nostro timido Colosseo alla conquista di un posto che gli spetta.

Per la cronaca, i finalisti: Acropoli (Atene -Grecia), Alhambra (Granada - Spagna), Tempio di Angkor (Cambogia), Piramidi di Chichèn Itzà (Messico), Statua del Cristo (Rio - Brasile), Colosseo (Roma - Italia), Moai (Isola di Pasqua - Cile), Torre Eiffel (Parigi - Francia), Grande Muraglia (Cina), Basilica di Santa Sofia (Istambul - Turchia), Tempio di Kiyomizu (Kyoto - Giappone), Cremlino (Mosca - Russia), Macchu Picchu (Perù), Castello di Neuschwanstein (Schwangau - Germania), Petra (Giordania), Piramidi (Giza - Egitto), Statua della Libertà (New York - Usa), Stonehenge (Gran Bretagna), Opera House (Sydney - Australia), Taj Mahal (Agra - India), Timbuktu (Mali).